Riprendiamo dal FOGLIO il commento di Giulio Meotti dal titolo: "Dal Golfo alla Germania, Israele è il principale asset militare dell’occidente"

Giulio Meotti
Mentre la Romania firmava un altro contratto con Israele di due miliardi di euro per avere il sistema di difesa terra-aria Spyder (Bucarest ha già l’Iron Dome israeliano), la Germania stava allestendo nel suo territorio altre batterie antimissile israeliane.
Berlino ha aperto una nuova fase per l’uso del sistema Arrow 3: la seconda batteria di difesa aerea israeliana Arrow sarà collocata a Kaufbeuren in Baviera, mentre la prima è già operativa a Holzdorf a sud di Berlino (per la prima volta il sistema è stato posizionato al di fuori di Israele).
Ulteriori siti per Arrow 3 saranno nello Schleswig-Holstein, nel nord della Germania, dove saranno collocati altri lanciatori degli intercettori. In pratica il territorio tedesco sarà difeso da Israele.
L’Arrow 3, sviluppato da Israel Aerospace Industries, è un sistema progettato per fornire una difesa aerea di massimo livello intercettando i missili balistici ancora fuori dall’atmosfera terrestre. E’ considerato il miglior intercettore al mondo. Alla presenza del presidente bavarese Markus Söder, il capo della Luftwaffe Holger Neumann ha detto che la partnership con Israele è “una questione di grande importanza strategica”. La Germania aveva firmato già un contratto da 3,5 miliardi per l’Arrow, il più grande accordo di difesa nella storia di Israele all’epoca. A dicembre, i due paesi hanno firmato un contratto integrativo da 3,1 miliardi per espandere la difesa.
Intanto gli Stati Uniti stanno valutando la possibilità di spostare le loro basi dal Golfo in Israele. Teheran ha preso di mira installazioni militari statunitensi nei paesi del Golfo, con gli Emirati Arabi Uniti che hanno subito più attacchi persino di Israele. Di conseguenza, gli Stati Uniti stanno rivalutando la loro presenza militare nella regione, come ha riportato il Wall Street Journal il 27 giugno. Si prevede una riduzione della base navale nel Bahrain, che ha subito più danni di quanto Washington abbia finora ammesso, e delle forze in Kuwait e Arabia Saudita, incluso il quartier generale della quinta flotta della marina americana in Bahrain. E’ quanto emerge sempre dal Wall Street Journal. La ricostruzione degli edifici danneggiati in Bahrein costerebbe 400 milioni di dollari, mentre il centro studi Center for Strategic and International Studies valuta tra 2,2 e 5,1 miliardi i danni complessivi subiti dalle basi statunitensi nella regione.
Gli Stati Uniti non hanno mai avuto basi in Israele. Nella prima guerra del Golfo del 1991, quando l’Iraq di Saddam Hussein lanciò attacchi senza precedenti con missili Scud contro le città israeliane, gli Stati Uniti inviarono due Patriot e trenta operatori in Israele. Dopo i primi due attacchi diretti iraniani con missili balistici e droni contro Israele, gli Stati Uniti hanno dispiegato il sistema Thaad insieme a cento soldati. All’inizio degli anni ’80, l’allora ministro della Difesa israeliano Ariel Sharon si vantò con i comandanti militari che il Pentagono gli aveva detto che “Israele risparmia agli Stati Uniti di costruire e mantenere altre venti portaerei nel Mediterraneo”.
Mentre l’occidente scopre con ritardo la fragilità delle proprie linee di approvvigionamento e la vulnerabilità delle sue difese, lo stato ebraico offre ciò che nessun altro può garantire: una testa di ponte avanzata capace di reggere urti che altrove produrrebbero collassi a catena. Nel nuovo grande gioco delle potenze, certi avamposti non si sostituiscono. Si difendono.
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