Il grido accorato di un gazawi
Commento di Michelle Mazel
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://www.dreuz.com/2026/07/le-cri-du-coeur-dun-gazaoui-329910.html

Michelle Mazel
La scena si svolge lontano da Gaza. Nella vecchia Europa, e più specificamente ad Anversa, la capitale dei diamanti, sede di una delle comunità ebraiche più grandi e in vista d'Europa, tanto da essere soprannominata la “Gerusalemme del Nord.” Si stima che oggi vi risiedano circa sedicimila ebrei, la maggior parte dei quali appartenenti alla corrente degli ortodossi o ultraortodossi.
Ma a partire dagli anni '50, la città ha visto un'ondata di immigrazione araba, principalmente dal Marocco. Oggi, si stima che vi risiedano oltre 80.000 persone di origine araba. Un intero quartiere ne è la prova: Borgerhout, situato a est della stazione ferroviaria centrale. Negozi, insegne, lingua parlata per le strade e, naturalmente, bandiere palestinesi, graffiti e slogan. Solo che oggi vi troviamo dei gazawi che, in fuga dalla distruzione, dalla guerra e dagli abusi di Hamas, sono venuti qui in cerca di una nuova vita. Nessuno sa con esattezza quanti siano. Ohad Hemo, un giornalista israeliano, è andato a incontrarli. Specializzato in questioni palestinesi, è riuscito a parlare in arabo con molti di loro, che a quanto pare non avevano problemi a comunicare con un israeliano. Lo scopo principale del suo viaggio era quello di individuare eventuali reti terroristiche operanti in città che raccogliessero fondi per Hamas. Attraverso le testimonianze raccolte, lui è riuscito a confermare la presenza ad Anversa di membri e simpatizzanti del braccio armato di Hamas (le Brigate Izz ad-Din al-Qassam), i quali raccoglievano ingenti somme di denaro tramite aziende commerciali e organizzazioni benefiche locali, per poi trasferirle ad Hamas nella Striscia di Gaza. Non ha specificato che queste collette venivano senza dubbio effettuate in parte sotto costrizione. Per il resto, in generale, tutti hanno espresso preoccupazione per i parenti e gli amici rimasti nel Paese e hanno chiesto lo scioglimento di Hamas. Non sono mancate le sorprese: una persona ha detto: “La cosa migliore sarebbe che Israele prendesse il controllo e ricostruisse Gaza”; un'altra ha affermato: “Dobbiamo smettere di insegnare l'odio ai bambini e imparare a convivere con i nostri vicini israeliani.” Ma quanto erano sincere queste risposte? Ci piacerebbe pensare che lo siano. Soffermiamoci un attimo sulle atrocità commesse in Israele il 7 ottobre 2023 dai terroristi di Hamas: pubblicate e diffuse dagli stessi perpetratori, sono state viste in tempo reale da tutta la popolazione di Gaza... che aveva festeggiato a squarciagola e che li aveva applauditi senza ritegno. Una delle persone intervistate dal giornalista non solo si è ben guardata dal condannare esplicitamente questi crimini efferati, ma ha anche evitato accuratamente di esprimere qualsiasi riserva. Era qualcos'altro che la preoccupava profondamente. Giudicate voi: ha esclamato con orrore: “Il giorno dopo il 7 ottobre, mi son detto agitato: 'Oddio, cosa ci faranno ora gli israeliani per rappresaglia?'”