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Setteottobre Rassegna Stampa
07.07.2026 America 250, il 4 luglio diventa terreno di scontro tra patriottismo e attivismo pro-Palestina
Commento di Rosa Davanzo

Testata: Setteottobre
Data: 07 luglio 2026
Pagina: 1
Autore: Rosa Davanzo
Titolo: «America 250, il 4 luglio diventa terreno di scontro tra patriottismo e attivismo pro-Palestina»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Rosa Davanzo dal titolo: "America 250, il 4 luglio diventa terreno di scontro tra patriottismo e attivismo pro-Palestina"

America 250, il 4 luglio diventa terreno di scontro tra patriottismo e attivismo pro-Palestina

Dagli slogan «Death to the USA» alle campagne sui social che definiscono gli Stati Uniti una nazione fondata sul genocidio, il giorno dell’Indipendenza americana si trasforma in un nuovo fronte della mobilitazione antioccidentale

 

«Death to the USA» scandito in corteo per le strade di Manhattan mentre milioni di cittadini festeggiavano il 250° anniversario dell’indipendenza americana è diventata l’immagine più discussa del 4 luglio 2026 negli Stati Uniti. Quel coro, accompagnato da «F*** the Fourth», non è rimasto confinato a una manifestazione di piazza, perché ha rappresentato il punto di arrivo di una campagna molto più ampia che, nelle ore precedenti e successive alla festa nazionale, ha coinvolto organizzazioni pro-palestinesi, gruppi socialisti e movimenti dell’attivismo radicale attraverso una mobilitazione coordinata sui social network. 

La contestazione non si è limitata alle politiche dell’amministrazione americana nei confronti di Israele o della guerra a Gaza. Il bersaglio è diventata la stessa legittimità storica degli Stati Uniti. In decine di grafiche diffuse online, il 4 luglio è stato descritto come la celebrazione di uno Stato nato sul «genocidio», sulla «pulizia etnica» e sul «furto delle terre indigene», stabilendo un parallelo diretto fra la nascita degli Stati Uniti e il conflitto israelo-palestinese. Lo slogan «From Turtle Island to Palestine» è comparso con insistenza nei messaggi rilanciati da numerose organizzazioni, trasformando l’indipendenza americana in un simbolo della presunta continuità tra colonialismo, imperialismo e sostegno a Israele. 

Fra i protagonisti della campagna compare CAIR Action, il braccio politico del Council on American-Islamic Relations, che ha pubblicato un’immagine con la scritta «250 years of waiting. The time for justice is now» (‘Aspettiamo da 250 anni. Il momento della giustizia è ora’) accompagnandola con un testo che collegava l’anniversario americano alla guerra di Gaza, alle guerre combattute dagli Stati Uniti all’estero e alle disuguaglianze interne. Il messaggio invitava anche gli elettori a mobilitarsi sul piano politico, segno che la protesta era pensata come parte di una strategia più ampia e non come una semplice presa di posizione simbolica. 

Alla mobilitazione hanno aderito anche The People’s Forum, organizzazione socialista con sede a New York, e diversi capitoli di Students for Justice in Palestine e Jewish Voice for Peace, che hanno condiviso materiali grafici nei quali il concetto di «terra rubata» veniva applicato contemporaneamente agli Stati Uniti e a Israele. Alcuni di questi gruppi sono già stati oggetto di attenzione da parte del Congresso americano per i loro finanziamenti o per rapporti documentati con reti di influenza straniere, mentre altre organizzazioni coinvolte sono state indicate in studi e procedimenti giudiziari come vicine ad ambienti riconducibili ad Hamas o alla Fratellanza Musulmana. Si tratta di elementi già emersi negli ultimi anni e che continuano ad alimentare il dibattito politico negli Stati Uniti.

L’aspetto più significativo della giornata riguarda però il salto compiuto da una parte dell’attivismo pro-palestinese. La critica alle decisioni di Washington sulla politica estera ha lasciato spazio a un linguaggio che mette in discussione il fondamento stesso dell’identità americana, facendo coincidere la ricorrenza nazionale con un atto di accusa contro l’intera storia del Paese. In questa prospettiva, la causa palestinese diventa il punto di convergenza di rivendicazioni molto diverse, capaci di riunire movimenti anticapitalisti, gruppi ambientalisti radicali, organizzazioni islamiste e collettivi dell’estrema sinistra.

Il contrasto con il clima ufficiale delle celebrazioni è apparso evidente. Mentre il programma America250 celebrava due secoli e mezzo di storia nazionale e numerose istituzioni e associazioni ricordavano il valore della libertà religiosa e del pluralismo come elementi fondanti dell’esperienza americana, nelle piazze e sui social prendeva forma una campagna che individuava proprio nell’idea stessa degli Stati Uniti il problema da combattere. Anche autorevoli organizzazioni della comunità ebraica americana hanno sottolineato, in occasione del 4 luglio, come l’anniversario assuma oggi un significato particolare alla luce dell’aumento dell’antisemitismo seguito al 7 ottobre 2023 e del valore che la libertà americana continua ad avere per molte minoranze. 

Il risultato è una fotografia che racconta un cambiamento profondo del dibattito pubblico americano. Il sostegno alla causa palestinese, almeno nei suoi settori più radicali, si intreccia sempre più spesso con una contestazione dell’Occidente e delle sue istituzioni democratiche, fino a trasformare il giorno simbolo dell’identità nazionale degli Stati Uniti in un’occasione per metterne apertamente in discussione la legittimità.


info@setteottobre.com

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