Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, il commento di Andrea Atzeni dal titolo: "La Tecnica “Palestinista” della Scuola"

Andrea Atzeni
La Tecnica della Scuola sembrerebbe chiamarsi così perché una volta era una pubblicazione a stampa che forniva sussidi pratici al personale scolastico. Da più di dieci anni si è spostata sul web, dove è oggi uno dei più popolari siti dedicati al mondo della scuola, e dove prevale ormai l’urgenza di catturare in ogni modo l’attenzione dei lettori. Darci un’occhiata è utilissimo per farsi un’idea del tipo di chiacchiere che circolano tra il personale scolastico, i suoi sindacati e i suoi opinion maker. L’impostazione è conformista, retorica, predicatoria. L’ONU e le ONG sono oracoli le cui parole vanno diffuse con deferenza. La Costituzione italiana, opportunamente interpretata, è un’altra autorità indiscutibile. In molti contenuti pubblicati la scuola è poco più di un pretesto.
Un paio di anni fa la “tecnica della disinformazione nella scuola”, come la chiamai allora, diede spazio a una sistematica campagna pacifinta. Intanto si facevano sempre più frequenti le cronache circa un presunto accanimento israeliano contro i bambini palestinesi, con titoli come: “Onu: I traumi dei bambini palestinesi sono una macchia per l’umanità”; “Gaza, attacco ad una scuola: 25 morti tra studenti e docenti”; “Save the Children: a Gazauccisi finora 10mila bambini”; “A Gaza distrutta la scuola: quale crimine ha commesso?”; “Gaza e cessate il fuoco, quando dispersione scolastica e posizioni politiche si intrecciano”; “Save the Children: i bambini di Gaza muoiono per mancanza di cibo”.
Questo filone si è in seguito ulteriormente accresciuto fino a diventare dominante, tanto che si deve ormai parlare di una vera e propria Tecnica palestinista della scuola. Ogni scusa è buona per demonizzare Israele, e replicare alla marea propagandistica è pressoché impossibile. La rubrica delle lettere cestina gran parte delle opinioni non allineate. Alla fine di gennaio 2025 Gadi Luzzatto Voghera, cui avevo segnalato alcuni articoli, è riuscito a far pubblicare un suo intervento, dal titolo “Fra la Shoah e la guerra di Gaza nessun paragone è possibile”, solo facendo valere lapropriaautorevolezza di direttore del CDEC.
Nei giorni scorsi non ho potuto fare a meno di obiettare alle ultime sciocchezze pubblicate sul sito: “’La Striscia [di Gaza] può vantare uno dei più alti tassi di alfabetizzazione al mondo, ma la guerra ha distrutto sistematicamente ogni istituzione educativa, tentando – come scrive la giornalista e docente Ruwaida Amer – di ‘diffondere l’ignoranza’. Chi ha vissuto Gaza prima della guerra ricorda un sistema scolastico di qualità […] un’istruzione seria, diffusa, accessibile. Poi è arrivata la guerra, e tutto è cambiato […] Ha fondato un centro educativo nelle tende, scoprendo con sgomento che alcuni tredicenni non sapevano più leggere né scrivere”.
Quando si parla di bambini italiani, anche la Tecnica della Scuola difende la scuola libera, democratica, autonoma, volta al dialogo, alla tolleranza, alla pace. Quando ci si sposta in Medio Oriente, invece, pare normale tessere le lodi di una scuola serva di un regime totalitario islamista, dove ai più giovani vengono instillati l’odio contro l’Occidente, l’antisemitismo, il dovere dellajihad, fino al martirio degli shahid ancora bambini. Dal 2007 fino al 2023 (col pogrom contro Israele del 7 ottobre) la Striscia di Gaza è stata capillarmente governata da Hamas (e in parte lo è ancora oggi), da cui dipendeva anche il sistema delle scuole, della sanità, dell’informazione ecc. È difficile credere che a Gaza ci si possa diplomare o laureare o fare i giornalisti (come RuwaidaAmer) senza essere conniventi con Hamas, e senza il suo benestare. Difficile credere anche al racconto dei tredicenni analfabeti di ritorno. Nel nostro Paese, tanti hanno terminato le scuole elementari con la fine della Seconda guerra mondiale. Molti di loro durante la guerra non hanno potuto continuare gli studi, molti hanno perso diversi anni di scuola, molti non hanno conseguito alcun titolo di studio. Quelli che sono riusciti a proseguire hanno apprezzato i miglioramenti che, anche nel mondo dell’istruzione, sono arrivati col crollo del regime. Quelli che hanno dovuto interrompere a causa della guerra non hanno mai scaricato la colpa sugli Alleati ma solo sul regime dittatoriale che la guerra aveva iniziato. Nessuno di quelli che non hanno più potuto rimettere piede a scuola dopo le elementari si sono inverosimilmente scopertianalfabeti tre anni dopo. Certe cose capitano solo a Gaza.
La Tecnica della scuola ha preso in considerazione queste banali osservazioni? Ha risposto in qualche modo? No. Non le ha neppure pubblicate. In compenso negli ultimi anni ha pubblicato decine e decine di articoli a senso unico come quello sopra menzionato, con una media di almeno un articolo su Gaza ogni settimana. Ecco qualcuno dei titoli degli ultimi dodici mesi: “Francesca Albanese ai docenti: ‘Non abbiate paura di parlare della guerra. L’ignoranza si cura’ – INTERVISTA”; “Greta Thunberg raggiungerà la Striscia di Gaza a fine agosto, con lei imbarcazioni di 44 Paesi: troppe scuole, ospedali e case sono state distrutte”; “A Gaza l’Onu conferma lo stato di carestia: 132.000 bimbi sotto i cinque anni a rischio per causa della malnutrizione”; “Studenti, docenti e ricercatori in prima linea contro riarmo e genocidio a Gaza, parte la campagna ‘La conoscenza non marcia’: le scuole s’attivino”; “Gaza ha ‘risvegliato’ i docenti: scenderanno in piazza anche per stipendi miserabili, pensioni a 67 anni e precarietà? Intervista a Bernocchi(Cobas)”; “Gaza, Galiano: ‘Che scuola siamo, se non ne parliamo? Si fa tanta storia del passato e si rischia che il presente passi in silenzio’”.
A nessun’altra crisi in giro per il mondo la testata dedica una attenzione anche soltanto comparabile. Degli scolari israeliani rapiti, torturati, violentati e trucidati dai miliziani palestinesi naturalmente non si è mai occupata. Neppure di quelli che hanno dovuto lasciare le proprie scuole e le proprie case perché distrutte o ancora minacciate dagli attacchi terroristici.
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