Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Paolo Montesi dal titolo: "L’Austria manda i giovani nel mondo per fare i conti con il passato nazista"

Da quasi trent’anni il Servizio Austriaco all’Estero offre un’alternativa alla leva militare impegnando centinaia di ragazzi nella memoria della Shoah e nella lotta contro l’antisemitismo
Per molti anni l’Austria ha preferito raccontarsi come la prima vittima del nazismo, relegando in secondo piano il ruolo che migliaia di suoi cittadini ebbero nell’ascesa di Adolf Hitler e nella macchina dello sterminio. Quel racconto ha cominciato a incrinarsi soltanto tra gli anni Ottanta e Novanta, quando il dibattito pubblico e la ricerca storica hanno imposto una riflessione più onesta sulle responsabilità del Paese. Da quella presa di coscienza è nato uno dei progetti più originali d’Europa per trasmettere la memoria della Shoah alle nuove generazioni, trasformando proprio i giovani austriaci nei protagonisti di un percorso di responsabilità civile.
Dal 1998 il programma Austrian Service Abroad offre infatti ai ragazzi appena usciti dal liceo la possibilità di svolgere un anno di servizio all’estero in alternativa al servizio militare. Per dieci mesi lavorano a tempo pieno presso musei ebraici, memoriali della Shoah, archivi, istituti di ricerca e organizzazioni impegnate nella conservazione della memoria dell’Olocausto. Le istituzioni che li ospitano non sostengono alcun costo e ricevono un contributo umano prezioso, mentre i volontari affrontano un’esperienza destinata a cambiare profondamente il loro rapporto con la storia del proprio Paese.
«Il programma è nato dal lungo e difficile percorso con cui l’Austria ha affrontato il proprio passato legato al nazionalsocialismo e alla Shoah», spiega Jean Lou Cloos, direttore dell’Austrian Service Abroad. «Per decenni il nostro Paese ha insistito soprattutto sulla propria condizione di vittima della Germania nazista. In seguito è diventato sempre più chiaro che molti austriaci furono anche autori, sostenitori e beneficiari dei crimini nazisti.»
Dal 1998 hanno partecipato al progetto 1.323 giovani, l’85 per cento dei quali uomini, distribuiti oggi in sessantasei Paesi. Prestano servizio in luoghi simbolo della memoria come Auschwitz, Yad Vashem, musei ebraici europei, centri di documentazione e istituzioni educative negli Stati Uniti, contribuendo alla ricerca storica, alla catalogazione degli archivi, alla preparazione di materiali didattici e ai programmi rivolti alle scuole.
Tra loro c’è Robin Bigga-Piskernig, diciannove anni, impegnato quest’anno presso la Sousa Mendes Foundation di Long Island, negli Stati Uniti. La fondazione custodisce la memoria del diplomatico portoghese Aristides de Sousa Mendes, che nel 1940 salvò migliaia di ebrei e di altri profughi rilasciando visti contro le disposizioni del proprio governo. Per il giovane volontario questa esperienza rappresenta anche un modo concreto con cui l’Austria continua a riparare ai propri errori storici.
«Per me questo programma è una forma con cui il nostro Paese cerca di rimediare a ciò che è accaduto durante la Seconda guerra mondiale», racconta Bigga-Piskernig. In questi mesi ha lavorato alla traduzione di una graphic novel dedicata a Sousa Mendes in inglese, francese e tedesco, alla preparazione di un progetto sui passaporti degli anni Quaranta e a un’iniziativa dedicata a Sigmund Freud e alla sua fuga dall’Austria dopo l’Anschluss.
Olivia Mattis, presidente della Sousa Mendes Foundation, spiega che il contributo dei giovani austriaci ha modificato profondamente le attività della fondazione. Grazie al loro lavoro sono nati nuovi materiali educativi, un mazzo di carte dedicato ai Giusti che salvarono gli ebrei durante la Shoah, graphic novel destinate agli studenti e un’intensa attività sui social network, pensata soprattutto per raggiungere i più giovani.
Fra i progetti più significativi figura anche l’Anne Frank Sapling Project, dedicato ai germogli del celebre ippocastano che Anne Frank osservava dalla finestra del suo rifugio segreto ad Amsterdam e che citò più volte nel suo diario. Dopo la morte dell’albero originale, avvenuta nel 2010, alcuni suoi germogli sono stati distribuiti in luoghi della memoria in tutto il mondo. Uno di essi verrà piantato il mese prossimo presso il Museo Sousa Mendes in Portogallo, creando un legame simbolico tra Anne Frank e Aristides de Sousa Mendes, che contribuì a salvare anche un cugino del padre della giovane ebrea.
Il valore del programma va oltre il lavoro svolto nei musei e negli archivi. Ogni volontario torna in Austria con una conoscenza diretta della Shoah, delle sue conseguenze e delle responsabilità storiche del proprio Paese. In un’epoca nella quale l’antisemitismo torna a manifestarsi con forza in molte società occidentali e cresce il numero di giovani che conoscono sempre meno la storia dello sterminio degli ebrei, l’Austria ha scelto di investire proprio sulle nuove generazioni, affidando a loro il compito più difficile e più necessario: trasformare la memoria in responsabilità.