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Il Foglio Rassegna Stampa
15.07.2026 La Chiesa tedesca mette in guardia sul ritorno dell'antisemitismo
Commento di Matteo Matzuzzi

Testata: Il Foglio
Data: 15 luglio 2026
Pagina: 1
Autore: Matteo Matzuzzi
Titolo: «La Chiesa tedesca mette in guardia sul ritorno dell'antisemitismo»

Riprendiamo dal FOGLIO  il commento di Matteo Matzuzzi dal titolo: "La Chiesa tedesca mette in guardia sul ritorno dell'antisemitismo"

Immagine di La Chiesa tedesca mette in guardia sul ritorno dell'antisemitismo

Se gli ebrei non osano nemmeno dire di essere ebrei, allora in Germania abbiamo un problema con l’antisemitismo. Se gli ebrei non possono indossare una collana con una stella di David o una kippah senza essere molestati, allora in Germania abbiamo un problema con l’antisemitismo. Se le persone devono temere di essere minacciate perché parlano ebraico negli spazi pubblici, allora in Germania abbiamo un problema con l’antisemitismo”. Lo diceva, poco meno di un anno fa, l’allora vescovo di Hildesheim, mons. Heiner Wilmer. Nel frattempo, Wilmer è stato eletto presidente della Conferenza episcopale tedesca ed è stato trasferito a Münster. Domenica, aprendo il convegno annuale del Consiglio internazionale dei cristiani e degli ebrei ad Hannover, è tornato sul punto: “Il crescente numero di ostilità e minacce nei confronti degli ebrei in Germania e nel mondo mi riempie di profonda preoccupazione e dimostra ancora una volta quanto siano indispensabili la vigilanza, la solidarietà e una presa di posizione chiara e decisa”. Da tempo l’episcopato tedesco, d’intesa con le Chiese evangeliche, mette in guardia sulla crescita di un sentimento antiebraico nel paese, che si estende anche alla vicina Austria. La scorsa estate, l’arcivescovo di Salisburgo, mons. Franz Lackner, osservò che le manifestazioni contro il “genocidio” che si vedevano in strada non erano altre che una “maschera dell’odio antiebraico travestito da critica a Israele”. Mons. Lackner aggiungeva che “un’Austria in cui agli ebrei viene negato l’accesso ai campeggi e il cibo nei ristoranti, in cui le loro tombe vengono profanate e le loro comunità minacciate, non può e non deve esistere”.

Domenica, il presidente dell’episcopato tedesco ha invitato a spingere ancora di più sul dialogo fra cristiani ed ebrei proprio “in un paese nel quale, per ragioni storiche, le questioni del pentimento, della riparazione e della riconciliazione continuano ancora oggi ad avere un’importanza fondamentale”. L’attenzione è massima soprattutto in vista dell’atteso exploit di Alternative für Deutschland nelle elezioni in Sassonia-Anhalt del prossimo 6 settembre. Le chiese locali da tempo segnalano l’incompatibilità della formazione di estrema destra con i valori democratici e poche settimane fa il vescovo di Magdeburgo, mons. Gerhard Feige, ha rivelato le pressioni che sta subendo – anche con lettere minatorie – per “cambiare opinione” rispetto al suo giudizio negativo su AfD. La preoccupazione è stata espressa anche dalla componente ebraica locale. Sul Jüdische Allgemeine, Jacques Abramowicz ha scritto che “in quanto ebreo, questa normalizzazione delle frange politiche mi riempie di una profonda preoccupazione esistenziale”

“L’AfD –ha aggiunto – si mette in scena come forza di protezione contro l’antisemitismo importato, ma la sua stessa ideologia è profondamente etnonazionalista, revisionista sul piano storico e apertamente antisemita. Se un partito del genere diventasse una forza determinante, vacillerebbero le fondamenta su cui è stata costruita la nostra vita nella Germania del Dopoguerra”. Concludendo il suo intervento, mons. Heiner Wilmer ha detto che “pace, giustizia e riconciliazione non sono ideali astratti e irraggiungibili, ma compiti concreti ai quali ciascuno di noi può contribuire. Questa responsabilità comprende in particolare anche l’impegno contro ogni forma e manifestazione di antisemitismo”.

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