Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo del Jerusalem Post dal titolo: "Lo schema è tragicamente familiare e funziona da secoli: prima arrivano le false accuse, anche le più assurde, che si diffondono rapidamente perché rafforzano la narrazione delle troppe persone che vogliono fortissimamente crederci. Poi arrivano l’esclusione, le vessazioni e infine la disumanizzazione e la violenza"
Scrive Roz Rothstein: Molte persone non hanno mai sentito parlare di Simonino da Trento, un bambino cristiano della cui scomparsa e morte, nel 1475, fu falsamente accusata la comunità ebraica.

Roz Rothstein
Una ventina di ebrei (uomini, donne, bambini) furono torturati per mesi e una dozzina di loro giustiziati, dopodiché la “calunnia del sangue”, la falsa accusa di “omicidio rituale”, si diffuse ben oltre l’Italia, raggiungendo la Germania e tutta Europa, alimentando persecuzioni, espulsioni e istigazione all’odio contro gli ebrei per generazioni (compreso l’Affare di Damasco, dove nel 1840 una dozzina di ebrei furono falsamente accusati, torturati e messi a morte per il presunto “omicidio rituale” di un padre cappuccino ndr).

Il “martirio” del Beato Simonino raffigurato su Palazzo Salvadori, a Trento
La maggior parte delle persone non ha mai nemmeno sentito parlare di un’altra famigerata teoria complottista antisemita: l’accusa agli ebrei d’aver avvelenato i pozzi per diffondere la Peste Nera nel XIV secolo. In tutta Europa, ebrei furono torturati, bruciati vivi, espulsi o massacrati dopo essere stati falsamente accusati d’aver causato quella spaventosa pandemia.
Queste menzogne non rimasero confinate al Medioevo.
La maggior parte delle persone non ha mai sentito parlare del mito cospirativo di Ibn Mashal, che circolò in Marocco alla fine del XVII secolo e raffigurava gli ebrei come spietati sfruttatori dei musulmani. Quella narrazione alimentò i sospetti antisemiti e la demonizzazione degli ebrei che, come accade spesso, alla fine contribuì a scatenare violenze e omicidi.
Le accuse di “omicidio rituale” e altre teorie complottiste antisemite sono continuamente riemerse nel corso della storia, anche nella propaganda nazista che le sfruttò per intensificare l’odio contro gli ebrei e giustificarne la persecuzione e lo sterminio in massa.

L’accusa antisemita di “omicidio rituale” raffigurata sulla prima pagina della rivista nazista Der Sturmer (aprile 1937)
I propagandisti sono perfettamente consapevoli di quello che fanno. Hanno sempre saputo che se una menzogna viene ripetuta abbastanza spesso, può plasmare la percezione pubblica, alimentare l’odio e, infine, istigare alla violenza.
In troppi luoghi del Medio Oriente, comprese le aree governate da Hamas e Autorità Palestinese, è ampiamente documentata l’istigazione all’antisemitismo contro gli ebrei nelle scuole, nei media, nei sermoni, nei programmi per bambini.
Quando ai bambini viene ripetutamente insegnato che gli ebrei sono per natura malvagi e che la violenza contro gli ebrei è sempre giustificata, l’odio diventa normale generazione dopo generazione.
Ecco perché gli ebrei prendono così sul serio le pericolose menzogne sul popolo ebraico.
Noi ebrei lo chiamiamo antisemitismo (o antiebraismo ndr) e lo fronteggiamo con determinazione perché la storia ci ha insegnato cosa succede quando le menzogne sugli ebrei sono ripetute in continuazione, vengono amplificate e finiscono col diventare la “norma”.
Lo schema è tragicamente familiare: prima arrivano le accuse, anche le più assurde; poi arrivano l’esclusione, le molestie, le vessazioni. Infine, la disumanizzazione e la violenza.
Oggi assistiamo di nuovo a questa escalation, in particolare dopo i massacri perpetrati da Hamas il 7 ottobre 2023 in Israele.

Copertina del libro “La matzah di Sion”, pubblicato nel 1983 dall’allora ministro della difesa siriano Mustafa Tlass che trattava dell’Affare di Damasco ribadendo la “calunnia del sangue” secondo cui gli ebrei userebbero il sangue di non ebrei assassinati in rituali religiosi per impastare il pane azzimo. Nel libro, più volte ripubblicato, Tlass sosteneva che gli ebrei sono animati da “odio viscerale verso tutti gli esseri umani e le religioni” e che nessun paese arabo dovrebbe mai firmare la pace con Israele
Nel corso della storia, gli ebrei sono stati ripetutamente presi di mira, isolati nei ghetti, perseguitati, espulsi, assassinati. A volte per il semplice fatto di esistere. Altre volte perché le menzogne avevano generato paura, diffidenza e odio, che a loro volta hanno generato conseguenze mortali.
Ecco perché le antenne del popolo ebraico sono sempre tese. C’è una ragione, e c’è una lunga storia.
Veniamo ai giorni nostri. Notizie sensazionalistiche gonfiate, decontestualizzate o basate direttamente su false accuse contro ebrei e israeliani non nascono dal nulla.
Basterebbero, come esempio, le recenti accuse lanciate da un “articolo d’opinione” sul New York Times, circa cani israeliani che sarebbero “addestrati per violentare” i prigionieri. L’articolo si basava quasi interamente su fonti legate a Hamas o individui noti per aver apertamente celebrato le violenze contro civili israeliani innocenti.
Tuttavia, anche le accuse più inverosimili possono diffondersi rapidamente perché rafforzano la narrazione che fin troppe persone vogliono fortissimamente credere.
Gli ebrei conoscono bene questa dinamica. Così come la conoscono bene coloro che la sfruttano.
Alcuni si domandano: “Perché gli ebrei sono così sensibili alle cose negative che vengono dette sul loro conto e su Israele?”
È perché gli ebrei hanno sperimentato sulla propria pelle le conseguenze delle menzogne e della demonizzazione.

Ogni pretesto è buono (anche il terremoto in Venezuela) pur di descrivere come “mostri” gli ebrei, qui raffigurati con i tratti inconfondibili delle caricature antisemite in stile nazista (da: Il Fatto Quotidiano)
Perché sappiamo che le parole contano.
La storia ha ripetutamente dimostrato che dipingere gli ebrei come mostri senza eguali, come intrinsecamente malvagi, può portare – e di fatto porta – alla discriminazione, alla violenza e anche all’assassinio.
Come non si stancano di ricordare studiosi ed esperti, “la Shoah non è iniziata con le camere a gas: è iniziata con le parole”.
Questo principio dovrebbe valere per tutti, non solo per gli ebrei. L’odio sfrenato, la disumanizzazione, la propaganda rivolta contro un qualsiasi gruppo di persone possono avere conseguenze devastanti.
Dovremmo tutti prestare maggiore attenzione alle nostre parole ed essere pronti a contrastare le pericolose menzogne prima che si diffondano e attecchiscano.
Non viene mai nulla di buono dal trasformare degli esseri umani in mostri nell’immaginario collettivo.
Dovremmo tutti fare squadra contro coloro che diffondono propaganda di odio e dire, con convinzione: “Non contate su di me, io non ci sto”.
(Da: Jerusalem Post, israele.net, 17.5.26)