Riprendiamo dal FOGLIO il commento di Giulio Meotti dal titolo: "Dall’Europa ai paesi arabi: Israele non ha mai venduto così tante armi ai paesi minacciati"

Giulio Meotti
Mentre le piazze occidentali si riempiono ancora di slogan contro “il genocidio” e gli intellettuali salernitani censurano gli scrittori che osano difendere Israele, la realtà racconta di un piccolo stato assediato diventato l’arsenale dei paesi minacciati.
Quando Teheran chiude Hormuz o Vladimir Putin bombarda coi droni la Romania, le bandiere contano meno della Difesa aerea. Così i paesi firmatari degli Accordi di Abramo acquistano più armi israeliane rispetto anche agli Stati Uniti, storico alleato di Gerusalemme.
Le esportazioni israeliane nel settore della Difesa sono più che raddoppiate in cinque anni e quadruplicate nell’ultimo decennio. E la quota di esportazioni israeliane destinate ai paesi arabi è salita al quindici per cento nel 2025, rispetto al tre per cento di due anni prima.
Dubai, Abu Dhabi e gli altri paesi arabi moderati preferiscono l’efficienza israeliana alla retorica panaraba (ai primi di maggio era uscita la notizia che Israele aveva schierato l’Iron Dome negli Emirati Arabi Uniti, prima volta fuori dallo stato ebraico). Israele ha inviato anche il suo nuovo sistema di Difesa aerea Iron Beam, basato su laser, agli Emirati Arabi Uniti.
Secondo il Financial Times, Gerusalemme ha inoltre inviato un avanzato sistema di sorveglianza noto come “Spectro”, per aiutare gli emiratini a rilevare droni iraniani fino a venti chilometri di distanza. Lo stesso sistema israeliano Rada arrivato all’Ucraina nel 2023 attraverso la Lituania.
I sistemi di Difesa aerea hanno rappresentato il 29 per cento degli accordi di esportazione, comprese le tecnologie progettate per contrastare missili balistici e droni. Nonostante alcuni governi, soprattutto nell’Europa occidentale, abbiano annullato accordi per l’acquisto di armi con Israele o sanzionato aziende di Difesa israeliane, Israele registra un’alta domanda di armi da parte dell’Europa, che è il principale acquirente di prodotti della Difesa israeliana, il 36 per cento delle esportazioni totali, pari a 6,9 miliardi di euro.
Il 26 maggio, l’israeliana Elbit Systems ha comunicato che il suo portafoglio ordini ha superato per la prima volta i trenta miliardi, una cifra che sarebbe sembrata implausibile anche solo cinque anni fa. All’interno della stessa comunicazione era sepolto un singolo contratto da 1,4 miliardi di dollari, firmato con uno “stato europeo non specificato” (per gli accordi di riservatezza), per la modernizzazione militare che copre terra, aria e capacità di guerra elettronica.
Nessuna conferenza stampa. Nessuna cerimonia. Solo un’altra voce in un libro contabile da record. Sta nascendo così una “nuova Pax Israeliana” tecnologica e militare fatta di sensori e munizioni che la correttezza politica vorrebbe condannare ma che la sopravvivenza impone di comprare.
E proprio la Lituania, dove a fine maggio si è recata Ursula von der Leyen per parlare della crisi dei droni nell’Est Europa sotto minaccia russa, è in una trattativa per acquistare proprio il sistema anti drone israeliano della Elbit, la più grande azienda israeliana del settore della Difesa. Anche l’Estonia ha le sue forze militari equipaggiate coi missili anticarro Spike e sistemi Blue Spear israeliani in grado di trasformare il Baltico in una zona di fuoco. La Grecia, il paese più esposto nel fianco meridionale in caso di attacchi iraniani che hanno già colpito Cipro, ha firmato con Elbit un contratto per 750 milioni per sistemi antimissilistici e la Romania ha ricevuto i sistemi aerei senza pilota della Elbit. I carri armati Leopard della Norvegia sono dotati del sistema Eurotrophy, un sistema di protezione per veicoli corazzati frutto di una joint venture tra l’israeliana Rafael e la tedesca Kmw.
Qualche giorno fa, le forze della Nato hanno condotto un’esercitazione di due settimane presso Capu Midia, in Romania, testando droni intercettori e tecnologie di produzione israeliana. La Russia ha intanto minacciato di colpire impianti di produzione di droni in Europa che forniscono armi all’Ucraina, fra cui un’azienda israeliana con sede a Haifa, la Elsight.
Il medio oriente e l’Europa che stanno uscendo da questa crisi globale saranno molto diversi rispetto a quelli di pochi anni fa. E mentre un certo occidente invoca il disarmo morale, Israele vende la capacità di sopravvivere in quartieri brutali.
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