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Il Riformista Rassegna Stampa
16.07.2026 A Ravenna scatta il boicottaggio dei farmaci israeliani. Tenete la nostra salute fuori dalla vostra politica
Commento di Carmen Del Monte

Testata: Il Riformista
Data: 16 luglio 2026
Pagina: 1
Autore: Carmen Del Monte
Titolo: «A Ravenna scatta il boicottaggio dei farmaci israeliani. Tenete la nostra salute fuori dalla vostra politica»

Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, il commento di Carmen Del Monte dal titolo: "A Ravenna scatta il boicottaggio dei farmaci israeliani. Tenete la nostra salute fuori dalla vostra politica"

Ogni professione è autorevole entro i confini della competenza che la fonda. Ogni abuso professionale comincia quando l’autorevolezza costruita in un ambito viene utilizzata per orientare il cittadino in un altro, privo della medesima competenza. È questa la criticità del manifesto diffuso dalle Farmacie Comunali di Ravenna, al di là di ogni giudizio sulla questione politica che lo ha ispirato. Il testo invita i cittadini a riflettere sui rapporti tra alcune aziende farmaceutiche, i conflitti in corso e presunte violazioni dei diritti umani. Fin qui si potrebbe discutere dell’opportunità dell’iniziativa. Il passaggio decisivo arriva dopo: il farmacista si dichiara disponibile a suggerire «valide alternative» coerenti con determinati valori. In quel momento la farmacia smette di limitarsi a svolgere una funzione sanitaria e attribuisce alla propria autorevolezza una funzione politica.

Il punto riguarda la deontologia della professione, non Israele. Il farmacista gode della fiducia del cittadino perché possiede una competenza scientifica certificata. Conosce i farmaci, le loro indicazioni, le interazioni, gli effetti collaterali. Quella competenza fonda un’autorità specifica e limitata, che consiste nell’aiutare il paziente a tutelare la propria salute. Nessun codice deontologico attribuisce al farmacista una competenza particolare nella valutazione delle responsabilità politiche degli Stati, delle imprese multinazionali o dei conflitti internazionali. La distinzione costituisce il fondamento stesso della fiducia professionale e le criticità sono almeno tre.

La prima riguarda l’autorità. Il cittadino tende naturalmente a fidarsi del farmacista perché riconosce la sua preparazione professionale. In quella relazione diventa difficile distinguere dove termina l’indicazione fondata sulla scienza e dove comincia l’opinione politica del professionista. L’autorevolezza sanitaria finisce così per estendersi oltre il campo che la giustifica. La seconda riguarda la relazione con il paziente. Chi entra in farmacia vive una condizione di inevitabile asimmetria informativa e chiede consiglio proprio perché gli mancano le conoscenze del professionista. Quando il farmacista dichiara di selezionare le alternative anche sulla base di criteri politici, sorge una domanda inevitabile: entrando in una farmacia comunale di Ravenna, possiamo essere certi che il consiglio ricevuto risponda esclusivamente alla tutela della nostra salute? Da quel momento il rapporto fiduciario si incrina, perché il paziente non dispone più degli strumenti per separare il consiglio terapeutico dall’orientamento politico. La terza riguarda il ruolo dell’istituzione pubblica. Una farmacia comunale appartiene a tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro convinzioni politiche. Il suo compito consiste nel garantire un servizio sanitario. Trasformare il banco dei medicinali in uno spazio di orientamento politico altera la funzione dell’istituzione e compromette il rapporto con chi vi si affida.

Anche qualora il Comune di Ravenna ritirasse, come deve, quella comunicazione, la questione resterebbe aperta. La scelta di utilizzare una relazione sanitaria per orientare convinzioni politiche ha già prodotto un effetto difficilmente reversibile: il cittadino non può più essere certo che il consiglio ricevuto sia fondato esclusivamente su criteri di tutela della salute. Un manifesto si ritira in un giorno; la fiducia richiede molto più tempo per essere ricostruita. Il problema supera Ravenna. Oggi il tema riguarda Israele. Domani potrebbe riguardare la Cina, l’industria della difesa, il cambiamento climatico, il fine vita, l’aborto o qualsiasi altra questione divisiva. Una volta accettato il principio, ogni professione potrebbe utilizzare il prestigio della propria competenza per orientare il cittadino su temi estranei alla propria funzione. Le società democratiche vivono di una regola semplice secondo la quale ogni autorità trova il proprio limite nella competenza che la legittima. Quando questo limite viene oltrepassato, la fiducia cessa di essere una garanzia per il cittadino e diventa uno strumento di influenza. Tenete la nostra salute fuori dalla vostra politica.


redazione@ilriformista.it

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