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israele.net Rassegna Stampa
02.07.2026 Un tantino ipocrita: l’agenzia di stampa dell’Autorità Palestinese promuove reinsediamento e integrazione di tutti i profughi del mondo, tranne i palestinesi (sono troppo utili da usare come un’arma puntata in eterno contro Israele)
Commento di Palwatch.org

Testata: israele.net
Data: 02 luglio 2026
Pagina: 1
Autore: Palwatch.org
Titolo: «Un tantino ipocrita: l’agenzia di stampa dell’Autorità Palestinese promuove reinsediamento e integrazione di tutti i profughi del mondo, tranne i palestinesi (sono troppo utili da usare come un’arma puntata in eterno contro Israele)»

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo di Palwatch.org dal titolo: "Un tantino ipocrita: l’agenzia di stampa dell’Autorità Palestinese promuove reinsediamento e integrazione di tutti i profughi del mondo, tranne i palestinesi (sono troppo utili da usare come un’arma puntata in eterno contro Israele)"

 

Scrive Itamar Marcus: WAFA, l’agenzia di stampa ufficiale dell’Autorità Palestinese, ha recentemente ripubblicato una dichiarazione dell’UNHCR (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) che sollecita il reinsediamento di milioni di profughi in tutto il mondo.

Itamar Marcus

L’articolo della WAFA è molto significativo perché presenta, senza sollevare nessuna obiezione, l’autentica soluzione umanitaria perseguita dalle Nazioni Unite riguardo alle comunità di profughi: porre fine allo status di profugo e aiutare i rifugiati a costruirsi una nuova vita nei nuovi paesi di residenza.

Lo striscione con la scritta “I servizi UNRWA sono nostro diritto fino al Ritorno” è stato fotografato in Cisgiordania, dove l’UNRWA assiste circa 900mila palestinesi registrati come “profughi” benché vivano in terra palestinese e per la stragrande maggioranza sotto Autorità Palestinese

Secondo la dichiarazione dell’UNHCR – pubblicata dalla WAFA senza critiche né obiezioni – circa 2,4 milioni di profughi in tutto il mondo avranno bisogno di essere reinsediati entro il 2027 perché corrono rischi nei loro paesi d’origine e non possono farvi ritorno in sicurezza.

La soluzione promossa non è quella di preservare il loro status di profughi per sempre, né di alimentare di generazione in generazione all’infinito l’illusione di insediarsi in luoghi dove personalmente non hanno mai vissuto.

Piuttosto, la WAFA cita l’appello dell’UNHCR a favore del reinsediamento come “una soluzione duratura” che “contribuisce a interrompere il ciclo degli sfollamenti per le generazioni future”.

Il che è esattamente l’opposto del ruolo politico svolto dall’UNRWA nel caso palestinese, e sempre sostenuto dall’Autorità Palestinese.

Per i palestinesi, l’UNRWA preserva ed estende lo status di profugo, tramandandolo indefinitamente a tutti i discendenti.

Anziché “interrompere il ciclo degli sfollamenti”, l’UNRWA lo alimenta.

Invece di aiutare i palestinesi a costruirsi un futuro stabile nei luoghi in cui vivono, l’UNRWA mantiene milioni di persone definite “profughi” e dice loro che hanno il “diritto” di “tornare” in luoghi all’interno di Israele in cui non sono mai stati e in cui non potranno mai stabilirsi.

La pubblicazione da parte dell’agenzia WAFA della dichiarazione dell’UNHCR mette in luce un ipocrita doppiopesismo.

Quando i profughi sono afghani, sudanesi, siriani, sud-sudanesi o rohingya, il reinsediamento viene presentato come una misura umana, urgente, che crea stabilità e salva vite umane.

Quando i profughi sono palestinesi, l’Autorità Palestinese rifiuta la stessa soluzione umanitaria perché disinnescherebbe l’arma politica del cosiddetto “diritto al ritorno”.

L’Autorità Palestinese non vuole una soluzione umanitaria. Vuole che gli abitanti dei campi profughi continuino a patire e vivere a stento di aiuti internazionali come presunti “profughi”, per essere usati come armi politiche permanenti puntate contro Israele.

Titolo: «UNHCR: Circa 2,4 milioni di profughi nel mondo avranno bisogno di essere reinsediati nel 2027»

Testo: «Quella che segue è la dichiarazione dell’UNHCR: (…) “Gli afghani rimangono il gruppo più numeroso che necessita di reinsediamento, seguiti dai profughi provenienti dal Sud Sudan, dal Sudan, dalla Siria e dai rifugiati rohingya che si trovano principalmente in Bangladesh e continuano ad affrontare rischi gravi con limitate alternative (…)

Il reinsediamento, che è stata la prima soluzione implementata dalla comunità internazionale dopo la Seconda Guerra Mondiale, è un pilastro fondamentale dell’impegno dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Barham Salih, volto a dimezzare entro il 2035 il numero di profughi in situazioni di sfollamento prolungato che dipendono dall’assistenza umanitaria.

Mentre quest’anno celebriamo il 75esimo anniversario della Convenzione sui Rifugiati del 1951, è più cruciale che mai rinnovare il nostro impegno a favore di protezione e soluzioni.

Il reinsediamento contribuisce ad alleviare la pressione sui paesi ospitanti, rafforza le partnership, favorisce la stabilità e aiuta a ridurre i pericolosi spostamenti successivi.

Ampliare il reinsediamento è urgente e fattibile. Aumentare le quote, coinvolgere un maggior numero di paesi e accelerare l’elaborazione delle pratiche garantirebbe che questo strumento salva-vita raggiunga un numero maggiore di persone fra quelle che ne hanno più bisogno.

Il reinsediamento non è un atto di carità, ma una soluzione duratura che aiuta a interrompere il ciclo degli sfollamenti per le generazioni future”.»

(WAFA, agenzia di stampa ufficiale dell’Autorità Palestinese, 17 giugno 2026)

È tempo che l’UNRWA avvii il processo di reinsediamento degli arabi i cui progenitori sfollarono da Israele durante i combattimenti della guerra scatenata dai Paesi arabi nel 1948, affinché possano finalmente iniziare una vita indipendente e libera nei luoghi in cui sono nati e in cui vivono.

(Da: palwatch.org, 29.6.26)

 


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