Riprendiamo dal FOGLIO il commento di Giulio Meotti dal titolo: "Dissenso all'Onu. Così la lettera sui crimini del 7 ottobre è stata boicottata. Il caso della relatrice Edwards"

Giulio Meotti
Alice Edwards è la relatrice speciale dell’Onu sulla tortura. Dopo il 7 ottobre, la Edwards fu la sola dirigente delle Nazioni Unite a visitare i kibbutz israeliani attaccati da Hamas, incontrò sopravvissuti e familiari degli ostaggi e raccolse testimonianze sulle atrocità commesse dai terroristi di Gaza. A gennaio 2024, tra 86 esperti dell’Onu, solo due firmarono la dichiarazione della Edwards sulle atrocità del 7 ottobre in cui si chiedevano indagini su stupri, torture, mutilazioni e uccisioni di civili. Uno dei due firmatari era la Edwards, che rivela che i colleghi hanno boicottato la lettera con un “sforzo concertato” per impedire che aspetti del massacro di Hamas venissero registrati dal Palazzo di vetro. In una conversazione tenutasi martedì a Londra con l’avvocato Adam Wagner KC, la Edwards ha raccontato una vera e propria congiura del silenzio.
“Quella lettera è un elenco di accuse su ciò che è accaduto il 7 ottobre ed è stata firmata solo dal relatore speciale sulle esecuzioni sommarie extragiudiziali e da me” ha detto la Edwards. “Altri relatori speciali e gruppi di lavoro avrebbero voluto firmare, ma anche loro sono stati bullizzati da altri per non firmare e c’è stato questo sforzo concertato affinché questa lettera non mettesse agli atti alcune delle accuse ricevute”.
La Edwards, il cui mandato termina a luglio, ha affermato che la versione finale era significativamente più debole rispetto alla sua bozza originale. “C’è stata una campagna per impedire che quella lettera venisse pubblicata. Ci sono state settimane di bullismo e di tentativi di dissuadermi dallo scriverla, dicendomi che tutto ciò che conteneva era falso. Tutti i commenti di queste persone sono stati presi in considerazione, quindi la lettera si è ristretta notevolmente”. La Edwards, avvocato, studiosa e negoziatrice australiana, è stata nominata nel 2022 per questo ruolo che indaga sulle accuse di tortura in tutto il mondo. Come parte del suo lavoro, la Edwards può effettuare una sola visita ufficiale all’anno in un paese per indagare sulle accuse di tortura. Così nel dicembre 2024 ha compiuto un viaggio autofinanziato nel sud di Israele per documentare il 7 ottobre. “Quando avviene qualcosa di quella portata e avviene in tempo reale è importante essere presenti e indagare”. Ha descritto il 7 ottobre come “uno dei più grandi rapimenti di massa di persone in un’unica soluzione nella storia moderna”. “Credo di essere l’unico relatore speciale che abbia mai chiesto di andare alla missione israeliana per vedere i video e le prove documentate”, ha detto la Edwards al giornale olandese Volkskrant.
Nel suo rapporto, “Hostage Taking as Torture”, la Edwards esamina il fenomeno degli ostaggi in vari conflitti, dalla Colombia all’Iraq, passando per Ucraina, Iran e Nigeria. “Cosa hanno in comune questi scenari? E’ il maltrattamento degli individui che viene usato come leva. Non si tratta solo di avere un individuo, ma della minaccia che sta subendo torture. Quella paura iniziale è molto grave e poi, naturalmente, attraverso il tormento di ciò, la separazione dalle famiglie, l’isolamento, nessuna prova di vita per mesi e mesi, e nel caso di Hamas e del Jihad islamico palestinese, l’essere detenuti nelle scuole dell’Unrwa, nei tunnel, nelle moschee”.
La Edwards ha anche detto che i relatori speciali sono sempre più sostenuti da “una manciata di governi per controllare i diritti umani”. Qualche settimana fa, UN Watch ha pubblicato un rapporto su come i regimi autocratici sono stati decisivi nella nomina di molti relatori speciali dell’Onu. Il caso di dissenso di Edwards ricorda quello di Alice Wairimu Nderitu, la keniota che era consigliere speciale per la prevenzione del genocidio. Ha chiesto un cessate il fuoco a Gaza. Ma il suo “peccato” agli occhi dei funzionari internazionali è stato quello di dare valore alle vite degli israeliani e dei palestinesi, condannare la barbarie del massacro di Hamas e chiedere il rilascio degli ostaggi israeliani.
E così non le è stato rinnovato l’incarico, perché è rimasta ferma nella sua convinzione che la guerra di Israele con Hamas non costituisce genocidio. Il suo ufficio ha pubblicato un documento guida su “quando riferirsi a una situazione come ‘genocidio’”. Tale definizione, ha affermato Nderitu, include la Shoah, il genocidio in Ruanda, il massacro serbo dei musulmani bosniaci e potrebbe includere le uccisioni etniche che si stanno verificando in Sudan. La campagna di autodifesa di Israele non si qualifica come tale. La guerra contro Hamas ha causato vittime, ma la strategia di Israele mira a smantellare un regime terroristico, non a eliminare un gruppo etnico.
La Edwards ha anche lasciato intendere che forse l’Onu bisogna archiviarlo: “Tutti noi desideriamo che le Nazioni Unite siano un organismo solido, ma anche onesto e obiettivo, e se non sono in grado di svolgere questo compito forse dobbiamo iniziare a pensare a cosa potrebbe sostituirle”. L’uscita di scena del segretario generale Guterres potrebbe essere l’occasione buona.
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