Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, il commento di Enrico Cerchione dal titolo: "UNRWA, una macchina che penalizza i civili di Gaza e getta fango su Israele"

L’UNRWA nasce con l’obiettivo dichiarato di fornire istruzione, assistenza e servizi ai rifugiati palestinesi, contribuendo alla creazione di una società civile. Nella realtà, soprattutto a Gaza, questa agenzia ha assunto da tempo una funzione molto diversa. Le denunce israeliane sull’infiltrazione di Hamas all’interno dell’UNRWA sono state a lungo ignorate o minimizzate. Oggi sono confermate dai fatti. A giugno l’UNRWA ha licenziato 70 suoi dipendenti a Gaza per legami accertati con organizzazioni terroristiche. Si tratta di un’ammissione implicita, anche se molto parziale, della fondatezza degli avvertimenti ripetuti per anni.
A rendere il quadro ancora più chiaro è stata la presa di posizione pubblica di Hamas. L’organizzazione terroristica ha chiesto esplicitamente alle Nazioni Unite e ai Paesi donatori di garantire la continuità delle operazioni dell’UNRWA e di proteggerne il mandato. Quando un feroce gruppo terroristico si schiera apertamente in difesa di un’agenzia dell’ONU, diventa difficile continuare a presentarla come un’istituzione neutrale e umanitaria. Durante la conferenza per i finanziamenti dell’UNRWA del primo luglio, l’Ambasciatore americano Jeff Bartos ha posto la questione in termini diretti: i donatori possono scegliere di continuare a finanziare “l’incitamento, il terrorismo e la stagnazione” dell’UNRWA, oppure sostenere alternative come il Board of Peace, capaci di offrire ai gazawi una prospettiva di pace e cambiamento reale.
Il problema non riguarda solo la presenza di militanti tra il personale. L’UNRWA gestisce da decenni un sistema scolastico che ha trasmesso ai bambini palestinesi un’educazione intrisa di antisemitismo, negazione della storia ebraica e glorificazione della violenza. Il risultato di questa educazione si è visto con chiarezza il 7 ottobre 2023. Mentre i terroristi tornavano a Gaza con i pickup carichi dei corpi delle ragazze israeliane stuprate e uccise al festival Nova, molte persone, tra cui giovanissimi, festeggiavano per strada accanendosi su quei morti e feriti. Non si trattava solo di fanatici indottrinati: era il prodotto di anni di formazione sistematica all’odio.
Continuare a finanziare l’UNRWA nella sua forma attuale significa, di fatto, finanziare questo ciclo. Significa mantenere in vita un’organizzazione che ha dimostrato di essere collusa con Hamas, che perpetua lo status di “rifugiati ereditari” e che ha contribuito a formare generazioni educate alla distruzione anziché alla costruzione. La vera alternativa non è abbandonare i giovani di Gaza, ma smettere di sostenere il sistema che li ha resi ostaggi di un’ideologia distruttiva. I fondi vanno dirottati verso forme di educazione diverse: programmi che insegnino competenze concrete, che favoriscano la deradicalizzazione e che preparino una generazione capace di costruire un futuro, invece di esultare per lo stupro e l’assassinio di civili. Finché l’UNRWA continuerà a funzionare come una macchina che produce dipendenza, vittimismo e odio, i giovani di Gaza resteranno intrappolati nello stesso ciclo che li ha portati a festeggiare il 7 ottobre. Cambiare rotta è l’unico modo per offrire loro una possibilità diversa.
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