Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE online il commento di Shira Navon dal titolo: "Gli ingegneri che volano su Teheran"

Mentre i caccia israeliani attraversavano uno degli spazi aerei più pericolosi del Medio Oriente, nei laboratori segreti di Elisra si combatteva un’altra guerra: quella contro radar, missili e sistemi di difesa che cambiavano di ora in ora
Quando pensiamo alla guerra immaginiamo piloti, carri armati, missili, generali. Raramente immaginiamo un gruppo di ingegneri chiusi in un laboratorio davanti a schermi pieni di dati, algoritmi e segnali elettronici. Eppure è sempre più spesso lì che si decide il successo o il fallimento di un’operazione militare.
Un lungo reportage pubblicato da N12 ha aperto una finestra su uno dei luoghi più segreti di Israele: i laboratori di Elisra, società del gruppo Elbit Systems specializzata nella guerra elettronica. È un racconto che merita attenzione perché mostra una realtà che spesso sfugge agli osservatori e persino a molti esperti. Le guerre del XXI secolo si combattono nei cieli, ma anche nei software. Si combattono contro i radar, contro i sensori, contro i sistemi che vedono, ascoltano e guidano i missili.
Durante le missioni contro l’Iran, mentre i caccia israeliani percorrevano migliaia di chilometri per colpire obiettivi strategici e rientrare alla base, nei centri di ricerca di Elisra si svolgeva un’altra battaglia. Gli aerei tornavano con enormi quantità di dati raccolti durante il volo. Gli ingegneri li analizzavano immediatamente, studiavano le nuove minacce incontrate, modificavano i sistemi di autodifesa e caricavano aggiornamenti che talvolta erano già operativi nella missione successiva.Ogni volo diventava così una lezione per quello seguente. Ogni attacco produceva informazioni che venivano trasformate in capacità operative nel giro di poche ore.
L’aspetto più impressionante del racconto riguarda proprio la velocità. Non si trattava di contrastare sistemi noti da anni. Gli ingegneri descrivono un ambiente in continua trasformazione, nel quale radar, batterie antiaeree e contromisure cambiavano costantemente. In altre parole, mentre Israele cercava di rendere cieche le difese iraniane, l’Iran cercava di adattarsi e di trovare nuove modalità per individuare e colpire gli aerei israeliani.
È qui che emerge il vero significato della guerra elettronica moderna. Non consiste soltanto nel distruggere il nemico. Consiste nel renderlo incapace di comprendere ciò che sta accadendo. Confondere i radar, accecare i sensori, interrompere le comunicazioni, ingannare i sistemi di guida dei missili. Rendere l’avversario sordo, cieco e disorientato.
Nel reportage compare una frase che viene ripetuta quasi come un mantra dagli uomini e dalle donne che lavorano in quei laboratori: “Tutti i nostri aerei sono rientrati sani e salvi alla base”.A prima vista potrebbe sembrare una formula burocratica. In realtà contiene l’essenza stessa del loro lavoro. Perché il successo non si misura soltanto nel numero degli obiettivi distrutti. Si misura soprattutto nel numero degli equipaggi che riescono a tornare a casa.
È probabilmente questo il messaggio più importante dell’articolo. Quando leggiamo di una missione riuscita tendiamo a concentrarci sui piloti che hanno premuto il grilletto. Dietro di loro, però, esiste un esercito meno visibile composto da programmatori, matematici, analisti, fisici e ingegneri. Sono loro che costruiscono lo scudo invisibile che protegge gli aerei mentre attraversano alcuni degli spazi aerei più pericolosi del pianeta.
Da anni gli analisti militari sottolineano che il principale vantaggio strategico di Israele non risiede nei numeri. Non nella quantità di carri armati, non nel numero di missili e nemmeno nel numero di aerei. Risiede nella capacità di integrare intelligence, ricerca scientifica, software, innovazione industriale e rapidità decisionale in un unico sistema operativo.
Il reportage di N12 offre una dimostrazione concreta di questa realtà. I piloti che hanno volato sopra l’Iran hanno certamente mostrato coraggio e professionalità. Ma insieme a loro, anche se invisibili e lontani dal fronte, volavano centinaia di ingegneri israeliani. La guerra moderna, piaccia o meno, è anche questo. E forse sempre di più.