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Informazione Corretta Rassegna Stampa
02.07.2026 La guerra dei mille giorni?
Commento di Michelle Mazel

Testata: Informazione Corretta
Data: 02 luglio 2026
Pagina: 1
Autore: Michelle Mazel
Titolo: «La guerra dei mille giorni?»

La guerra dei mille giorni?

Commento di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)

https://israel247.org/la-guerre-des-mille-jours-351757.html 

 

Michelle Mazel

 

Non si tratta di una commemorazione. Del resto, se ne parla solo in Israele. Sono trascorsi esattamente mille giorni da quando le orde fanatiche di Hamas, accecate dall'odio e dalla droga, si sono riversate nei villaggi e nei kibbutz di confine di Israele. I terroristi non hanno minimamente cercato di nascondere i loro crimini. Anzi, loro stessi hanno filmato e diffuso le atrocità commesse il 7 ottobre 2023. Uno spettacolo straziante, tuttora disponibile online. Stupri, torture, omicidi: nemmeno i neonati sono stati risparmiati, il tutto al grido di “Allah Akbar.”  Poi se ne sono andati, trascinando con sé duecentocinquantuno ostaggi, tra cui una giovane madre che stringeva a sé i suoi due figlioletti in tenera età. Tuttavia, non è questo che oggi attira l'attenzione al di fuori di Israele. Si preferisce non soffermarsi su questa terribile tragedia ma piuttosto cercare di dimenticarla, se non addirittura di cancellarla. Nella migliore delle ipotesi, riconoscerla a bassa voce, cercando improbabili giustificazioni. Così diventa più facile condannare il riflesso difensivo di Israele, che, colpito nel profondo, aveva osato reagire. Soprattutto perché Hamas aveva approfittato della sua offensiva per lanciare migliaia di missili contro l'intero territorio israeliano.  Una campagna perfettamente orchestrata – forse in preparazione da lungo tempo – ha gradualmente trasformato i carnefici in vittime, i terroristi di Hamas in eroi e in valorosi combattenti per la Palestina, e Israele in mostro genocida. Una visione manichea che non lascia spazio al destino degli ostaggi, affamati e torturati nei tunnel sotterranei di Gaza.  Appena un fugace moto di compassione per i due piccini dai capelli rossi, strangolati a mani nude per soffocare i loro pianti. Il messaggio fondamentale da trarre da questi mille giorni è che non rappresentano né un inizio né una fine. Il conflitto scoppiato apertamente il 7 ottobre 2023 non era che l'ultimo episodio di un combattimento di lunga data, iniziato con la Rivoluzione islamica del 1979, che aveva trasformato l'Iran, un tempo alleato, in una teocrazia islamica mascherata da repubblica, che ha come obiettivo primario la distruzione di Israele. Sono gli ayatollah a finanziare e ad armare Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano e gli Houthi nello Yemen. Il ruolo di questi movimenti terroristi è quello di tormentare  e indebolire lo Stato ebraico mentre Teheran porta avanti il ​​suo programma nucleare, il cui completamento, secondo i leader iraniani, annienterebbe quello che essi definiscono un “cancro” nel cuore del Medio Oriente. Per raggiungere questo obiettivo, il regime è disposto a dirottare le ricchezze del proprio Paese, a scapito del suo sviluppo economico e del benessere della sua popolazione. E’ da lungo tempo che Israele lo sa e che i suoi governi che si sono succeduti l'hanno costantemente denunciato. Ma il pericolo non riguarda solo lo Stato ebraico.  Un accordo volto a limitare il programma nucleare iraniano fu raggiunto sotto l'egida del presidente Barack Obama da una coalizione di potenze internazionali.  Denunciato come insufficiente da Donald Trump, che ha deciso di ritirarsi, rimane tuttora al centro del conflitto. I leader iraniani continuano a difendere quello che presentano come il loro “diritto” a perseguire il programma nucleare e a voler conservare l'uranio arricchito.


takinut3@gmail.com

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