Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni l'articolo di HaKol dal titolo: "Il cortocircuito pro-Pal su Khalaili, il calciatore arabo-israeliano a cui l’Inter deve rinunciare"

Giorni fa è apparsa la notizia riguardante l’imminente acquisto di Anan Khalaili, calciatore arabo di nazionalità israeliana, da parte dell’Inter. In ogni altro Paese, la cosa sarebbe passata come notizia di cronaca, stante il fatto che a un giocatore di calcio si richiede di avere le doti tecniche richieste dall’allenatore e di non essere un signor nessuno. Ma siamo in Italia, dove vige un clima da “derby continuo”, non essendoci nulla che non divida il Paese in due. Qui, poi, c’è l’aggravante di un “qualcosa di israeliano” che turba le menti fragili e sconvolge la narrazione che il mondo di sinistra e i vari movimenti extraparlamentari hanno costruito finora.
Israele per loro è uno Stato genocida, oppressore, colonizzatore e razzista, praticante l’apartheid. Tutto funziona quando non c’è il contraddittorio, oppure quando l’argomento rimane confinato alla routine. Con queste premesse, Israele va denunciato, accusato, boicottato perché ha provocato la Nakba, ovvero la catastrofe palestinese con le espulsioni avvenute nel 1948 (alla costituzione dello Stato di Israele), da cui è risultato che ad oggi circa due milioni di persone vivono nei campi profughi situati nei Paesi “fratelli”. Quanto siano “fratelli” questi Stati lo abbiamo visto: tra il 1970 e il 1971, la Giordania compie la strage di Irbid, città divenuta la roccaforte dei palestinesi da cui era partito un tentativo di golpe per rovesciare re Hussein. Il 14 settembre 1982 i palestinesi assassinarono Bashir Gemayel, appena eletto presidente; in risposta la falange cristiana maronita e l’esercito del Libano del sud assalirono i campi di Sabra e Shatila, facendo più di mille morti. Oltre i “fuggiti”, però, oltre settecentomila “arabi” di tutte le religioni (musulmani, cristiani maroniti, cattolici, armeni) restarono in Israele, godendo di tutti i diritti che lo Stato concedeva. Questi “non ebrei” sono ora in Parlamento, sono rettori (o rettrici di Università), primari di ospedali, ingegneri delle varie amministrazioni locali o a capo di uffici tecnici di molte imprese, sono sportivi e militano nelle squadre di club famosi a livello mondiale (Hapoel Haifa; Maccabi Tel Aviv).
Khalaili è titolare nella nazionale di calcio israeliana, dove ricopre un ruolo importante: giocatore di fascia destra. Alcuni tifosi, fortemente politicizzati e contigui ai movimenti antagonisti (e pro–Pal), hanno avuto reazioni scomposte. C’è chi è andato dicendo che il giocatore è un traditore della sua patria (la Palestina che non esiste neanche ora) e che si è buttato nelle braccia del nemico; chi, invece, dice che è ricattato e che deve giocare per forza in nazionale (ma non spiega come mai fino ad ora ha giocato nella massima serie belga, nelle fila del Royale Union Saint-Gilloise); altri sostengono che sia un amorale che pensa solo ai soldi. Come si vede, basta un caso concreto per mettere in crisi tutto il sistema pro-Pal in un colpo solo, ma questo in un Paese come l’Italia attuale non può essere tollerato, sicché la società Inter si è trovata, come dire, nel guado.
Tutti si aspettavano quantomeno di vedere all’opera questo ragazzo, che poteva anche diventare un testimonial di pace, ma non in Italia. Cosicché è intervenuta la “Provvidenza” nelle sembianze di una speciale commissione del Coni, che ha trovato il giocatore non idoneo fisicamente, togliendo la castagna dal fuoco all’Inter che ora, però, resta scoperta in un ruolo fondamentale. Ci sarebbe da restare allibiti se non assistessimo quotidianamente al boicottaggio di tutto ciò che è ebraico o israeliano, a ristoratori che non ammettono ebrei nei propri locali, a presidi che rifiutano l’incarico a professori ebrei, a studenti universitari costretti ad andarsene dalle facoltà finora frequentate senza problema alcuno, e così via.