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Il Foglio Rassegna Stampa
07.07.2026 Davanti alle false partenze di Hamas
Editoriale del Foglio

Testata: Il Foglio
Data: 07 luglio 2026
Pagina: 1
Autore: Il Foglio
Titolo: «Davanti alle false partenze di Hamas»

Riprendiamo dal FOGLIO l'editoriale dal titolo: "Davanti alle false partenze di Hamas"

Immagine di Davanti alle false partenze di Hamas

Ieri Hamas ha fatto un annuncio che, come sempre quando parla il gruppo terroristico della Striscia di Gaza, è stato preso con grande solennità e con poca analisi di quel che si nasconde sotto le promesse. Ha annunciato le dimissioni del “Comitato di emergenza”, così viene chiamata l’amministrazione che governa la Striscia da quando i terroristi hanno accettato di liberare gli ostaggi israeliani e il cessate il fuoco. Il governo di Hamas ha fatto sapere che tutti i dipendenti pubblici rimarranno al loro posto, pronti a lavorare “sotto la responsabilità del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza (Ncag)”. Tutte le procedure amministrative sono state completate, il trasferimento di autorità è pronto e Hamas sostiene di averlo fatto per fermare le azioni israeliane contro i palestinesi nella Striscia.Rimane però una mancanza grande nel comunicato del gruppo e riguarda le armi: Hamas ha ancora in mano fucili, munizioni, ordigni e secondo l’accordo avrebbe dovuto accettare il disarmo per fare in modo che la fase due del piano, che darebbe il via libera alla ricostruzione, inizi a concretizzarsi.

Il Consiglio per la pace di Trump, che ha nominato il Ncag, ha detto che monitorerà gli sviluppi nella Striscia. I rischi maggiori sono legati a Hamas, ovviamente, e poi a Donald Trump, che dimostra una fretta incauta per gli accordi e una fiducia sperticata per chiunque, come gli iraniani, parli di accordi. Trump potrebbe velocizzare l’inizio della seconda fase a Gaza con un Hamas ancora armato. Per ora il presidente americano è distratto e non pensa più molto al suo Consiglio per la pace. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ieri è stato intervistato da Fox News, presto andrà negli Stati Uniti, anche se non esiste ancora una data. L’intervista è stata un tentativo di mostrare che le cose fra lui e l’Amministrazione americana vanno molto bene, ma la verità è che al premier in campagna elettorale (si vota in ottobre) tocca il compito difficile di tenere ancora l’alleato americano, che nel migliore dei casi è distratto e nel peggiore punta al ribasso.


lettere@ilfoglio.it

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