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Informazione Corretta Rassegna Stampa
08.07.2026 I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde
Lettere a Informazione Corretta

Testata: Informazione Corretta
Data: 08 luglio 2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde»

1 Lettera

Salve Dame Devorah. 

 

La disanima di Giovanbattista Brunori è onesta, sintetica e obiettiva. 

Traccia un panorama schietto di Gaza, analizzando ciò che ha visto di persona e ciò che sul campo ha raccolto, con i resoconti di IDF e le parole orribili di Sinwar e compagni. 

Sembra scontato tutto ciò? 

Assolutamente no, perché Brunori da corrispondente RAI si contrappone alla narrazione unidirezionale di Maria Gianniti che prediligendo la causa palestinese ne sposa le ragioni senza se e senza ma. 

Ma il complessivo panorama italiano del giornalismo al di fuori della “Televisione di Stato”, come ai comunisti piace chiamare quel luogo fisico ma anche astratto, è disastroso, avvilente e mortificante, come lo è quasi del tutto in Mediaset, che in una summa indistinta la si vorrebbe accreditare come “libertà di stampa”; una contraddizione in termini, assoluti. 

Esiste solo la causa palestinese. 

Gli ebrei? 

Questi sconosciuti, non sono rappresentati, ma quando accade, vengono artatamente scelti rappresentanti che da tempo immemore hanno abbracciato la causa palestinese, infischiandosene della propria presunta appartenenza, se così la si volesse chiamare, vista la loro ripugnanza, nausea e repellenza da loro avvertita, circa la discendenza giudaica. 

Panorama fosco, si, ma non ci si strappa le vesti; sappiamo dalla nostra storia che la sofferenza è parte cospicua e integrante della nostra vita e viviamo da sempre accerchiati da schiere che conoscono di noi solo pregiudizi, diffamazioni e calunnie, null’altro di più. Prendo ad esempio la Chiesa Cattolica, il cui Re, il Papa americano, ha sostituito l’argentino gesuita Bergoglio. 

Egli parla e discute solo di politica, sostituisce alla sua religione i servizi sociali, mentre di concetti religiosi neanche briciole

concettuali. 

Sembra accomodante, comprensivo e disposto al dialogo, aduso all’indulgenza, specie per gli aguzzini d’Israele, dei quali non proferisce mai un’accusa, una protesta, seppur velata o paludata, come santa ipocrisia insegna, vibrante e aleggiante da sempre, dalle parti di “Via della Conciliazione”. 

Salvo poi bruschi risvegli, dove il “Regno papale” riafferma con vigore e risolutezza il suo potere temporale e politico. 

È il caso di questi giorni, anche i “vice Re” alias cardinali, non sono di certo

recalcitranti, anzi si accodano al volere del “Re”, disponendo la scomunica dei ribelli; la congrega di San Pio X, per capirci i Lefebvriani. 

Non sono certo un ammiratore di costoro, che hanno mai accettato il “Concilio Vaticano II”, per capirci quello che tra le altre cose cassava l’accusa di “deicidio” rivolto per millenni al popolo ebraico, nell’antico culto cattolico additato come “perfidis Judaeis”; in realtà epiteto tutt’ora in vigore, in veste opaca e nascosta. 

 

I telegiornali hanno dato la notizia della scomunica, accettando in pieno la crociata del Papa e della Chiesa Cattolica, riferendosi precipuamente alla “colpa” dei Lefebvriani, che in definitiva è “autonomia”. 

Redattori e direttori dei Tg, semplici esecutori dei “desiderata” della Chiesa; un gigantesco Ufficio Stampa multiplo, tutti appassionatamente insieme, assertori esclusivi delle ragioni di Chiesa Cattolica Romana e del Papa Re. 

È sì, perché stavolta si abbraccia la singolare determinazione del “regnante”, dei suoi valvassini e valvassori; il dialogo è sparito, cancellato, dalle parole misurate e calibrate del Papa americano, si passa direttamente al vestibolo dell’inferno senza pause di riflessione in camera caritatis; lo scisma, dal latino schisma, è servito. Questo vetusto strumento di potere, sempre in voga, che separa e isola con anatema, evoca storie antiche che il regista Mario Monicelli ha ben narrato in quello splendido film del 1966, dedicato a Brancaleone, in cui in uno spassoso italiano volgare, affrontava i temi religiosi con tanto di esempio emblematico; l’anziano notaio ebreo, con tanto di copricapo imposto, tale Zeffirino Abacuc, al seguito di quel manipolo sgangherato di “scappati di casa”, che costituiva, secondo le ambizioni pugnaci di tale Brancaleone da Norcia, sedicente nobile cavaliere, la sua personale armata. 

Ebbene, nelle avvincenti vicissitudini dell’XI secolo, tra Papa e anti-Papa, un predicatore cattolico con seguito, scoprendo la natura giudea di Zeffirino, dopo il canonico “vade retro” decide che bisogna gettare nel torrente l’ebreo, per redimere l’impenitente anima dalla sua colpa primordiale di essere giudio; un cruento battesimo forzato, che termina con la morte del notaio, a seguito delle conseguenze di quel coercitivo bagno nelle gelide acque. 

Tutto in chiave teatrale, farsesca e allegorica, dove l’ilarità della finzione si miscela sapientemente a tragedie vere, subite

dagli ebrei per mano del potere della Chiesa Cattolica, che faceva e disfaceva a suo piacimento, grazie anche al potere della forza che sapeva esercitare con efferata spietatezza. 

Il Maestro Monicelli ha inserito nelle sue stimabili realizzazioni cinematografiche, queste storie, vere, come nel caso del film “Il Marchese Del Grillo” realmente esistito. 

In effetti c’è anche un palazzo a Roma della famiglia nobile Del Grillo, situata poco distante dal Rione Monti e vicino alle rovine

dei Fori Imperiali. 

In questo film, il potere della Chiesa viene esercitato in delega acquiescente, dal Marchese Onofrio del Grillo, prossimale al Papa Re, che prende di mira, umiliando e maltrattando, un falegname ebreo, tale Aronne Piperno, realmente esistito e realmente vessato. Storie dell’animo antisemita prevalente; un’antipatia invincibile, che spesso degenerava in odio esecrabile contro gli ebrei, un senso non bene espresso, ma di profondo disprezzo. 

Ahimè, oggi ci ritroviamo, dopo il sette di ottobre 2023, nella medesima situazione. 

Alla fin fine, anche le persone comuni, riunitesi in Svizzera per i Lefebvriani, sono stati trattati come reietti. 

Eppure su una cosa convergo con i Lefebvriani; la avversione completa e assoluta per quell’ipocrita atteggiamento, il cosiddetto dialogo interreligioso, un finto buonismo che vorrebbe accomunare diverse tradizioni religiose. 

Quelle riunioni in pompa magna di esponenti religiosi, miranti a promuovere la tolleranza e il rispetto reciproco; delle kermesse dell’inutile, all’insegna del “… volemose bene”, ma è solo una finzione “cinematografica”, in diretta, a favore di telecamere. Ad onor del vero, i film di Monicelli sono più veraci di quelle mendaci adunate, di quelle comparsate ricche di falsità e colme di sbadigli, di quelle fumose tartuferie, utili solo a chi le promuove, a voler certificare se stessi come il “vero bene”, in regime di autoreferenzialità, per legittimarsi e sottintendere: 

“… guardate quanto siamo buoni…”. 

Pomeriggi o mattinate colme di parole dal vacuo valore sostanziale, sorrisi, baci e abbracci. 

Sappiamo invece come l’odio antisemita sia saldamente radicato, annidato e attualizzato nelle sacre stanze del Vaticano, mentre il timore fisico e psicologico verso l’Islam, tende a favorire l’uso compulsivo di dolci parole; dai Papi, ai vertici ecclesiastici, fino a giungere alle parrocchie, con terminologia attentamente studiata, rivolta sempre a redimere, riscattare, salvare, con pelosa benevolenza, invocando ed evocando l’unico dio, che accomuna (… forse, chissà, ma non credo) le tre religioni monoteiste, usando frasi ad effetto, condite con miele e arricchite da essenze speziate. 

Un fumus boni iuris che invece mette in allarme noi ebrei, perché a vergarle sono coloro che ci hanno rinchiusi nei ghetti, innescato il famigerato Santo Uffizio, oggi chiamato Dicastero per la Dottrina della Fede, per costringerci alle conversioni in modalità forzata, perseguitati al grido di “Viva Maria”. 

Le campagne di Napoleone in Italia, infatti, avevano liberato gli ebrei dall’umiliante costrizione del ghetto. A mano a mano che i Francesi avanzavano, venivano abbattuti i portoni dei ghetti e bruciati, su quelle ceneri sorgeva un ramoscello, in realtà un albero della libertà. 

A partire dal 1796 quindi, agli ebrei erano stati riconosciuti tutti i diritti civili di cui godeva il resto della popolazione, e anche la possibilità di svolgere qualsiasi lavoro, (non più costretti al solo commercio della strazzeria come nello Stato Pontificio) o la possibilità di acquistare beni immobili, ma, cosa ben più preziosa, di accedere alle Università sino ad allora interdette. 

Ma era un fuoco di paglia: partiti i francesi per la campagna d’Egitto, in Italia tutto tornò come prima. La reazione che ne seguì vide gli ebrei oggetto delle peggiori vendette: la plebaglia, aizzata dal basso clero, al grido di “Viva Maria” irrompe nei quartieri abitati da ebrei, saccheggia, distrugge ogni cosa, brucia le sinagoghe e compie eccidi, ovunque. 

Agli antichi pregiudizi si aggiunge l’odio. 

A Senigallia, il 18 giugno del 1799, orde reazionarie al seguito del generale Lahoz invadono il riesumato ghetto. Saccheggiate e bruciate le case, profanata la sinagoga, rubati e distrutti gli arredi si gettano sugli ebrei in fuga lasciando a terra centinaia di feriti e tredici morti delle famiglie Ascoli, Camerini, Volterra e Del Vecchio. 

I superstiti, circa 600, si salvano a stento fuggendo, via mare, accolti dai correligionari di Ancona, ove restano due anni sotto la protezione del vescovo Honorati… qualche buona anima si riscontra anche nel clero

Violenze si verificarono anche nei ghetti di Pesaro e Urbino, anche se non vi furono vittime. 

Gli ebrei di Ancona hanno maggior fortuna perché è lo stesso generale francese Monnier che nel trattare la resa nell’ottobre del 1799 riesce ad impedire scene di barbarie ponendo come condizione che “nessuno, di qualsiasi fede e specialmente ebrei, sia processato o molestato né per fatti, né per scritti, né per parole a favore della Repubblica pronunciate”. Fortunosamente questo tristissimo periodo dura soltanto pochi mesi poiché, con la vittoria di Marengo. Napoleone torna di nuovo a reggere le sorti d’Italia, gli ebrei tornano liberi e questa volta per quasi quindici anni. 

Un periodo abbastanza lungo perché cristiani ed ebrei abbiano la possibilità di frequentarsi, conoscersi e stimarsi, collaborando anche all’amministrazione della cosa pubblica. 

E mi fermo qui, benanche non fosse qui finita l’avversione agli ebrei, anzi…

That’s it. 

Dalla immaginifica trincea: 

“… passo e chiudo” - 

Shavua tov

 

Yosef ben Hektor

 

Caro Yosef,

 

Con questa lettera lei ha messo molta carne al fuoco. Condivido con lei l'apprezzamento per Giovanbattista Brunori, un amico e uno dei giornalisti più onesti ed equilibrati sulla guerra di Gaza che non si può fare a meno di contrapporlo alla narrazione generale dei media italiani e internazionali schierati quasi esclusivamente a favore della causa palestinese e incapaci di rappresentare il punto di vista israeliano ed ebraico. Concordo anche, e non potrei fare diversamente, con la sua critica nei confronti della Chiesa cattolica e dell'atteggiamento di quest'ultima nei confronti del popolo ebraico. Recentemente Papa Leone ha affermato, proprio in una moschea di Istanbul,  che "tutte le religioni parlano d'amore".  Parole che offendono tutti coloro che sono sottomessi all'islam, europei compresi, per non parlare dell'odio feroce dell'islam nei confronti del popolo ebraico. La Chiesa continua a conservare un'antica ostilità verso gli ebrei mentre mostra simpatia e indulgenza nei confronti dei nemici di Israele. I capolavori di Mario Monicelli ricordano le persecuzioni subite dagli ebrei nei secoli, sottolineando come l'antisemitismo abbia profonde radici nella storia europea e cattolica. Sia "L'armata Brancaleone" che "Il Marchese Del Grillo" sono testimonianze storiche meravigliose sull'antisemitismo popolare e della Chiesa e sull'emancipazione temporanea degli ebrei con Napoleone. Purtroppo sappiamo e tocchiamo con mano che l'antisemitismo non appartiene soltanto al passato ma continua a manifestarsi ancora oggi in tutta la sua violenza, soprattutto dopo il 7 ottobre 2023, attraverso la politica, la Chiesa e i media.

Grazie e Shavua tov.  Shalom

Deborah Fait


takinut3@gmail.com

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