Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, il commento di Luigi Yitzhak Diamanti dal titolo: "L’accordo Usa-Iran minaccia l’Occidente, non solo Israele: il regime resta in piedi, il terrorismo viene alimentato"

Il regime iraniano non è caduto. Questa è la realtà che nessuno dovrebbe ignorare. Mentre molti festeggiano un accordo che viene presentato come una svolta storica, io continuo a vedere una minaccia che rimane intatta. Gli ayatollah sono ancora al loro posto, il loro apparato militare è ancora operativo, la loro propaganda continua a diffondersi e i loro tentacoli continuano a estendersi attraverso il Medio Oriente. L’accordo? Forse una pausa. Forse un rinvio. Ma certamente non una soluzione.
Il rischio per Israele resta enorme. Ma chi pensa che riguardi soltanto Israele commette un errore gravissimo. La minaccia rappresentata dal regime iraniano riguarda anche l’Europa, l’Occidente e tutti coloro che credono nella libertà e nella democrazia. Negli ultimi anni abbiamo visto troppe esitazioni, troppi compromessi, troppe illusioni. Ogni volta che il mondo ha scelto di guadagnare tempo invece di affrontare il problema, il regime iraniano ha utilizzato quel tempo per rafforzarsi, armarsi e diffondere ancora più odio. Israele si trova ancora una volta in prima linea, spesso sola, a fronteggiare una minaccia che molti preferiscono non vedere. Ma la storia ci insegna che quando si chiudono gli occhi davanti al fanatismo, il prezzo lo pagano tutti.
Da sionista, da ebreo, non posso accettare che la sicurezza di Israele venga subordinata a convenienze politiche, interessi economici o calcoli elettorali. Oggi più che mai abbiamo il dovere morale di dire la verità: la pace non si costruisce concedendo respiro a chi sogna la distruzione di Israele. La pace si costruisce fermando chi alimenta il terrorismo, l’odio e la guerra. Noi continueremo a stare dalla parte di Israele. Continueremo a difendere il suo diritto a esistere, a difendersi e a vivere in sicurezza. Anche quando è difficile. Anche quando siamo una minoranza. Anche quando il prezzo da pagare è alto. Perché Israele non è soltanto una nazione. È la casa del popolo ebraico. E chi crede nella libertà non può restare in silenzio mentre quella casa viene minacciata.
Per inviare la propria opinione al Riformista, cliccare sulla e-mail sottostante