Rendete a Cesare ciò che è giusto, certo; ma anche a Israele! Commento di Michelle Mazel
Testata: Informazione Corretta Data: 25 giugno 2026 Pagina: 1 Autore: Michelle Mazel Titolo: «Rendete a Cesare ciò che è giusto, certo; ma anche a Israele!»
Rendete a Cesare ciò che è giusto, certo; ma anche a Israele!
È stato davvero un bello spettacolo quello a cui abbiamo assistito domenica scorsa in Svizzera. Per questo primo contatto, la Repubblica Islamica dell'Iran aveva scelto Mohammad Bagher Ghalibaf, Presidente del Parlamento iraniano, per guidare la delegazione. Prima della morte della Guida Suprema Ali Khamenei, Ghalibaf godeva già del sostegno di personalità religiose e militari. Era accompagnato dal Ministro degli Esteri Abbas Araghchi e dal portavoce del Ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei. Giunta in Svizzera la sera precedente, la delegazione annoverava anche rappresentanti dei settori petrolifero e bancario. Sul posto erano presenti anche i mediatori, che in precedenza non si erano risparmiati pur di ottenere un cessate il fuoco e poi per far sì che le parti si accordassero su un quadro di riferimento per i negoziati.
Da parte pakistana, il Primo Ministro Shehbaz Sharif e il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito pakistano, Syed Asim Munir. In rappresentanza del Qatar, il Primo Ministro Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, che è anche Ministro degli Affari Esteri, era arrivato prima del fine settimana per assicurarsi che tutto procedesse senza intoppi. Dall'altra parte, il Presidente americano aveva inviato i suoi due negoziatori più esperti, suo genero Jared Kushner e Steve Witkoff, sotto la supervisione del vicepresidente JD Vance. I calorosi abbracci e il cordiale rapporto sono stati momentaneamente interrotti da una dichiarazione inopportuna di Trump che ha indotto la delegazione iraniana ad andarsene, per poi essere convinta a tornare poco dopo. L'assenza di due parti particolarmente interessate a questi negoziati a quanto pare non ha preoccupato nessuno. Il Libano, innanzitutto, coinvolto suo malgrado da Hezbollah, che ha continuato a violare il cessate il fuoco. Ma l'organizzazione terroristica poteva contare sul suo capo iraniano, che l'aveva costretta ad aprire un secondo fronte contro Israele e che la difendeva strenuamente. Infine, c'era Israele. Lo Stato ebraico non era stato invitato e non gli era stato nemmeno offerto un posto come osservatore. È comunque curioso. Certo, la Repubblica islamica dell'Iran non ha mai riconosciuto quella che chiama “l'entità sionista” e che descrive come un cancro da estirpare. Ma che dire degli Stati Uniti? Hanno forse dimenticato così facilmente che Israele ha combattuto al loro fianco, inviando la sua aviazione in centinaia di sortite ad alto rischio e infliggendo colpi decisivi, decapitando il governo? Che la popolazione israeliana, sottoposta a un bombardamento di missili giorno e notte, abbia pagato un prezzo altissimo? Decine di grandi aerei americani per il rifornimento in volo sono ancora parcheggiati all'aeroporto Ben Gurion, testimoni silenziosi di questa passata solidarietà. Ma questo è successo ieri. Oggi è necessario riaprire lo Stretto di Hormuz e far scendere il prezzo del petrolio. L'Iran e gli Stati Uniti hanno concordato una tabella di marcia per raggiungere un accordo di pace e hanno anche deciso di creare una “cellula di de-escalation” che includa il governo libanese al fine di “garantire il rispetto della fine delle operazioni militari in Libano.” Da parte di chi esattamente?