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Informazione Corretta Rassegna Stampa
11.06.2026 "Fact-Checking su Israele. L’altra faccia della storia", di Nathan Greppi
Recensione di Giorgia Greco

Testata: Informazione Corretta
Data: 11 giugno 2026
Pagina: 1
Autore: Giorgia Greco
Titolo: «"Fact-Checking su Israele. L’altra faccia della storia", di Nathan Greppi»

"Fact-Checking su Israele. L’altra faccia della storia", di Nathan Greppi, Lindau, euro 16

 

Per confutare le mistificazioni, gli slogan, i pregiudizi che in misura sempre maggiore, dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, si concentrano sullo stato ebraico è necessario che la verità, suffragata da dati e non da emozioni, venga dimostrata pezzo dopo pezzo.

L’ultimo saggio di Nathan Greppi, giornalista i cui articoli sono apparsi su prestigiosi quotidiani italiani ed esteri, oltre che autore dei saggi “La stampa ebraica in Italia” (Giuntina) e “La cultura dell’odio” (Lindau), è un lavoro eccellente che avvalendosi di un linguaggio scorrevole ma rigoroso riporta la questione israeliana e mediorientale su un piano fattuale.

Come scrive Gianni Scipioni Rossi nella prefazione, il libro che prende avvio dal caso di Mohammed al-Dura, la fake news che nel 2000 aprì la stagione moderna della mistificazione contro Israele, “costruisce una contro-narrazione che non è ideologica, bensì analitica: mette a confronto numeri, dichiarazioni, testimonianze e fonti, mostrando come un racconto distorto possa diventare egemone quando incontra la complicità della stampa, delle ONG e di certa diplomazia”.

“Fact-Checking su Israele. L’altra faccia della storia” è strutturato in cinque parti in cui Greppi decostruisce quegli elementi della propaganda filopalestinese che veicolano un messaggio di odio e pregiudizio nei confronti di Israele.

L’autore impiega fonti che, offrendo una ampia gamma di prospettive sia sotto il profilo accademico che istituzionale, mettono il lettore in condizione di avere un quadro storico, sociale e politico chiaro per sfatare quelle narrazioni distorte e quei doppi standard che distorcono l’immagine di Israele nella percezione collettiva.

Sono molti i temi ricorrenti nel dibattito pubblico che Greppi affronta con rigore e competenza professionale muovendosi tra cronaca e saggistica, tra statistica e memoria: ad esempio di notevole interesse è l’analisi del linguaggio adottato dai media. Utilizzare in modo improprio, come leggiamo spesso nei quotidiani o ascoltiamo nelle trasmissioni televisive, termini come “apartheid” o “genocidio” sono un incentivo per alimentare l’odio nei confronti di Israele che viene erroneamente percepito come Stato razzista e oppressore dei palestinesi.

Greppi, senza nascondere le contraddizioni che esistono, spiega come “apartheid” sia una definizione impropria, dato che in Israele la presenza di arabi nelle Università, negli ospedali, nel parlamento e in tanti settori della società civile è una realtà inconfutabile. 

Va altresì sottolineato che la retorica del genocidio è priva di fondamento perché la popolazione araba in Israele è cresciuta in modo esponenziale passando dai 156.000 del 1948 agli oltre due milioni di oggi. La definizione di “genocidio” inoltre implica la precisa volontà di cancellare un intero popolo, e nel caso d’Israele e dei Territori palestinesi questa volontà è del tutto assente. 

L’autore si sofferma con particolare attenzione sul rapporto tra sionismo, ebraismo e antisemitismo mettendo in luce come l’antisionismo nasconda elementi di intolleranza nei confronti degli ebrei e “l’idea che prendendo le distanze dal sionismo gli ebrei possano sfuggire all’odio antisemita è stata ampiamente smentita dalla storia e dai fatti, ancor prima della nascita di Israele: lo dimostra la storia del banchiere ebreo torinese Ettore Ovazza…”

Greppi non nasconde le responsabilità di Netanyahu nel consentire l’accesso di miliardi di dollari, provenienti dal Qatar in massima parte, che però sono stati usati da Hamas non per costruire scuole, centri culturali o ospedali ma per realizzare i tunnel dove far passare armi e, dopo il 7 ottobre, nascondere in condizioni disumane i civili israeliani rapiti; come pure non giustifica i soprusi che avvengono in Cisgiordania ma rimarca il fatto che non tutti gli abitanti degli insediamenti siano fanatici e violenti e diversi episodi di cronaca smentiscono la tesi di una presunta complicità tra i coloni e i militari dell’IDF.

Nel capitolo “Parole malate” Greppi analizza prima il termine pinkwashing spiegando che Israele è accusato di “riverniciarsi” l’immagine sfruttando i diritti degli omosessuali quando invece, a dispetto di queste accuse faziose, ci sono associazioni LGBT israeliane che offrono rifugio sia ai palestinesi che agli ebrei ortodossi gay che fuggono dalle rispettive famiglie per paura di ritorsioni. (Su questo argomento si segnala il bellissimo romanzo di Cinzia Leone “Vieni tu giorno nella notte” edito da Mondadori). E poi oltre all’accusa di “pinkwashing” gli odiatori di Israele adottano spesso anche quella di “greenwashing” per sminuire gli sforzi dello Stato ebraico da sempre concentrati nell’investimento di tecnologie ecosostenibili a tutela dell’ambiente che sono considerati come un tentativo di “ripulirsi” l’immagine.

Un altro capitolo molto interessante è dedicato alla lettura del conflitto sotto il profilo storico in cui si evidenzia come la narrazione storica palestinese presenti varie lacune quando si cita la Nakba e ricorda che dopo il 1948 si verificò l’esodo di massa degli ebrei dai paesi arabi, dove in alcuni casi vivevano da prima che l’islam giungesse in quei territori. Anche la narrazione antisraeliana che tende a rappresentare Gesù come palestinese rimuovendo la sua identità ebraica affonda le radici non solo nella tradizione antigiudaica della Chiesa preconciliare ma anche nella ideologia terzomondista che cerca di negare il legame storico tra gli ebrei e la Terra di Israele, rappresentandoli come invasori di un territorio che non appartiene loro.

Greppi dedica ampio spazio al terrorismo che non va confuso con i presunti “movimenti di resistenza” temine caro a Francesca Albanese, relatrice ONU sui Territori palestinesi che non nasconde le sue simpatie per Hamas, al ruolo dell’Iran finanziatore di organizzazioni armate e di conflitti per procura contro Israele, ai complottismi, agli stupri di guerra e all’iniquo parallelo fra Gaza e Ucraina.

Nel capitolo “Falsi idoli” emerge la critica ai media, all’Onu e alle organizzazioni internazionali come Amnesty International, Medici senza frontiere ecc. le cui azioni si sono rivelate spesso parziali e rispondenti solo agli interessi di gruppi ben precisi.

Purtroppo le risoluzioni ONU, le campagne del movimento BDS, l’attivismo accademico a senso unico hanno costruito una “verità alternativa” che col tempo è diventata dominante.

L’intervista a Ygal Carmon, già colonnello dell’Aman, il servizio di intelligence di Israele, chiude il saggio di Nathan Greppi. Fact-Checking su Israele è un lavoro prezioso che – scrive Gianni Scipione Rossi nella prefazione – “non si limita a criticare ma punta a educare il lettore a riconoscere i meccanismi della disinformazione”. 

E in un’epoca che dà credito alle fake news, premia gli slogan e dove la solidarietà selettiva ha sostituito l’etica, Greppi si rivela una voce necessaria perché sceglie il metodo dell’indagine, della verifica dei fatti dietro i quali ci sono sempre delle persone e, in ultima analisi, della responsabilità intellettuale.

 

 


takinut3@gmail.com

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