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Informazione Corretta Rassegna Stampa
17.06.2026 Un artista che critica Israele? Bravo! Lui è israeliano? Boicottiamolo!
Commento di Michelle Mazel

Testata: Informazione Corretta
Data: 17 giugno 2026
Pagina: 1
Autore: Michelle Mazel
Titolo: «Un artista che critica Israele? Bravo! Lui è israeliano? Boicottiamolo!»

Un artista che critica Israele? Bravo! Lui è israeliano? Boicottiamolo!

Commento di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)

https://www.dreuz.com/2026/06/un-artiste-qui-critique-israel-bravo-il-est-israelien-boycott-329020.html

 

Michelle Mazel

 

Nadav Lapid, regista e produttore cinematografico israeliano, è molto apprezzato all'estero.

I suoi film ed i suoi documentari riscuotono grande successo; uno di questi, “Il ginocchio di Ahed” , ha vinto il Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 2021. La situazione è ben diversa in Israele, dove il suo cinema dà fastidio; i suoi film raramente superano le 10.000 presenze in sala.

Bisogna dire che sono spesso oggetto di attacchi da parte di figure politiche e dei media.                    Nadav Lapid, che vive in Francia da diversi anni, non esita a criticare il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e le politiche perseguite dal suo governo. Si mormora addirittura che le sue posizioni abbiano contribuito alla conquista del premio a Cannes. Quest'anno è stato invitato non solo a proiettare una delle sue opere, ma anche a far parte della giuria alla 37ª edizione del FID, il Festival Internazionale del Cinema di Marsiglia, che si terrà dal 7 al 12 luglio. Sebbene non goda del prestigio di altri eventi di questo tipo, la FID gode di un'ottima reputazione. L'annuncio di questo invito ha scatenato una campagna, per non dire una vera e propria cospirazione. Di cosa, dunque, viene accusato esattamente il regista? Di essere israeliano.                                                                                     Il regista franco-algerino Narimane Mari afferma che non si tratta di condannare un essere umano, bensì di rifiutare “un modello coloniale.”  Altri contestatori sottolineano che, a loro avviso, il regista trae vantaggio dalla politica israeliana che permette agli artisti oppositori del governo “di circolare negli spazi culturali europei al fine di diffondere  l'immagine di una democrazia viva, senza mettere in discussione il progetto sionista in sé.”                                                                                       La direttrice del festival, Tsveta Dobreva, si è sottomessa e ha dichiarato senza alcuna vergogna: “Io e Nadav Lapid abbiamo deciso di rinunciare alla giuria e di concentrarci solo sull'essenziale: la proiezione del suo film e l'incontro con il pubblico.”  Ma ciò non è bastato. Subito dopo, lei spiega, l'appello al boicottaggio si è esteso a protestare sia contro la proiezione del film che contro la masterclass . “Ed è in quel momento che Nadav Lapid si è ritirato.” Davvero ? Il regista non ha potuto far altro che protestare “contro un linguaggio basato sulle minacce, al quale le istituzioni spesso rispondono per paura, cercando soprattutto di evitare il conflitto… Dobbiamo essere in grado di discutere di Palestina e di Israele… e del ruolo degli artisti senza che queste discussioni sfocino sistematicamente in meccanismi di discredito che rasentano la più deprimente semplificazione.” E concludere riguardo alla decisione del festival: “Forse avrebbero potuto assumersi un ruolo un po' più attivo in un momento come questo.” Gli oppositori del regista in Israele, tra cui il Ministro della Cultura, esultano. Non hanno capito niente. Per una volta, l'ultima parola spetta al quotidiano Le Monde : “Denunciare il boicottaggio contro il regista israeliano Nadav Lapid significa denunciare l'oceano di paura in cui sono immersi gli ambienti culturali e politici.”


takinut3@gmail.com

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