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Setteottobre Rassegna Stampa
23.06.2026 Per chi suona la sirena. Il coraggio di vivere
Commento di Luciano Assin

Testata: Setteottobre
Data: 23 giugno 2026
Pagina: 1
Autore: Luciano Assin
Titolo: «Per chi suona la sirena. Il coraggio di vivere»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Luciano Assin dal titolo: "Per chi suona la sirena. Il coraggio di vivere"

Per chi suona la sirena. Il coraggio di vivere

Una giornata di normalità ostinata nel nord d’Israele, mentre tutti sanno che la tregua potrebbe essere soltanto una pausa tra due guerre

 

Questo sabato abbiamo ospitato gli abitanti di un altro kibbutz, anch’esso situato al nord, molto più colpito del nostro: decine delle loro abitazioni sono state colpite da razzi anticarro e missili sparati da Hezbollah. È stata una giornata molto piacevole e piena di umanità nella sua semplicità.

La giornata è cominciata con il tradizionale brunch che si svolge nella sala comune del kibbutz. Grazie agli ospiti, più di un centinaio, il locale era gremito, ma tutto si svolgeva secondo un copione e dei codici prestabiliti per chi abita in un kibbutz.
Molta calma, cortesia e senso di appartenenza. Tutti sorridenti e amichevoli, come se ci conoscessimo da sempre. Per chi vive in questo tipo di società è molto facile riconoscere a occhio nudo un kibbutznik. Dopo aver rifocillato il corpo è venuto il momento di cibare lo spirito.

A questo ha pensato la compagnia di danza moderna dei kibbutzim, che ha la sua sede a una ventina di chilometri da dove abitiamo. Una dozzina di ballerini si sono esibiti sul prato principale del kibbutz, niente palco e niente giochi di luci, solo arte allo stato puro. Ma il vero spettacolo consisteva nell’aver saputo coinvolgere il pubblico, bambini e adulti, che hanno partecipato di buon grado alle improvvisazioni che intervallavano lo spettacolo vero e proprio.

Conclusa la parte culturale rimaneva da soddisfare soltanto il lato ludico. A questo ci ha pensato la piscina, dove adulti e bambini hanno potuto lasciarsi alle spalle, sia pure per qualche ora, le preoccupazioni quotidiane che assillano ognuno di noi. Ad aggiungere un tocco di coesistenza pacifica ci ha pensato una famiglia drusa che ha improvvisato una bancarella dove vendere le proprie specialità gastronomiche, doppiamente apprezzate, sia perché veramente buone, sia perché stando a mollo nell’acqua viene sempre una certa fame.

L’atmosfera era idilliaca: noi felici di ospitarli e loro contenti di evadere dalla routine quotidiana. Tutti sorridenti, ma contemporaneamente pensierosi sui possibili sviluppi di questa situazione di stallo che molti chiamano tregua. I commentatori israeliani, così come i loro colleghi stranieri, non si stancano di interpretare i nuovi equilibri e stabilire chi ha vinto e chi ha perso, come se fossimo al Mondiale.

Alla luce della situazione attuale hanno perso quasi tutti: israeliani, palestinesi, libanesi e il popolo iraniano. E il futuro non lascia presagire niente di buono. La tregua odierna è il preludio alla prossima guerra, presumibilmente più sanguinosa e feroce di quella attuale. Ci vuole molta buona volontà e molta speranza per superare questa situazione che da quasi tre anni insanguina la regione. E soprattutto ci vuole coraggio, molto coraggio: il coraggio di vivere.


info@setteottobre.com

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