Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi, 05/06/2026, il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "Se sono gli ebrei di sinistra a criminalizzare Israele"

Fiamma Nirenstein
Non è un problema da poco quando sono gli ebrei stessi a partecipare alla criminalizzazione dello Stato d’Israele. Non parliamo di critiche ma di accuse che includono quella di genocidio, o la sfiorano, e di colonialismo. La sincera, spontanea esclamazione dell’ambasciatore Yehiel Leiter a proposito di J Street (“un cancro nella comunità ebraica”) è stata commentata come un gesto di biasimevole nervosismo. In realtà è una presa di posizione specifica che individua un danno letale nel corpo stesso del popolo ebraico, un attentato alla sua unità in un momento difficilissimo L’attacco ebraico a ebrei è una malattia mortale dice Leiter mentre ferve una lunghissima guerra di armi e di opinione che dura dal 7 ottobre 2023: e dunque parla di JStreet, di Anna Foa, di Gad, Lerner, di Pappe, di Bernie Sanders… da cui Israele viene visto come un Paese razzista e guerrafondaio, e anche fascista, colonialista. Israele avrebbe deviato dal sionismo e anche dall’ ebraismo. Quello vero è quello loro. In parallelo alla denuncia Leiter ha anche presentato un ben meditato pamphlet sulle menzogne che dal 7 ottobre criminalizzano di Israele: tutti i blood libel, la crudele strage di civili, la fame, il “genocidio”.
Il Pamphlet scardina le bugie. Esse sono tutte abbracciate dai critici ebrei: menzogne costruite con capacità e malizia sparse con una grande macchina del fango. L’alibi ebraico in USA e in Europa ha fornito libri, film, manifestazioni, firme a migliaia che le rafforzano perché “lo dicono gli ebrei stessi”. Notizie, opinioni, giudizi morali diventano un’arma più potente: ma se lo dicono loro stessi! Senza bisogno di spiegare ripropongono che loro non odiano Israele, anzi! ma Netanyahu è guerrafondaio e fascista. Forse se il governo dello Stato ebraico fosse di Sinistra, lo stato sarebbe non solo più democratico ma molto più ebraico. Non conta se Israele non conosce repressione antidemocratica, né tantomeno se è il nemico a aggredire come nel caso degli Hezbollah: la guerra è effetto della perfidia di Netanyahu, ed è poco ebraica. I cosiddetti “valori” ebraici divengono un’indicazione per la resa, l’aggressione jihadista resta sconosciuta. Il mondo ebraico contro Israele pensa che l’ebraismo dovrebbe frenare, bloccare. Ricordare l’origine israeliana, indigena degli ebrei diventa “messianico”, la questione territoriale in realtà molto complessa è già risolta dall’accusa di “occupazione” e dalla richesta di rinunciare all’identità originaria che ha portato il popolo ebraico a tornare in Israele. Ormai un popolo nazionale è “sovranista”. Di fatto la sinistra ebraica propone una delegittimazione di Israele ebraica, dimentica che ha sempre cercato una soluzione politica offrendo parte del territorio dal 1948, promuove l’dea woke basata sul concetto di vittime e oppressori, di diritti umani violati, in cui Israele viene cacciata nella fossa dei violenti. La sinistra ebraica si autosantifica con la difesa dei “diritti umani”, dei deboli, dei bambini, e Israele non ha diritto alla risposta, i valori sono tutti occupati, l’autodifesa ne è espulsa. Come potrebbe Netanyahu, rivendicare moralità dato che lui ne è stato spogliato? Israele deve ascoltare in silenzio la condanna del governo e dell’esercito mentre Anna Foa prepara “Il suicidio di Israele”, best seller. JStreet suggerisce al Congress il taglio dei fondi e delle armi, la cessazione dell’aiuto a Israele, Netanyahu e Trump sono mostrificati e l’Iran diventa un interlocutore internazionale antimperialista; e la sparizione di Netanyahu, diventa necessaria per restituire agli ebrei la loro vera natura, fragili figure piegate sui libri, pionieri che ballano la Hora. Gli ebrei israeliani e soci sono crudeli, il Paese è invaso da mostri razzisti e messianici. “Tikkun Olam”, la cura del mondo, diventa per JStreet o la Foa retaggio privato di un ebraismo che, idea fantastica, cerca una condivisione coi palestinesi, due stati per due popoli, sgombero dei Territori, restringimento di Israele, pacificazione col mondo jihadista dedito alla distruzione di Israele. La fame di consenso, di tv, ha disegnato schieramenti sempre più larghi di accusatori di Israele: il prezzo è abbracciare accuse sempre più pesanti. Fino al 2024 JStrett rifiutava l’accusa di genocidio, ora l’ha praticamente fatta sua. L’alma mater di questo atteggiamento, il nutrimento informativo, è nel giornale Haaretz, sullo sfondo del New York Times, che ha a disposizione eserciti di giornalisti ebrei. In definitiva, gli ebrei contro il sionismo, e contro Israele gettano una bomba nell’orgoglio ebraico, aumentano la paura e la sofferenza delle famiglie. L’attacco all’identità vuole l’ebraismo e il sionismo pacifisti e universalisti, santifica il matrimonio fra progressismo e giudaismo che nacque sulla base storica della guerra al nazifascismo per poi essere subito violata dal comunismo antisemita, la sua faccia originaria era già quella di Karl Marx per cui gli Ebrei erano il male capitalista. La sinistra ebraica attuale dimentica che Ben Gurion e poi più avanti Rabin, avevano soprattutto a cuore la salvaguarda della nazione, mentre vivevano il tormento di non poterla garantire data la gigantesca entità del nemico. Ho conosciuto Shimon Peres: il tema della sicurezza era parte di lui, un socialista che realizzò la bomba atomica, indispensabile deterrenza alla follia del nemico. L’educazione degli anni 60 e 70 ci consegna un concetto degradato dei diritti umani, che disconosce la civiltà giudaico cristiana madre della democrazia in nome di un umanitarismo che mette alla pari le civiltà autoritarie e violente come quella di Hamas con quella di Israele, e anzi le idolatra perché più deboli. Dunque, gli ebrei che combattono dalla trincea assediata di Israele, non sarebbero più veramente ebrei, i veri ebrei sono quelli di sinistra portabandiera di un giudaismo migliore. C’è una sinistra ebraica dunque che disconosce l’ebraismo di Israele, Israele stessa. Qui intervengono gli elementi succulenti del vantaggio politico, del successo di piazza che è oggi antisraeliano; e gioca sulla giusta paura degli ebrei di essere perseguitati, espulsi, rifiutati. La cosa che più duole è che l’ignorante denigrazione del popolo ebraico stesso, di una sua riduzione a stilemi che ne tradiscono la storia, il significato, la natura, intimidisce gli ebrei stessi, con pure sciocchezze, opinioni sradicate da ogni realtà. Solo Sinwar, forse, poteva immaginare Israele come per esempio lo vede Anna Foa: per lei, ebrea, Israele, dice, è peggio del fascismo, perché quei “pazzi scatenati” “pensano di essere mossi da Dio come burattini” per affermare la loro supremazia. Ormai Israele è razzista. E i “mostri” non sono “mele marce” la gran parte della società israeliana e’ mostrificata. I suoi campioni sono i “coloni”. Di cui la Foa disegna un ritratto fantasioso. Ma certo, la vera ebrea è lei. Leiter ha alzato il velo di un pericolo.
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