Guerra e pace in Libano
Commento di Ben Cohen
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://www.jns.org/opinion/column/ben-cohen/war-and-peace-in-lebanon

Ben Cohen
La guerra scatenata da Hamas con il pogrom del 7 ottobre 2023 nel sud di Israele è diventato un conflitto su più fronti, in cui tutte le strade conducono al regime di Teheran. Da Gaza all'Iraq e allo Yemen fino ai centri metropolitani di Europa, Nord America e Australia, l'Iran e i suoi alleati hanno fatto di tutto per internazionalizzare un conflitto, il cui obiettivo finale è la distruzione dello Stato ebraico. È in Libano, tuttavia, che l'egemonia regionale dell'Iran ha avuto il maggiore impatto. Mentre l'amministrazione Trump discute un accordo di pace provvisorio con l'Iran che potrebbe portare a un accordo più duraturo, le Forze di Difesa Israeliane sono state richiamate in Libano per affrontare la continua minaccia rappresentata da Hezbollah, gruppo filo-iraniano. Hezbollah non si è mai tirato indietro di fronte al conflitto con Israele. Il giorno dopo il massacro di Hamas, i suoi terroristi hanno lanciato droni, razzi e missili anticarro al di là del confine settentrionale di Israele, costringendo le Forze di Difesa Israeliane (IDF) a combattere su un secondo fronte, oltre a Gaza. Durante queste ostilità, Israele ha eliminato diversi leader chiave di Hezbollah, tra cui il Segretario Generale Hassan Nasrallah, e ha messo in atto un attacco ingegnoso che ha ucciso o reso inabili migliaia di combattenti di Hezbollah a causa dell'esplosione dei cercapersone che portavano con sé. Quasi due mesi dopo l'inizio dell'offensiva di terra israeliana nel settembre 2024, i diplomatici statunitensi e francesi hanno mediato un cessate il fuoco. Nei 18 mesi trascorsi dalla firma di quell'accordo, il confine è stato instabile, ma Hezbollah è stato in gran parte contenuto. La situazione è cambiata il 2 marzo 2026, quando il gruppo terroristico ha attaccato nuovamente Israele, questa volta per rappresaglia per l'eliminazione della “Guida Suprema” iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, avvenuta il 28 febbraio, giorno di apertura dell'operazione militare congiunta israelo-americana contro il regime di Teheran. Un altro cessate il fuoco è stato concordato a metà aprile, ma si è rivelato irrimediabilmente fragile. Secondo gli israeliani, nelle settimane successive al suo fallimento, Hezbollah ha lanciato contro Israele oltre 1.000 razzi e missili terra-aria. Ha inoltre introdotto sul campo di battaglia i droni FPV (First Person View). Compatti, economici, facili da manovrare e soprattutto letali, gli attacchi con droni FPV hanno finora causato la morte di almeno 10 membri delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Dal 17 maggio, Hezbollah ha tentato in media 50 attacchi con droni FPV al giorno. Israele ha intensificato la sua risposta, effettuando 135 attacchi contro obiettivi di Hezbollah solo tra mercoledì e giovedì scorsi. I caccia israeliani hanno anche ripreso gli attacchi su Beirut, prendendo di mira in un caso Ali al-Husni, comandante dell'unità missilistica della Divisione Imam Hossein, una formazione iraniana che opera a fianco di Hezbollah. Gli Stati Uniti appoggiano in linea di massima la controffensiva israeliana, pur essendo a quanto pare preoccupati che ripetuti attacchi a Beirut possano irritare gli iraniani al punto da indurli a rinunciare a un accordo per porre fine alla guerra. La fine dei combattimenti in Libano è anche una delle richieste ufficiali avanzate dal regime iraniano come condizione per un accordo con gli Stati Uniti. Sul fronte diplomatico, lo sviluppo forse più significativo è stato, nonostante i combattimenti, il susseguirsi di colloqui tra Israele e i rappresentanti del governo libanese, volti a raggiungere quello che gli sponsor americani auspicano sia un accordo di pace permanente che porti il Libano a aderire agli Accordi di Abramo. Il secondo dei tre round di colloqui a Washington DC, (con un quarto round previsto per il 29 maggio) è stato mediato dallo stesso Trump, a sottolineare l'importanza personale che egli attribuisce all'ampliamento degli accordi di pace tra Israele e i suoi vicini arabi. Un accordo di pace tra Israele e il Libano sarebbe davvero storico, aprendo potenzialmente la strada ad accordi simili in futuro con l'Arabia Saudita e persino con la Siria (fino a poco tempo fa alleata dell'Iran) e l'Iraq (che per ora rimane un alleato dell'Iran). In ognuno di questi cicli di colloqui, israeliani e libanesi raggiunsero un accordo sull'estensione del cessate il fuoco. Tuttavia, tale decisione non fu mai attuata per la semplice ragione che il governo legittimo del Libano non controlla il sud del Paese. Hezbollah e i suoi finanziatori iraniani rimangono al potere in quella regione. Nell'ultimo anno, il Presidente libanese Joseph Aoun e il suo governo si sono mostrati cautamente più aperti all'idea di un accordo di pace con Israele e più propensi a prendere posizione criticando Hezbollah. Il disarmo e lo smantellamento di Hezbollah sono un obiettivo consolidato della politica internazionale, sancito dalla Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, approvata ben 20 anni fa, che afferma che le Forze Armate Libanesi (LAF) sono l'unica formazione militare legittima del Paese. Si tratta, sempre più, di un imperativo anche a livello nazionale in Libano. La risoluzione 1701 non è mai stata applicata sul campo perché le Forze Armate Libanesi (LAF) non sono equipaggiate, addestrate o disposte a scacciare Hezbollah dal suo feudo meridionale, e perché Hezbollah si è infiltrato nell'esercito libanese e nelle sue principali istituzioni politiche. Il timore persistente in Libano è che un serio tentativo da parte del governo di disarmare Hezbollah possa scatenare una nuova guerra civile tra gli sciiti del Paese, che costituiscono quasi il 30% della popolazione. Ma se Hezbollah rimane armato e continua a terrorizzare le comunità israeliane nel nord, allora la guerra con Israele è inevitabile. Forse è per questo che Aoun ha mostrato una certa disponibilità a prendere le redini del potere, esprimendo accordo con l'obiettivo di disarmare Hezbollah e approvando i colloqui con i rappresentanti israeliani.
Israele non ha mai nascosto il suo desiderio di pace con il Libano, un Paese che affligge gli israeliani sin da quando l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina vi si stabilì all'inizio degli anni '70. Tre guerre importanti – nel 1982, nel 2006 e nel 2024 – hanno esaurito gli israeliani in termini di vite umane e risorse economiche, costringendo i loro giovani uomini e donne a combattere in una terra sulla quale non avanzano alcuna rivendicazione territoriale né cercano di esercitare il controllo politico, in netto contrasto con quanto accaduto da parte della Siria e dell’Iran negli ultimi cinque decenni. Con il conflitto che si riaccende a Gaza, il regime iraniano ancora intatto e l'uscita di Trump dalla Casa Bianca a meno di tre anni (di distanza), Israele ha un disperato bisogno di calma e stabilità sul suo fronte settentrionale. Il Libano ne ha altrettanto bisogno se vuole diventare uno Stato veramente indipendente con un'unica autorità sovrana e senza gruppi paramilitari operanti entro i suoi confini: questa è la ragione principale per cui Israele compie ripetute incursioni in territorio libanese. L'interesse reciproco è evidente. Ciò che serve ora è una combinazione senza precedenti di coraggio politico e determinazione militare per condurre il Libano in un'era post-Hezbollah. Dopotutto, in Medio Oriente, non mancano i fattori scatenanti delle guerre, mentre le fugaci opportunità di forgiare la pace possono essere così rare da avvenire una sola volta (anche una volta ogni generazione). Questa, non c'è dubbio, è una di quelle opportunità.