giovedi` 02 luglio 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

In Italia stavamo per ospitare un terrorista (Video di Ciro Principe) 08/06/2026


Clicca qui






Il Giornale Rassegna Stampa
02.07.2026 7 ottobre mille giorni
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 02 luglio 2026
Pagina: 1
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «7 ottobre mille giorni»

Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi, 02/07/2026, il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "7 ottobre mille giorni"

 

 
Fiamma Nirenstein

 

E’ bello essere ebreo in questo momento. Mentre una pazza folla si agita gridando slogan privi di qualsiasi significato ragionevole, e il fiume e il mare non hanno più né nome né significato, e si dice genocidio di una vicenda in cui i palestinesi da circa 150mila nel 1948 ora sono circa due milioni, mentre si assiste a un impazzimento che rovescia il senso dei diritti umani regalandoli a una civiltà che schiavizza le donne e uccide gli omosessuali, e i giornali si pascono di numeri inventati e mai verificati, c’è un piccolissimo popolo, lo 0,2 per cento dell’umanità, 15 milioni circa in tutto il mondo, che non mente, tiene duro su alcune acquisizioni fondamentali della civiltà occidentale: rischiare per difendere i propri figli, osare per sostenere la democrazia, credere nelle bontà della propria missione nel mondo qualsiasi cosa si debba ascoltare o subire lungo la strada da aggressioni armate, da noiosi  intellettuali conformisti, da titoli di giornali insensati, da signore che un tempo ti invitavano a cena. 

 

A tutta questa gente:  il nuovo messaggio degli ebrei è molto cambiato da quello disperato del passato, dal grido della sofferenza delle persecuzioni. Spesso gli ebrei hanno discusso sull’interpretazione della loro storia, lo studioso Salo Baron “sulla concezione lacrimosa della storia” discuteva, nel 1928, l’idea che per gli ebrei il medioevo fosse stato un incubo, dato che la loro luminosità teologica e filosofica risplendeva. Oggi sia chiaro: nello stupore, nel disappunto, nella rabbia, anche nella legittima paura, nel disgusto verso chi dal 7 di ottobre non ha trovato di meglio che alimentare una spaventosa, fantasiosa, ben finanziata macchina di antisemitismo che va dalle spillette sull’aitante modello palestinese di Prada con una mappa da cui Israele è cancellata, agli eccidi di Manchester e di Bondi, fino alle cacciate dai festival, dall’università, dagli stadi, dalle mostre, le ronde antisemite a Salonicco e le cacce all’ebreo a Londra.  non ci sperate. noi combatteremo con le unghie e coi denti, come abbiamo fatto dopo quella che sembrava un colpo insostenibile, mille giorni or sono, e dopo che da quel giorno, ogni altro giorno, alla crudeltà del corpo, dello stupro, del tentativo genocida, si è aggiunta una tortura psicologica che doveva rinchiuderci in casa a piangere non solo sui morti, ma anche sugli ebrei vivi malvoluti da tutti, in attesa di essere seviziati a loro volta, in Israele e nella diaspora il senso della nostra identità, del suo significato per tutto il mondo, il verbo di chi per primo ha insegnato le tavole della legge e “ama il prossimo tuo come te stesso” è più che chiaro. Gli ebrei resisteranno, l’evidente tentativo di eliminazione di Israele e della sua gente fallirà miseramente. Come disse Golda a Kissinger che la voleva fermare durante la guerra del 73: non ci sono più gli ebrei con le ginocchia tremanti.

 

E oggi, vale la pena di ricordare che a lui che diceva “sono americano segretario di Stato e poi ebreo” rispose”Noi ebrei leggiamo da destra a sinistra”. In ottant'anni, subito dopo che i cieli si erano oscurati nella  Shoah, gli ebrei decimati e smagriti, orfani e vedovi, finalmente a casa hanno costruito un Paese fiorito tornando nella loro terra ancestrale, unici aborigeni, e hanno misurato la loro forza in medicina, agricoltura, tecnologia, letteratura, musica, e in un esercito formidabile. La forza dell’esercito è stata misurata solo dalla costrizione della difesa dalla morte, perché questo è stato promesso dalla nascita allo Stato Ebraico. Dai documenti si vede che gli arabi non chiedevano ne terra né libertà,ma l’obliterazione degli ebrei, Yehud, e così dalla nascita del movimento palestinese. La forza militare è oggi proporzionata alla forza dell’aggressione da ogni lato. La distruzione, e ogni persona esperta di warfare sa che la guerra asimmetrica porta la parte senza divisa a usare ospedali, moschee, scuole, fino all’ultima camera dei bambini, tutto sopra le gallerie, non può che essere altamente distruttiva. E tuttavia i numeri dei morti, come gli studi di Spencer e della Harry Jackson Society hanno dimostrato, sono fasulli. Le accuse sui bambini uccisi, assurde come ha dimostrato la gaffe del New York Times che ha pubblicato la foto di un povero bambino malato di fibrosi cistica.  Ma questo ormai conta poco nella coscienza woke  e islamica,che cerca la distruzione del popolo ebraico morando diritto al sionismo.

 

Questa versione ha adattato vecchi libelli: “colonizzatori”, perché questo secondo la vecchia versione di sinistra fa degli ebrei degli oppressori di poveri; “apartheid”, perché questo esalta l’idea che la loro versione di “popolo eletto” che, poichè bianco e occidentale (cosa che non è) è razzista; e genocida, la classica indicazione di Goebbels per cui gli ebrei volevano sterminare il popolo tedesco, cioè un immenso piano ebraico di conquista mondiale. In realtà, nessuna ripetuta, ossessiva menzogna, sanzione, talkshow, ha disarmato gli ebrei, o li ha spinti fuori dalla scena pubblica, neppure all’Eurovision con “Michelle”: nel giro di tre terribili anni di recupero dalla peggiore sconfitta dopo la Shoah, Israele ha saputo sconfiggere Hamas a Gaza, nonostante il rapimento di massa e le proibizioni di Biden, e eliminare tutti i suoi peggiori capi da Hanyeh,a Deif, a Sinwa; affrontare i duecentomila missili degli Hezbollah al servizio dell’Iran, e eliminarne l’invulnerabile capo, Hassan Nasrallah, stringere un patto col Libano; costruire un avamposto sulle ambigue forze siriane; creare un sostanziale rapporto di rispetto nonostante tante convolute vicende con gli USA, e con numerosi Paesi Arabi, latino americani, balcanici, con l’India e con parte dell’Europa più lungimirante; e soprattutto affrontare a viso aperto il nemico acerrimo, l’Iran che ha giurato di fare a pezzi Israele in nome dell’Islam,  volando fino a Teheran in due diverse guerre, una iniziata autonomamente e solo all’ultimo seguita con la distruzione tramite i B2 americani delle strutture atomiche.

 

Un’opera incompiuta? Certo e così resterà: il popolo ebraico, mai così unito e mai così consapevole della sua storia trimillenaria, dei suoi grandi doni all’umanità, sa affrontare per primo il faccia a faccia con l’islam radicale che l’Europa non si decide a fronteggiare; mentre la diaspora soffre l’odio contro gli ebrei che si manifesta soprattutto nelle vesti di un’ aggressione maniacale nei confronti di Israele. Dal 7 di ottobre, non da prima, l’Onu ha sanzionato Israele centinaia di volte, l’Europa è sulla sua stessa strada. Ieri sono finite le scuole: i bambini che sono corsi nei rifugi per due anni, tuttavia giuocano e cantano a Gerusalemme. Quest’anno, l’anno prossimo, con le unghie e coi denti, in tutto il mondo.   

Per inviare la propria opinione al Giornale, telefonare: 02/85661, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

 


segreteria@ilgiornale.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT