Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, la cronaca di Francesco Lucrezi dal titolo: "La vergogna a Torre del Greco: spunta un quadro su un ebreo con il naso adunco che conta soldi"

C’è una domanda, molto importante, che si impone. Anzi, due. La prima è questa: l’articolo 604 bis del nostro Codice Penale (ex legge Mancino), quello che punisce l’istigazione all’odio razziale, è ancora in vigore, o è stato abrogato? La seconda è questa: i partiti sedicenti democratici lo rispettano, e invitano a rispettarlo? O se ne fanno un baffo? E la magistratura lo vuole fare rispettare, o lo considera obsoleto e arcaico? O forse i partiti e i giudici scelgono loro se e quando farlo valere, a difesa di chi e nei confronti di chi? Dire che i neri devono fare gli schiavi, che gli arabi puzzano, che i rom devono essere sparati è lecito? E chi ritiene che lo si possa o debba dire può essere considerato un democratico? Già immagino che qualcuno vorrà obiettare: quelle che dici sono ovvietà, ma lo sappiamo dove vuoi andare a finire: vuoi parlare degli ebrei, per dire la solita bugia che chi combatte Israele è antisemita.
Ebbene, no. Stavolta Israele non c’entra niente, ma proprio niente. Lo so bene che moltissimi pensano che bruciare bambini israeliani in un forno a microonde non è antisemitismo, che sparare alla nuca un ostaggio che pesa 56 chili, mentre due mesi prima ne pesava 90, non è antisemitismo, che le decine di copie del Mein Kampf trovate nei covi di Gaza non è antisemitismo, così come non lo è spaccare il bacino di madri israeliane stuprate da decine di uomini sotto gli occhi dei mariti e dei figli, o cacciare studenti o turisti israeliani da università, alberghi, ristoranti, e anche insultare e minacciare quelli che denunciano queste cose. Non lo è, l’ho capito. Abbiamo sentito dire migliaia di volte che l’antisionismo e l’antisemitismo sono due cose che non c’entrano niente l’una con l’altra, che auspicare un nuovo olocausto di otto milioni di ebrei non ha nulla, ma proprio nulla a che fare con la memoria di quello che c’è già stato. Il vecchio è stato brutto, fascista e cattivo; il futuro sarà buono, democratico e antifascista. L’ho capito, mi hanno convinto.
Ma ora c’è un piccolo, turpe episodio che, per fortuna, con Israele e Palestina non c’entra niente. Un episodio che potrebbe sembrare secondario, ma che brilla per il suo valore esemplare. Dunque, nella città di Torre del Greco, vicino Napoli, come ogni anno l’Amministrazione comunale e la chiesa locale hanno organizzato una festa religiosa intitolata “Dei quattro altari”. Nell’occasione sono stati realizzati quattro grandi pannelli, in uno dei quali, in una scena evangelica, è raffigurato un turpe e ripugnante ebreaccio usuraio, vestito di nero, con il naso adunco e le peyot, nell’atto di contare dei mucchietti di soldi, in pieno stile di Der Stuermer. Una ripugnante macchia nera in un quadro luminoso, nel quale brilla il volto salvifico di Gesù. La Comunità Ebraica di Napoli, che ha giurisdizione sulla città, ha provveduto a chiedere l’immediata rimozione della lurida e schifosa immagine, dalla quale anche il Cardinale di Napoli ha preso ufficialmente le distanze. Ma non è successo niente: il sindaco, esponente del secondo partito italiano, primo dell’opposizione, ha difeso il panbello, e la direzione provinciale dello stesso partito gli ha espresso piena solidarietà. La Comunità Ebraica di Napoli, insieme alla Ucei, ha incaricato l’avvocato PierGiacinto Di Fiore di sporgere denuncia contro il ripugnante e disgustoso episodio, che ha deturpato come una lebbra e un cancro maligno quella bellissima cittadina.
Siamo tornati dunque nel 1938, con la differenza che i fascisti di oggi osano chiamarsi democratici. È per costruire una società così che sono morti Amendola, Matteotti, i fratelli Rosselli, Enzo Sereni? È davvero desolante che siano state le istituzioni ebraiche a dovere sporgere denuncia. L’immondo obbrobrio è stato esposto in pubblico per molti giorni, tutti l’hanno visto, a cominciare dalla polizia e i carabinieri. E nessuno ha mosso un dito. Se non ci sarà una giusta condanna, avremo capito definitivamente che Paese è diventato l’Italia. Ma voglio comunque vedere nell’episodio un elemento positivo, un elemento di chiarezza. Ora sappiamo cosa è diventato quel partito. Chi fa finta di non averlo capito, è complice. Resta da vedere cosa è diventata la nostra giustizia.
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