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Newsletter di Giulio Meotti Rassegna Stampa
11.07.2026 I barbari, i decadenti e i numeri di un vero genocidio
Commento di Giulio Meotti

Testata: Newsletter di Giulio Meotti
Data: 11 luglio 2026
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «I barbari, i decadenti e i numeri di un vero genocidio»

Riprendiamo l'articolo di Giulio Meotti, dalla sua newsletter, dal titolo: "I barbari, i decadenti e i numeri di un vero genocidio"

 

 Informazione Corretta

Giulio Meotti

Mentre l’Otello di William Shakespeare diventava un’ecologista lesbica nera, intere regioni nere e cristiane venivano ridotte a terre bruciate dello spirito. Due fenomeni in apparenza lontani, in realtà speculari: la barbarie che divora la carne viva e la decadenza che divora l’anima della civiltà che dovrebbe difenderla.

Ha ragione il romanziere olandese Leon de Winter sul Telegraaf:

“A Gaza non esiste stampa libera, non c’è libertà di riunione, di formazione di partiti né un sistema giudiziario indipendente. Ma i media hanno ripreso con avidità la propaganda di Hamas come se le fonti fossero indipendenti e attendibili, come se il jihadismo fosse un’ideologia allegra, ecologista, adatta a femministe e trans. Nel 1948 c’erano 1,3 milioni di arabi che definiamo palestinesi e oggi in medio oriente vivono 13 milioni di palestinesi, più un altro milione nel resto del mondo. Il genocidio dei palestinesi è il primo genocidio della storia in cui il popolo genocidato si è decuplicato. Al Jazeera è il nuovo ministero mondiale dell’illuminazione popolare e della propaganda”. 

Come hanno fatto allora i terroristi palestinesi a vendere il genocidio al pubblico occidentale?

Grazie ai nostri giornalisti, come Alberto Negri, esperto di Medio Oriente, che oggi ha annunciato di essersi convertito all’Islam (“per noi sciiti”). 

Poi ci sono le statistiche di un vero genocidio. Non è fatto di balle, ma di numeri agghiaccianti. 

Il direttore della International Society for Civil Liberties and the Rule of Law (Intersociety), Emeka Umeagbalasi, li rivela a Crux Now

  • 50 milioni di cristiani africani affrontano una minaccia esistenziale 

  • 800 cristiani convertiti a forza all’Islam

  • 17.700 chiese distrutte 

  • I cristiani costituiscono il 95% dei bambini delle scuole rapiti

  • Aree a maggioranza cristiana come Chibok un tempo contavano 176 chiese e ora ne ha meno di 20

  • I jihadisti danno ai cristiani rapiti un ultimatum: convertitevi all’Islam e sarete rilasciati illesi, oppure sarete uccisi. 

  • La previsione è che i bambini nati oggi in famiglie cristiane possano vedere la loro discendenza così soppressa che i loro stessi figli futuri non porteranno più nomi cristiani. 

  • 24 delle 60 diocesi cattoliche in Nigeria stanno morendo, equivalente spirituale di una grande estinzione.

Non si tratta di semplici scontri etnici o di banditismo endemico, come vorrebbero le narrative accomodanti. È un’offensiva sistematica, metodica, che mira a cancellare una presenza millenaria e che erode identità, memoria e futuro con la tenacia paziente della termite.

30.000 cristiani uccisi in appena sei anni.

Villaggi svuotati di croci, scuole trasformate in centri di indottrinamento, bambini strappati alle famiglie e costretti a rinnegare il battesimo sotto minaccia di morte. L’ultimatum jihadista è brutale nella sua essenzialità: convertirsi o perire. Non è fanatismo sporadico, ma strategia demografica: sostituire una civiltà con un’altra attraverso il terrore e la fecondità differenziale. I nati oggi nelle famiglie cristiane rischiano di ereditare un mondo in cui il loro stesso nome suonerà estraneo, reliquia di un’epoca sconfitta.

È morto dopo quasi cinque mesi di prigionia il catechista cattolico Victor Paul, torturato e privato del cibo fino allo stremo. Con lui erano stati rapiti la moglie, incinta, il loro figlio e altre trenta persone. Il bambino è stato ucciso dai rapitori. 

Le rovine di Ninive e di Palmira ci ricordano che le fedi possono scomparire, inghiottite dal deserto. L’Africa cristiana rischia di diventare l’ennesimo capitolo di questa lunga lista.

Me se il “genocidio culturale” degli uiguri da parte del regime cinese è denunciato e il “genocidio dei Rohingya” è finito alla Corte dell’Aia, cosa c’è per i cristiani? Padre Joseph Fidelis, della diocesi nigeriana di Maiduguri, parla di un “lento genocidio”. 

Ma nessuno ne parla. 

Dov’è l’Onu? 

Questa settimana, il Palazzo di vetro ha indetto una sessione di emergenza contro l’embargo americano su Cuba.

La sinistra? Sembra preoccupata dai Lefebvriani, la setta di Ecône. 

L’Arcivescovo di Canterbury, la “papessa” anglicana che non sfigurerebbe nell’Otello woke, pensa che i cristiani in Medio Oriente siano perseguitati da Israele. 

E anche la Chiesa cattolica parla d’altro. Ha ragione Edward Luttwak: “Il Papa e’ un semplice poseur o peggio, un irresponsabile ? E’ andato a Lampedusa per congratulare l’isola per facilitare l’invasione nemica. Intanto non dice una parola contro l’uccisione di Cattolici in Plateau State ogni volta che arrivano i Musulmani dal nord”.

“Anonima Nigeria”, titola Avvenire, in prima pagina. Il padre comboniano Giulio Albanese, espertissimo di questioni africane, dice che non si deve parlare di caccia ai cristiani. 

   

“Raccontare in modo autentico il fenomeno dei rapimenti in Nigeria significa rifiutare il binarismo – jihadisti da una parte, popolazione inerme dall’altra – e riconsocere la coesistenza di molteplici Nigeria (…) Solo assumendo questa complessità è possibile cogliere il dramma autentico di un paese che chiede di essere ascoltato e compreso prima di venire travolto da giudizi e reazioni”. 

È sempre tutto complesso, alle nostre latitudini.

Ayaan Hirsi Ali continua invece a metterci in guardia con una coraggiosa posizione binaria. 

“Il mondo intero lo sa: i duecento milioni di cristiani dell’Oriente e dell’Africa sono, a più o meno lungo termine, minacciati di morte” scrive lo storico Franck Ferrand su Le Figaro. “E durante questo periodo? Durante questo periodo, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è stato così gentile da sollevare la possibilità di una ‘carta d’azione’ volta a proteggerle, tra le altre minoranze del resto... Qualcuno direbbe che è meglio che niente; gli altri hanno capito che era la cosa peggiore”.

“Difendete pure l’Occidente — ma solo finché merita di essere difeso” scrive Michel Houellebecq nel suo ultimo saggio. 

L’élite culturale che ignora il martirio dei fratelli in Africa si esalta per un Otelloche non vivrebbe un solo minuto nella Nigeria dominata da Boko Haram. Quest’Occidente che ride di sé stesso mentre i suoi correligionari vengono sgozzati non è semplicemente decadente. 

È osceno. E non merita granché di sopravvivergli. 

Il Parlamento Europeo ha appena condannato la persecuzione e i massacri di cristiani.

Ecco 7 cose che potrebbe fare l’Unione Europea perché le sue risoluzioni non siano aria fritta. 

  • Istituire un Inviato Speciale UE per la Libertà Religiosa focalizzato sulla persecuzione anticristiana. Monitorerebbe situazioni in tempo reale, coordinerebbe risposte e riferirebbe al Parlamento Europeo.

  • Condizionare gli aiuti allo sviluppo e accordi commerciali ai progressi misurabili sulla protezione delle minoranze religiose. Ad esempio, sospendere o ridimensionare fondi per paesi come Nigeria o Pakistan se non vi è azione concreta contro attacchi di gruppi islamisti, legandolo a indicatori come numero di omicidi e processi.

  • Visti umanitari prioritari per cristiani in pericolo.

  • Finanziare direttamente progetti di protezione e ricostruzionetramite ONG cristiane e locali (es. Open Doors, Aid to the Church in Need). Destinare fondi UE per scuole, ospedali, chiese e comunità in Medio Oriente e Africa subsahariana, con audit trasparenti per evitare dirottamenti.

  • Imporre sanzioni mirate contro leader, milizie e entità responsabili di violenze, congelando asset e vietando viaggi.

  • Promuovere risoluzioni e monitoraggio ONU/UE dedicate, con relazioni annuali sul genocidio/crimini contro l’umanità contro cristiani. Creare un fondo UE per documentazione legale (prove per CPI) e sostenere cause internazionali.

  • Usare leva diplomatica e culturale per esigere reciprocità: nei negoziati con paesi islamici, richiedere libertà di culto per cristiani equivalente a quella concessa ai musulmani in Europa (costruzione chiese, conversioni, ecc.).

Se l’Europa non fa niente di tutto questo è perché non vuole. 

Ma le termiti jihadiste non si fermano ai confini del Sahel e del Plateau: già erodono le periferie europee.

Se distogliamo lo sguardo dal bagno di sangue nelle chiese africane, le chiese e i cristiani europei appariranno come un bersaglio completamente legittimo per i barbari interni. 

E il futuro sarà un’unica grande notte in cui l’Otello woke e il tagliagole jihadista si daranno il cambio sulla scena di un teatro vuoto.


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giuliomeotti@hotmail.com

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