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israele.net Rassegna Stampa
12.06.2026 In fuga da Gaza: la testimonianza di un dissidente palestinese perseguitato dai dittatori terroristi di Hamas, i veri nemici dei palestinesi e della pace
Video di Zdf

Testata: israele.net
Data: 12 giugno 2026
Pagina: 1
Autore: Zdf
Titolo: «In fuga da Gaza: la testimonianza di un dissidente palestinese perseguitato dai dittatori terroristi di Hamas, i veri nemici dei palestinesi e della pace»

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione del video dl Zdf dal titolo: "In fuga da Gaza: la testimonianza di un dissidente palestinese perseguitato dai dittatori terroristi di Hamas, i veri nemici dei palestinesi e della pace"

Clicca sulla foto per il video

Hamza Abu Howidy sull’emittente pubblica tedesca ZDF

Un documentario trasmesso lo scorso 26 maggio dall’emittente pubblica tedesca ZDF racconta la storia di Hamza Howidy, un attivista palestinese originario di Gaza che si è opposto pubblicamente a Hamas.

Attraverso la sua esperienza personale, Howidy descrive la repressione del dissenso nella Striscia di Gaza, le proteste del movimento “We Want to Live” (Vogliamo vivere) e le conseguenze subite dagli oppositori, tra cui arresti, intimidazioni e violenze.

Per Howidy, ciò che serve non è il proseguimento della lotta ad oltranza, bensì la costruzione di una società libera, sicura e prospera. Ciò richiede il riconoscimento della realtà politica esistente, compresa l’esistenza dello Stato di Israele.

Howidy critica Hamas sia per il suo carattere dispotico sia perché non riconosce Israele e continua a perseguire obiettivi incompatibili con una pace duratura, impedendo qualsiasi soluzione realistica del conflitto.

Howidy critica anche i movimenti pro-palestinesi in Occidente, spiegando che molte proteste sono autoreferenziali e simboliche, più orientate all’affermazione identitaria dei partecipanti che al miglioramento concreto delle condizioni di vita dei palestinesi.

Col risultato di ignorare le voci dei palestinesi che si oppongono alla dittatura e alla violenza di Hamas.

Traduzione: Hamza Abu Howidy proviene da Gaza, dove aveva fatto una cosa che solo pochi osano fare. Ha protestato pubblicamente contro Hamas. Contrapporsi comporta pericolo di vita. Ha dovuto fuggire.

Il palestinese viaggia ora attraverso la Germania, parla del suo primo libro [Cozze sulla spiaggia di Gaza], della sua vita a Gaza e del dominio terroristico di Hamas e della sua patria, che non esiste più come era.

“Sento la mancanza di Gaza, sento la mancanza di molto di casa, ma sento la mancanza della Gaza che avevo prima della guerra, non quella di adesso. Ho la sensazione di aver lasciato Gaza già vent’anni fa, mentre sono solo due o tre anni. E mi arrabbio a vedere le immagini spaventose che vengono da là.”

Hamza Abu Howidy ha un diploma di ragioneria ed è oggi un attivista di pace. La sua richiesta di asilo in Germania è stata respinta perché è arrivato passando per la Grecia. Hamas lo minaccia e dichiara il suo sangue ḥallal [disponibile], un incitamento alla violenza.

Fugge, poco prima del 7 ottobre. L’attacco terroristico di Hamas lo induce a impegnarsi nei social media per l’intesa tra ebrei e palestinesi.

Già da ragazzo a Gaza si interessa a quello che succede dall’ altra parte dello steccato.

“Di solito ero in giro con gli amici. Spesso siamo andati in macchina nell’estremo nord di Gaza.

Da lì si possono vedere delle case in Israele, i kibutzim. Era interessante poter osservare da lì il ‘cosiddetto nemico’ e vedere cosa fanno, come si vestono. Sì era proprio un bel posto.”

Il museo Herzog Anton Ulrich di Braunschweig è uno dei primi luoghi che Hamza visita volentieri in Germania. Il museo d’arte lo ispira, inaugura nuovi spazi di pensiero, anche per Gaza, dove i musei non hanno posto e l’attività artistica è limitata.

L’osservazione dei quadri – un’esperienza emotiva. Crescere a Gaza per la sua generazione significa forse non poter lasciare mai il Paese, mai incontrare la gente del Paese vicino – dice.

“Se guardi alla storia dalla prospettiva delle fonti arabe, trovi sempre e solo questa unica narrazione diffusa, specialmente per quanto riguarda la storia palestinese.

Semplicemente non lo verifichi, ma è importante per ciascuna parte, per ogni Paese analizzare criticamente la narrativa della propria storia, perché non è mai solo una linea fissa. È avvincente come gli individui si costruiscono una memoria comune.”

Mettere in discussione la narrazione nazionalistica – impensabile a Gaza.

Hamza nasce qui nel 1979, terzo di sei figli. Il padre è un mussulmano credente, guadagna bene come direttore di tecnologia dell’informazione in un’istituzione pubblica.

A casa e a scuola controllo e violenza sono all’ordine del giorno.

Hamza ha 10 anni quando nel 2006 Hamas vince le elezioni parlamentari e piega la popolazione alla propria volontà con estrema brutalità.

Domina ora un’atmosfera di paura.

“È stato un brutto momento che allora ho passato da bambino. Allora abbiamo anche imparato a non parlare di ciò che avevamo vissuto, a non fare domande. Lo schock e il trauma erano tanto grandi, che si era tutti come paralizzati.

Ma poi è arrivato il sette ottobre e da lì ho capito che questi ricordi sono sempre vivi in me. Per il sette ottobre sono di nuovo emerse queste immagini.

Di fronte alla portata di violenza e brutalità che solo una ideologia estremista impiega, mi è stato chiaro: conoscevo già questa ideologia.”

Hamza si sente sempre più costretto dal dominio di Hamas.

Si unisce a un movimento di protesta per condizioni di vita migliori. Molti dei suoi amici devono soffrire la fame. Nel 2019 migliaia di giovani protestano contro la milizia terroristica.

Quattro anni dopo ci riprovano una seconda volta. Ma Hamza e i suoi amici vengono arrestati.

“Molta gente odia Hamas. Nel 2019 sono stato arrestato con altre mille persone. Nel 2023 sono state centinaia.

Anche durante la guerra hanno protestato contro Hamas.”

Per questa protesta viene torturato per settimane, come questo detenuto [visibile nel video al minuto 4.21].

Scrive: “La stanza degli interrogatori sembrava a prima vista un solito ufficio.

Sul tavolo c’era un computer, dietro e davanti al tavolo una sedia. L’unica cosa che lasciava supporre che quello non era un normale ufficio, era un gancio appeso alla parete, da cui pendevano delle catene.

Fino ad allora ne avevo solo sentito parlare.”

Il martirio dura quattro settimane.

“Mi ha cambiato.” “In che modo?” “Non lo so. Non è stato bello.

Sì. Ha cambiato tutto. La mia voce. Fino ad allora non avevo mai parlato normalmente a voce così bassa solo perché sono in un museo.

Anche se volessi, non posso più alzare la voce. Qualcosa è cambiato in me. Proprio così.

Chi vorrebbe vicini del genere? Anche se tutto fosse finito, se Israele finisse l’occupazione, io non vorrei vivere sotto il dominio di questa gente. Hamas.

Credono che Dio abbia dato loro l’autorizzazione ad agire così brutalmente per attuare il loro programma.

Il loro fine non è uno stato palestinese. Lo voglio dire proprio chiaramente.”

Invece Hanza è per il diritto di Israele ad esistere.

Questa sera è invitato in un club berlinese per presentare il suo libro.

Lettura e discussione con un pubblico che vuole sapere in che modo lui affronta la vita da rifugiato.

Con lo sguardo di un bambino, nel suo libro Cozze sulla spiaggia di Gaza scrive: “Il mio mondo era anche il profumo di gelsomino che veniva dal giardino, il fruscio del mare non lontano da noi.”

Torniamo al museo d’arte. Quadri che tematizzano la “Palestina” biblica. In un quadro rinascimentale Gesù emerge dal fiume Giordano, che oggi dimostranti irosi richiamano con lo slogan From the river to the sea [Dal fiume al mare].

“Discutiamo dello slogan e di ciò che si intende veramente quando lo si dice.

Come attivista, che si impegna per questa causa, non credo che possa essere utile a qualcuno.

Credi che davvero al momento per qualcuno a Gaza abbia importanza se dire From the river to the sea? o cosa altro mai? Per loro è davvero una sciocchezza.

La gente a Gaza ha riconosciuto che gran parte di questi proclami di solidarietà viene da gente che fa uno spettacolo per strada o che grida per essere vista.

Questo a Gaza non serve a nessuno.”

Lo slogan intransigente che viene attribuito anche a Hamas come segno distintivo e viene analogamente utilizzato da coloni israeliani di estrema destra, simboleggia la lotta di culture che questo conflitto ha suscitato.

I palestinesi che manifestano contro il terrore di Hamas e per i propri diritti fondamentali e la propria libertà, rischiano invece la vita.

“Ho questa visione piuttosto pragmatica del conflitto israelo-palestinese, ma trovo inaccettabile che si dica che tutta la gente là è pro Hamas. Perché, che conseguenza ha ciò, quando lo si dice?

Sì, naturalmente abbiamo Hamas, ma è solo una parte. Questi radicali all’interno della nostra società.

E la ragione per cui li critico è che vorrei che fossero ormai alle nostre spalle”.

Hamza Abu Howidy si impegna per la soluzione dei due stati.

È un mediatore, una voce importante e coraggiosa. Eppure ogni giorno deve aspettarsi l’espulsione dalla Germania.

Sarebbe una perdita.

(Da: ZDF, 26.5.26 – traduzione dal tedesco: Giuliano Bernini)


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