Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Alessandro Carmi dal titolo: "Hamas. Khalil al-Hayya è il nuovo capo"

L’ex vice di Yahya Sinwar prende la guida dell’organizzazione terroristica dopo mesi di direzione collegiale e prevale sul rivale Khaled Mashal
Hamas ha scelto Khalil al-Hayya come nuovo capo dell’ufficio politico, affidando la guida dell’organizzazione all’esponente più vicino all’Iran e alla linea militare incarnata da Yahya Sinwar. La nomina, annunciata ufficialmente lunedì, pone fine alla direzione collegiale istituita dopo l’uccisione di Sinwar nell’ottobre 2024 e conferma la volontà del movimento terroristico di mantenere una linea di continuità con la strategia seguita negli ultimi anni.
Al-Hayya ha prevalso su Khaled Mashal, storico dirigente dell’ala estera di Hamas e sostenitore di una maggiore autonomia da Teheran. Secondo le informazioni diffuse dai media arabi, il primo turno non aveva prodotto una maggioranza sufficiente, mentre nella votazione decisiva al-Hayya avrebbe ottenuto un consenso quasi unanime all’interno del Consiglio della Shura.
La scelta rappresenta una vittoria della componente legata alla Striscia di Gaza e all’apparato militare dell’organizzazione. Mashal, che ha guidato l’ufficio politico dal 1996 al 2017, mantiene forti rapporti con il Qatar e la Turchia ed è considerato più incline a privilegiare il ruolo della leadership in esilio. Al-Hayya, al contrario, è cresciuto all’interno della struttura di Hamas a Gaza, è stato per anni uno dei più stretti collaboratori di Sinwar e ha consolidato il proprio peso grazie al rapporto con l’Iran e con gli altri gruppi dell’asse guidato da Teheran.
Nato a Gaza nel 1960, al-Hayya appartiene alla generazione storica del movimento. Entrò nei Fratelli musulmani negli anni Ottanta e partecipò alla fondazione di Hamas nel 1987. Nel corso della sua carriera è stato arrestato più volte da Israele e ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità nell’ala politica dell’organizzazione. Dopo la morte di Ismail Haniyeh e di Sinwar, era diventato una delle figure più influenti della dirigenza rimasta all’estero.
Negli ultimi anni ha operato soprattutto dal Qatar, dove ha diretto la delegazione di Hamas nei negoziati indiretti con Israele per il cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi e lo scambio con detenuti palestinesi. La sua presenza ai tavoli delle trattative gli ha conferito una visibilità internazionale che non ha attenuato le sue posizioni radicali. Al-Hayya ha continuato a difendere la lotta armata e a presentare l’attacco del 7 ottobre 2023 come un’operazione destinata a riportare la questione palestinese al centro dell’attenzione mondiale.
Nel settembre 2025 è sopravvissuto a un attacco israeliano contro la leadership di Hamas riunita a Doha. Nell’operazione venne ucciso uno dei suoi figli, mentre i principali dirigenti presenti nell’edificio riuscirono a salvarsi. L’episodio rafforzò ulteriormente la sua immagine all’interno dell’organizzazione e il suo legame con la corrente più intransigente.
La sua elezione arriva dopo una lunga fase di incertezza. Dopo l’uccisione di Sinwar, Hamas aveva affidato la direzione a un comitato provvisorio di cinque membri, evitando di designare subito un nuovo capo per timore che diventasse il successivo bersaglio di Israele. Le elezioni interne erano state rinviate più volte a causa della guerra, delle difficoltà di comunicazione fra Gaza, Cisgiordania, carceri israeliane e leadership all’estero e delle profonde perdite subite dai vertici politici e militari.
Al-Hayya eredita un’organizzazione duramente colpita, priva di molti dei suoi comandanti storici e costretta a ridefinire il proprio ruolo nella Striscia. Dovrà gestire il rapporto con l’Iran, mantenere i collegamenti con Qatar e Turchia, riorganizzare le strutture interne e decidere la linea nei futuri negoziati con Israele.
La sua nomina riduce le possibilità di una revisione politica profonda. Il nuovo capo appartiene alla corrente che considera la lotta armata il fondamento dell’identità di Hamas e vede nell’alleanza con Teheran una condizione essenziale per la sopravvivenza dell’organizzazione. La vittoria su Mashal segnala che, malgrado la devastazione subita e la perdita dei suoi principali dirigenti, Hamas ha scelto di affidarsi ancora una volta all’uomo più vicino a Sinwar e al progetto politico che ha condotto al 7 ottobre.