Riprendiamo da SHALOM la cronaca dal titolo: "Le parole della speranza: inaugurata la XIX edizione di Ebraica"

È iniziata ieri sera la 19ª edizione di “EBRAICA – Festival Internazionale di Cultura”, la manifestazione promossa dalla Comunità Ebraica di Roma e curata da Ariela Piattelli, Raffaella Spizzichino e Marco Panella, in programma fino al 17 giugno 2026 presso il Palazzo della Cultura, nel quartiere ebraico di Roma. La speranza, “tikvàh” in ebraico, è il filo rosso che lega le diverse iniziative di quest’anno, con il susseguirsi di dibattiti, reading, spettacoli, presentazioni di libri e tanto altro.
La serata inaugurale ha visto la partecipazione di ospiti d’eccellenza, che hanno ragionato sul significato delle parole e sui riflessi che queste hanno nella vita politica e sociale.
I saluti istituzionali hanno subito colto nel segno. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha sottolineato come quella ebraica costituisca la componente culturale più antica della Capitale, che ha attraversato i secoli divenendo depositaria della stratificazione e della ricchezza culturale della città, che ha sviluppato una vocazione al dialogo, al confronto, al multiculturalismo. In questo quadro, quindi, gli ebrei rappresentano un valore aggiunto. “Il tema della speranza – ha aggiunto il primo cittadino – rimanda alla trasformazione dell’esistente, dell’attesa, di tenere insieme passato e futuro. Aiuta a superare la cultura della contrapposizione, quindi si può collegare alla parola pace”.
A fare gli onori di casa il presidente della Comunità Ebraica di Roma Victor Fadlun e la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Livia Ottolenghi.
“La speranza, nella tradizione ebraica, non è una facile dichiarazione di ottimismo o una frase consolatoria. È una disciplina morale, una scelta, la capacità di restare in piedi quando il mondo intorno sembra chiederti di abbassare lo sguardo” ha affermato il Presidente CER. È quindi intervenuto sulla lettura distorta che in quest’epoca si fa delle vicende di Israele, che conferisce una versione politica dell’antisemitismo. “Essere speranza, oggi, significa rimettere le parole al posto giusto. Difendere la dignità di Israele, degli ebrei, della memoria, senza chiudere mai la porta al confronto” ha sottolineato, elogiando il festival, che ribadisce il ruolo dell’identità ebraica come una radice viva della città.
Ottolenghi ha evocato i recenti episodi che hanno visto protagonisti Erri De Luca, Eshkol Nevo, i richiami agli stereotipi antisemiti nell’opera di Torre Del Greco: diversi elementi che mostrano il riemerge di un sentimento antiebraico, più o meno velato, in questo momento storico. Ha ribadito la fiducia nel DDL antisemitismo, che nelle prossime settimane sarà discusso alla Camera e che potrà rappresentare uno strumento necessario per arginare la critica a Israele quando questa sconfina nell’ostilità verso gli ebrei, senza togliere alcun diritto di critica legittima.

L’ambasciatore di Israele in Italia Jonathan Peled ha ringraziato gli organizzatori e lanciato il suo messaggio di speranza. Il Presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone ha evidenziato come “speranza” sia una parola molto potente: “le parole sono semi, cadono in terra e poi o germogliano o rovinano” ha detto, evocando così la responsabilità del linguaggio. Ha quindi richiamato un altro tema che sarà affrontato nel festival, quello dell’Intelligenza Artificiale, che rappresenta una sfida culturale ed etica.
La manifestazione è dunque entrata nel vivo con le sue prime iniziative: mentre sui pannelli laterali gli ospiti hanno potuto osservare le foto della mostra curata da Marco Panella “Exodus”, la nave che contribuì all’Alyah Bet trasferendo decine di migliaia di ebrei nel mandato britannico di Palestina, sul palco hanno preso la parola il giornalista Maurizio Molinari e lo scrittore Erri De Luca con il dialogo “Difendiamo le parole”: una riflessione su alcuni fenomeni contemporanei e sulle letture parziali e distorte che talvolta se ne danno.

La serata è proseguita con il talk “Disegnare il futuro. Cultura, innovazione, speranza. Il caso Roma”, che ha visto Molinari dialogare con il regista Enrico Vanzina: un confronto sul rapporto tra identità storica, innovazione e sviluppo della città. A chiudere la giornata è stato “Il sentiero della speranza”, con la studiosa Yarona Pinhas e lo psicoterapeuta Raffaele Morelli, dedicato al significato della speranza nell’ebraismo e al rapporto tra crescita interiore e disagio psicologico.


Il grande afflusso di pubblico ha segnato un primo successo per un festival che continua a rinnovarsi e a suscitare l’interesse di iscritti alla Comunità e cittadini. L’appuntamento è per ogni sera dalle 19 fino a mercoledì, per scoprire qualcosa in più sull’ebraismo e sulla sua accezione romana, che ne rappresenta una delle visioni più originali e poliedriche.
Questo il link per prenotarsi agli eventi: https://tinyurl.com/Ebraica-Festival-2026