Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo di YnetNews dal titolo: "Gli Accordi di Abramo funzionano. Il Marocco ha appena firmato uno storico protocollo con Israele per la sicurezza di Gaza: un paese arabo autorevole e rispettato è pronto a impegnare truppe nella Gaza post-Hamas, infrangendo le narrazioni islamiste e ridefinendo la sicurezza in Medio Oriente all’insegna della moderazione e della cooperazione contro il bellicismo jihadista"
Scrive Amine Ayoub: Mercoledì 15 luglio 2026, a Rabat, si è tenuto un evento che si profila come una storica svolta diplomatica, potenzialmente capace di ridefinire profondamente il panorama della sicurezza in Medio Oriente.

Amine Ayoub
Su diretta indicazione di re Mohammed VI, il Marocco ha firmato il quadro giuridico per partecipare alla Forza Internazionale di Stabilizzazione a Gaza.
L’accordo, firmato dal ministro degli Esteri Nasser Bourita, dal ministro della Difesa nazionale Abdellatif Loudiyi e da Nickolay Mladenov, Alto rappresentante del Gaza Board of Peace, rappresenta un passo avanti molto ben ponderato.

Rabat, 15 luglio 2026: la firma dell’accordo per la partecipazione del Marocco alla Forza Internazionale di Stabilizzazione a Gaza
Per la prima volta, una grande potenza militare araba che gode di profonda credibilità a livello regionale si impegna a fornire personale per garantire la pace, proteggere la vita civile e gettare le basi per una governance sostenibile nella Gaza post-conflitto.
L’importanza strategica di questo sviluppo è evidenziata dalla presenza alla cerimonia di altissimi vertici della difesa marocchina, tra cui l’Ispettore generale delle Forze Armate Reali e il Comandante della Gendarmeria Reale.
Il loro coinvolgimento diretto sottolinea che si tratta di un’operazione di alto livello, meticolosamente pianificata.
Formalizzando questo quadro giuridico completo, il Marocco ha stabilito un protocollo operativo vincolante che affronta tutti i parametri tecnici e logistici, stabilendo un nuovo standard globale per la stabilizzazione regionale.
Mentre in Israele sono già in campo i primi preparativi per il coordinamento logistico, questo accordo garantisce la solida architettura giuridica necessaria per l’effettiva attuazione della missione.
Per Israele, le implicazioni strategiche di questo dispiegamento marocchino sono profonde e positive, e rappresentano un cambiamento strutturale nel paradigma di difesa della regione.

Secondo quanto riferito, questa immagine mostra membri della Brigata Golani delle Forze di Difesa israeliane che hanno preso parte in Marocco, insieme a truppe da oltre 40 paesi africani, alle esercitazioni congiunte African Lion 2025, guidate dagli Stati Uniti
Ciò detto, l’establishment della difesa israeliana sa di dover rimanere irremovibile su una verità assoluta: la sicurezza nazionale israeliana non può essere appaltata a nessun esterno.
Nessuna forza internazionale, indipendentemente dalla sua composizione o dal suo prestigio diplomatico, può sostituire l’assoluta necessità per Israele di perseguire una vittoria militare completa su Hamas.
La Forza di Stabilizzazione non è progettata né equipaggiata per combattere guerre a difesa di Israele. Il suo mandato è la stabilizzazione, non il combattimento attivo contro un esercito terroristico profondamente radicato.
Per garantire il successo a lungo termine di questa missione congiunta, la sequenza operativa deve essere chiara: lo smantellamento sistematico di Hamas rimane un prerequisito assoluto per la sicurezza.
Le Forze di Difesa Israeliane perseguono senza compromessi la loro missione di neutralizzare le infrastrutture terroristiche, garantendo che la Forza di Stabilizzazione in arrivo entri in un ambiente altamente controllato.
Spezzando in modo decisivo le strutture portanti della capacità militare di Hamas, Israele crea le basi sicure su cui le forze del Marocco e di altre nazioni possono operare con successo.
Questo approccio coordinato garantisce che le squadre di stabilizzazione straniere agiscano come agenti attivi dell’ordine, anziché essere trascinate in combattimenti, facendo della neutralizzazione definitiva della macchina politico-militare di Hamas la basilare garanzia di sicurezza per questa storica partnership.
Questa missione non è solo una battaglia per la sicurezza fisica: è anche una guerra ideologica contro la piaga tossica dell’islamismo politico.
Hamas non è semplicemente un gruppo armato locale: è una branca genocida dei Fratelli Musulmani, finanziata e diretta dal regime iraniano per seminare caos perenne e impedire l’integrazione regionale.
Per troppo tempo la comunità internazionale ha assecondato questa ideologia estremista, permettendole di avvelenare le menti di intere generazioni a Gaza.
Questo indottrinamento sistematico deve essere smantellato con determinazione se si vuole raggiungere una stabilità a lungo termine.
L’ingresso del Marocco nell’equazione della sicurezza è di fondamentale importanza proprio perché Rabat impersona un rifiuto esplicito e strutturale di quel modello islamista.
La monarchia marocchina, forte della sua storica legittimità spirituale e delle sue politiche di sicurezza interna, ha trascorso decenni a reprimere attivamente, all’interno dei propri confini, i movimenti religiosi fanatici ed estremisti.
Impegnandosi nella stabilizzazione di Gaza, il Marocco si unisce a Israele e Stati Uniti in una presa di posizione diretta e istituzionale contro l’islamismo politico.
Questo dispiegamento deve essere visto come un’offensiva ideologica volta a estirpare i residui del governo estremista di Hamas e sostituirlo con un modello amministrativo moderato e pragmatico che rispetti la sovranità e respinga l’espansionismo jihadista.
Non ci si faccia illusioni sull’enorme, estenuante difficoltà del compito che attende queste forze.
Gaza è uno sfacelo fortemente radicalizzato e disseminato di trappole esplosive. L’ambiente è intrinsecamente ostile e per almeno due decenni la popolazione civile è stata alimentata con una dieta martellante di antisemitismo e propaganda jihadista.
Le forze marocchine, incaricate di contribuire a garantire la sicurezza di una zona umanitaria pilota nella devastata area meridionale di Rafah, si apprestano ad entrare in uno scenario strategico complicato.
Dovranno affrontare minacce asimmetriche, cellule dormienti ancora attive, pericoli occulti lasciati da un nemico sconfitto. Si tratta di un’impresa estremamente impegnativa e seria.
Fortunatamente, le Forze Armate Reali e la Gendarmeria Reale del Marocco sono ben equipaggiate per affrontare queste formidabili sfide.
Nel corso di diversi decenni, le forze marocchine hanno accumulato una vasta esperienza in contesti complessi e ad alto rischio di mantenimento della pace in varie parti del mondo, dai Balcani all’Africa subsahariana.
Rinomate per disciplina, versatilità tattica ed efficienza operativa, possiedono le competenze specifiche necessarie per questa delicata missione.
Non sono osservatori passivi. Sono professionisti altamente addestrati, capaci di mantenere l’ordine, proiettando al contempo una presenza rassicurante e stabilizzante.
Con il sicuro sostegno dell’intelligence israeliana e il supporto logistico americano, queste forze dispongono delle capacità, dell’addestramento e della risolutezza strategica necessari per padroneggiare questo terreno difficile e tutelare la pace.
Il successo di questa architettura di stabilizzazione si fonda su una solida base di cooperazione trilaterale fra tre alleati di lunga data.
Questa svolta diplomatica è il risultato diretto del Gaza Board of Peace.
Per la politica estera americana, questo dispiegamento rappresenta un’ottima attuazione del modello di condivisione degli oneri regionali, in cui partner affidabili e moderati si assumono la responsabilità del mantenimento dell’ordine riducendo la necessità di continui interventi occidentali.
Promuovendo questo accordo, l’amministrazione americana dimostra che gli Accordi di Abramo costituiscono un’alleanza attiva, focalizzata sulla sicurezza e capace di rispondere a sfide complesse.
L’allineamento trilaterale può fungere da modello durevole per la cooperazione futura, rafforzando la sicurezza di Israele ed elevando al contempo il rango del Marocco a fondamentale punto di riferimento per la stabilità.
Con questo storico cambio di paradigma, che pone la moderazione al di sopra del conflitto, Rabat Gerusalemme e Washington traducono la promessa degli Accordi di Abramo in un’azione concreta di stabilizzazione e danno vita a un’alleanza fra nazioni moderate che apre la strada a una nuova era di stabilità e cooperazione, potenzialmente capace di plasmare il futuro dell’intero Medio Oriente per le generazioni a venire.
(Da: YnetNews, 16.7.26)