Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Alessandro Carmi dal titolo: "L’intelligence militare israeliana cambia pelle dopo il 7 ottobre"

Più ufficiali sul campo, centri avanzati e informazioni in tempo reale. L’esercito punta a superare gli errori che hanno preceduto il massacro di Hamas
L’intelligence militare israeliana sta vivendo la più profonda trasformazione della sua storia recente. Dopo il fallimento che ha preceduto l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, costato la vita a circa 1.200 persone e culminato con il rapimento di 251 ostaggi, le Forze di difesa israeliane stanno ripensando dalle fondamenta il modo in cui raccolgono, analizzano e trasmettono le informazioni ai reparti impegnati sul terreno. L’obiettivo è chiaro: ridurre al minimo il rischio che un simile collasso possa ripetersi.
La riforma coinvolge in primo luogo l’Agaf HaModi’in, il direttorato dell’intelligence militare conosciuto con l’acronimo Aman, chiamato a ricostruire la propria credibilità dopo una delle pagine più dolorose della storia dello Stato di Israele. In questi mesi di guerra è emerso un nuovo modello operativo che porta le capacità di intelligence direttamente accanto alle unità combattenti, con una presenza molto più capillare rispetto al passato.
La filosofia che guida il cambiamento parte da un principio semplice. Ogni brigata e ogni battaglione devono poter operare come una struttura il più possibile autonoma, disponendo in tempo reale di tutte le informazioni necessarie per prendere decisioni rapide. Accanto ai reparti di fanteria, ai mezzi corazzati, ai droni e alle unità del genio, trovano così posto specialisti dell’intelligence capaci di integrare dati provenienti da fonti diverse e trasformarli in indicazioni immediatamente utilizzabili sul campo.
Per sostenere questa evoluzione sono stati creati centri avanzati di intelligence distribuiti nelle aree operative, collegati direttamente con i reparti impegnati nei combattimenti. Parallelamente è aumentato il numero degli ufficiali dell’intelligence assegnati ai battaglioni e sono stati inseriti esperti nei diversi settori della raccolta informativa, dall’intelligence umana alle immagini satellitari e aeree, fino all’intercettazione dei segnali elettronici e all’analisi delle fonti aperte.
Il cambiamento risponde anche a un’esigenza emersa con forza durante il conflitto. La disponibilità di enormi quantità di dati rappresenta un vantaggio soltanto se le informazioni arrivano già selezionate e interpretate. Un comandante che combatte sotto il fuoco nemico non può permettersi di districarsi tra migliaia di elementi grezzi. Per questo Aman sta investendo in nuovi sistemi informatici capaci di accelerare il percorso che porta dall’individuazione di un bersaglio all’autorizzazione dell’intervento operativo, riducendo drasticamente i tempi della cosiddetta “catena dell’ingaggio”.
La revisione, tuttavia, va oltre l’aspetto tecnologico. Le commissioni d’inchiesta interne e le analisi sviluppate dopo il 7 ottobre hanno evidenziato come il problema fosse anche culturale. Diversi segnali d’allarme, provenienti da osservatrici di frontiera e da ufficiali di grado inferiore, furono sottovalutati o interpretati alla luce di convinzioni ormai radicate sulla presunta deterrenza nei confronti di Hamas. È quella che in Israele viene definita konzeptzia, la convinzione consolidata che finisce per condizionare la lettura della realtà.
Per questo motivo il nuovo approccio insiste sulla necessità di favorire il confronto interno e di valorizzare le valutazioni provenienti dai livelli operativi. L’intelligence vuole creare un ambiente nel quale le ipotesi dominanti possano essere continuamente messe in discussione e nel quale anche un giovane ufficiale possa contestare l’analisi dei vertici se ritiene di avere elementi concreti a sostegno delle proprie osservazioni.
Accanto alla riforma organizzativa resta aperta una questione che preoccupa i responsabili militari. Pur continuando ad attrarre molti giovani altamente qualificati, Aman risente della più generale carenza di personale che interessa le Forze di difesa israeliane. La guerra ha ampliato il numero dei fronti da monitorare, dalla Striscia di Gaza al Libano, dalla Siria allo Yemen fino all’Iran, aumentando il carico di lavoro e le competenze richieste a ogni singolo analista.
La vera verifica arriverà quando Israele dovrà affrontare una nuova crisi improvvisa. Se il sistema saprà riconoscere tempestivamente i segnali deboli, ascoltare le voci fuori dal coro e trasformare l’informazione in decisioni operative efficaci, la lezione del 7 ottobre avrà prodotto un cambiamento destinato a lasciare un segno duraturo nell’intelligence israeliana.