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Informazione Corretta Rassegna Stampa
10.06.2026 L'Iran e la grande ipocrisia della legittima difesa
Commento di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 10 giugno 2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «L'Iran e la grande ipocrisia della legittima difesa»

L'Iran e la grande ipocrisia della legittima difesa

Commento di Deborah Fait

 Deborah Fait
Deborah Fait

C'è qualcosa di straordinario nella capacità del regime iraniano di presentarsi contemporaneamente come incendiario e pompiere, aggressore e vittima, mandante di morte e osservatore indignato delle legittime reazioni altrui.

 

Israele viene attaccato da Hezbollah. 

Hezbollah, che non è un'associazione culturale né un club di appassionati di giardinaggio, ma una milizia armata costruita, finanziata, addestrata e sostenuta da Teheran da decenni. Quando Israele reagisce e colpisce Hezbollah, improvvisamente l'Iran si sente personalmente offeso e minaccia ritorsioni.

È una logica affascinante. Se qualcuno usa il tuo braccio per colpire il vicino e il vicino blocca il pugno, allora il colpevole sarebbe il vicino. Questo è il ragionamento  secondo le regole islamiche, quelle che fra non molto avranno il mondo tra le mani per giocare a palla con le vite dell’umanità.

 

Da anni il regime degli ayatollah costruisce una rete di organizzazioni armate nella regione. Hezbollah in Libano, gli Houthi nello Yemen, varie milizie sciite in Iraq e altri gruppi che condividono la stessa strategia: tenere Israele sotto pressione senza esporsi direttamente. Quando però Israele colpisce queste organizzazioni, Teheran pretende di essere trattata come una parte neutrale che osserva pacificamente dalla finestra!

L'ipocrisia raggiunge livelli quasi sofisticati quando i dirigenti iraniani parlano di "stabilità regionale". Sono talmente falsi che è persino difficile capacitarsene. Il regime che finanzia milizie, esporta rivoluzione islamica e minaccia regolarmente lo Stato ebraico, ha la faccia tosta di presentarsi come il custode della pace. È come se un piromane convocasse una conferenza stampa per denunciare il rischio di incendi.

Ancora più sorprendente è la reazione della comunità internazionale. Quando Hezbollah lancia razzi contro Israele, si invita alla moderazione. Quando Israele risponde, si parla di escalation. Quando l'Iran minaccia vendetta, si parla di "preoccupazioni di sicurezza". Quando Israele si difende, si parla di "uso sproporzionato della forza". Quello che riescono a scrivere certi giornalisti, quello che riescono a dire nei talk show, quasi tutti ormai favorevoli all’Iran e alla violenza barbara islamica,  ha dell’indecente.

La domanda che nessuno sembra voler fare è semplicissima: quale Paese al mondo accetterebbe che una milizia armata, sostenuta da una potenza straniera islamica, cioè dedita tra altre cose proprie della barbarie, anche al martirio, spari contro le sue città senza reagire?

La verità è che il regime iraniano non è irritato perché Israele avrebbe attaccato il Libano. È irritato perché Israele colpisce uno degli strumenti della sua influenza regionale. Ogni missile distrutto, ogni deposito neutralizzato, ogni struttura di Hezbollah colpita rappresenta un danno alla strategia di Teheran. Ed è questo che fa infuriare gli ayatollah e i pasdaran che praticamente li hanno sostituiti dopo la morte di Khamenei e la sparizione del suo rampollo e successore, Mojitaba Khamenei.

Per anni hanno cercato di combattere Israele attraverso intermediari, mantenendo una conveniente distanza di sicurezza. Ma quella distanza diventa inutile quando Israele decide legittimamanete che chi arma, finanzia e dirige le milizie non può continuare a fingersi estraneo alle loro azioni e innocente. 

L'Iran ha il diritto di difendere i propri confini. Quello che non ha è il diritto di pretendere immunità per i propri alleati, terroristi armati fino ai denti, mentre continuano ad attaccare Israele e a mettere in pericolo i confini dello Stato ebraico.

Perché a un certo punto bisogna scegliere: o Hezbollah è un soggetto indipendente, oppure è il braccio armato dell'Iran. Se è indipendente, Teheran non ha motivo di intervenire. Se invece è parte dell'asse iraniano, allora il regime degli ayatollah dovrebbe smettere di fingere sorpresa quando le conseguenze delle sue scelte arrivano fino alla porta di casa sua.

E forse è proprio questa la vera tragedia del Medio Oriente: non la mancanza di chiarezza, ma l'eccesso di ipocrisia, la venerazione per la taqiya, l’arte del mentire che il Corano rende obbligatoria  per ogni buon musulmano

Fa semplicemente ridere che il regime degli ayatollah denunci l'aggressività israeliana, minacci vendetta, convochi ambasciatori, lanci proclami e si presenti davanti al mondo nelle vesti della vittima perseguitata.

La scena è talmente surreale da sfiorare il capolavoro.

Ormai deve essere entrato nella testa di tutti, ma è bene ripeterlo: per quarant'anni Teheran ha finanziato, armato e addestrato organizzazioni terroristiche sparse per tutto il Medio Oriente. Ha costruito un impero di milizie che va dal Libano allo Yemen, passando per Iraq e Siria. Ha trasformato Hezbollah in un esercito privato con decine di migliaia di razzi puntati contro Israele.

Ma quando Israele reagisce, ecco il miracolo: il mandante sparisce e compare la vittima.

È una magia politica che il regime iraniano riesce a eseguire con impressionante disinvoltura.

La Repubblica Islamica pretende che il mondo creda a una favola infantile.

Troppo comodo! Israele è l'unico Paese al mondo al quale viene contestato il diritto che tutti gli altri considerano ovvio: difendere i propri cittadini.

 

Nessuno chiederebbe agli Stati Uniti di tollerare migliaia di missili sulla Florida. Nessuno chiederebbe alla Francia di restare immobile mentre una milizia straniera bombarda Marsiglia. Nessuno chiederebbe all'Italia di assistere passivamente al lancio quotidiano di razzi contro Milano.

Ma a Israele sì.

A Israele si chiede sempre qualcosa in più: più pazienza, più moderazione, più comprensione, più sacrifici. Perfino quando i suoi nemici dichiarano apertamente di volerlo distruggere. 

L'Iran può minacciare. 

Hezbollah può sparare. 

Gli Houthi possono attaccare.

Le milizie sciite possono mobilitarsi.

Ma il problema, incredibilmente, resta Israele che si difende da questa marea di odio armato.

A questo punto non siamo più nel campo della politica internazionale. Siamo nel teatro dell'assurdo.

La verità è molto più semplice delle acrobazie diplomatiche.

Se l'Iran non vuole vedere colpiti i propri alleati, smetta di usarli come strumenti di guerra. Se non vuole tensioni regionali, smetta di esportare instabilità, armi, odio. Se non vuole escalation, smetta di finanziare chi vive di escalation.

E il mondo farebbe bene a smettere di fingere di non accorgersene.

E’ ufficiale ormai che l’Italia e gran parte dell’Occidente finanziano il terrorismo contro Israele, è tragicamente chiaro che il terrorismo islamico ha il sostegno del mondo antisemita. Adesso però basta! Trump lo sa bene eppure vuole costringere Netanyahu a calare le brache fino alle caviglie! Bibi si ribella e Trump urla. Per Israele è questione di vita o di morte, per il presidente statunitense è solo questione di uno strano desiderio di prestigio che cambia a seconda delle situazioni, persino in previsione dei campionati di calcio americani.


takinut3@gmail.com

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