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Informazione Corretta Rassegna Stampa
10.07.2026 L'Ottagono egiziano supera il Pentagono
Analisi di Mattia Preto

Testata: Informazione Corretta
Data: 10 luglio 2026
Pagina: 1
Autore: Mattia Preto
Titolo: «L'Ottagono egiziano supera il Pentagono»

L'Ottagono egiziano supera il Pentagono

Analisi di Mattia Preto


Mattia Preto

 

L’Egitto inaugura il suo nuovo centro militare nella nuova capitale amministrativa New Cairo, il mastodontico impianto da 22mila acri che supera perfino il Pentagono, diventando così il più grande centro militare al mondo. La struttura è destinata a ospitare il comando delle Forze Armate, sistemi di comunicazione sicuri, gestione delle crisi e coordinamento tra istituzioni militari e civili.

L’OTTAGONO

Nella giornata del 7 luglio il presidente egiziano Al-Sisi ha inaugurato l’Ottagono, così chiamato per la sua forma appunto ottagonale, il nuovo centro di comando strategico egiziano punta a ridisegnare la stabilità interna e rafforzare il proprio apparato nel tentativo di imporsi come potenza su tre fronti: africano, mediterraneo e mediorientale.

Il nuovo centro strategico di comando è ideato per essere una vera e propria roccaforte governativa, articolato in 12 zone strategiche, fornito di scuole, ospedali, centri commerciali e trasporti all’avanguardia oltre a un complesso abitativo per gli operatori nel complesso. Ospiterà tutti i centri di comando delle forze egiziane terra, mare, aria e cybersecurity, compresi due palazzi dedicati al comando politico.

La base militare, però, non è un progetto isolato, infatti si inserisce nel più grande piano di dare all’Egitto una nuova capitale, moderna ed efficiente sulla falsariga dei centri amministrativi delle monarchie del Golfo, l’obiettivo dell’amministrazione egiziana è quello di allontanare il centro amministrativo dalle crisi interne che hanno messo a dura prova la tenuta dello stato come già avvenuto nel 2011 con le primavere arabe e nel 2013 con il colpo di stato che portò al potere proprio l’attuale presidente Al-Sisi.

L’idea di copiare città come Dubai o Riad fa parte della volontà di attrarre finanziamenti esteri, con una capitale estremamente all’avanguardia, quella che ormai possiamo considerare la vecchia capitale, ovvero Il Cairo, è una città estremamente caotica come tutte le megalopoli africane, con una viabilità perennemente congestionata e un sistema di trasporti cittadino, che fatta eccezione per il sistema di metropolitane è estremamente inefficacie.

LE PREOCCUPAZIONI ISRAELIANE

Una delle domande principali è se questo progetto di potenziamento militare è una minaccia per Israele.  Secondo l'ex colonnello israeliano Eli Dekel, le forze egiziane vicino al confine sarebbero circa quattro volte superiori a quelle originariamente consentite, questo aumento di truppe però è legato soprattutto alla lotta di gruppi jihadisti che operano nel Sinai che continuano ad essere una minaccia per lo stato egiziano. Un altro importante elemento da segnalare è l’origine dei rifornimenti militari esteri all’esercito egiziano, tra i primi quattro figurano solo forze occidentali, al primo posto troviamo la Germania con il 32% poi l’Italia con il 23% la Francia con il 12% e gli Stati Uniti con il 12%, dal 2022 le forniture provenienti da Mosca sono drasticamente diminuite arrivando al 5%. Da questi dati risulta chiara la dipendenza dell’esercito egiziano da forniture estere occidentali, non solo un operazione contro Israele farebbe perdere tutto il sostegno occidentale ma a questo si aggiunge una cooperazione con Israele che va avanti dal 1979 e che anche se dopo il 7 ottobre si è politicamente raffreddata continua molto forte la cooperazione in materia di sicurezza, soprattutto quella riguardante il Sinai attanagliata dai gruppi jihadisti, oltre al coordinamento di difesa nel Mar Rosso che rimane un elemento fondamentale per poter garantire il transito navale in sicurezza.

LE MINACCIE AFRICANE

All’ombra delle Priamidi però si pensa anche agli scenari internazionali che preoccupano le forze egiziane, ma lo sguardo non è rivolto verso il Medio Oriente ma verso l’Africa. L’Egitto confina con due stati oltre a Israele, Libia per 1.115 km e Sudan 1.276 km, per dare delle proporzioni è circa il doppio del confine tra Spagna e Francia, questi due stati sono in perenne conflitto. Il caos libico, nonostante il cessate il fuoco in vigore dal 2020, non accenna ad attenuarsi con il rischio di portare ondate di jihadisti in Egitto, soprattutto dalle regioni di Fezzan e Cirenaica che vedono la perenne presenza di gruppi armati fedeli allo Stato Islamico, a sud invece c’è il Sudan in guerra civile dal 2023, un conflitto ancora in atto che sta lacerando il paese in uno dei conflitti più sanguinosi degli ultimi anni, conflitto che ha portato oltre un milione di rifugiati in Egitto. Infine, c’è il tema del fiume Nilo con la costruzione della nuova diga dell’Etiopia che toglierà un numero consistente di risorse idriche all’Egitto, un paese che è per la maggior parte desertico.

La rinnovata strategia militare del paese dei Faroni attenziona gli esperti militari israeliani, ma ad ora non può considerarsi una minaccia per lo Stato Ebraico, al contrario l’occhio di Al-Sisi è rivolto verso le minacce interne e africane, con il deserto del Sahara che non fornisce difese naturali come montagne, fiumi o altopiani e vicini altamente instabili come Sudan e Libia, il ponte di comando egiziano necessita la creazione di zone sicure per garantire la sopravvivenza dello stato, lontano da rivoluzioni e scorribande jihadiste.


takinut3@gmail.com

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