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Il Foglio Rassegna Stampa
01.06.2026 Il sabba digitale. L'odio per gli ebrei fuori e dentro gli smartphone
Commento di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 01 giugno 2026
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «Il sabba digitale. L'odio per gli ebrei fuori e dentro gli smartphone»

Riprendiamo dal FOGLIO il commento di Giulio Meotti dal titolo: "Il sabba digitale. L'odio per gli ebrei fuori e dentro gli smartphone"

 

 Informazione Corretta

Giulio Meotti

 

La Collegiata di San Pietro a Bad Wimpfen, sul fiume Neckar in Germania, è un edificio imponente: due torri si ergono sopra il portale d’ingresso. Passeggiando intorno alla chiesa, si scopre una figura che sembra una decorazione sacra. Ma guardando meglio, si vede una scrofa con persone che bevono avidamente dalle sue mammelle: ebrei con i copricapi. Esistono trenta immagini di questo tipo sulle facciate delle chiese in Germania, anche nella cattedrale di Colonia.

Qualche giorno fa, seicento anni dopo che gli ebrei di Bruxelles furono uccisi ed espulsi in seguito a false accuse antisemite, le autorità ecclesiastiche della cattedrale di San Michele, l’arcivescovo Luc Terlinden di Mechelen-Bruxelles e il rabbino capo di Bruxelles Albert Guigui, hanno installato una targa di scuse per le persecuzioni commemorate nelle vetrate. Le targhe affermano che “accuse infondate di profanazione dell’ostia eucaristica furono rivolte contro le comunità ebraiche” nell’Europa medievale e che tali accuse “portarono a persecuzioni, massacri ed espulsioni ingiustificabili”. Le vetrate mostrano ebrei uccisi sul rogo in risposta ai presunti attacchi contro l’eucaristia. Seicento anni dopo, nella città belga di Aalst, durante i festeggiamenti per il carnevale, per le strade sfila un carro che raffigura due ebrei ortodossi, uno ha un topo sulla spalla e tende una mano con un sorriso satanico, come per chiedere soldi. Entrambi hanno borse piene di monete d’oro. Poche settimane prima della cerimonia di Bruxelles, l’ex leader del Partito Laburista britannico, Jeremy Corbyn, ha accusato Israele di essere coinvolto nell’asportazione di organi da corpi palestinesi. Corbyn ha letto quello che ha affermato essere un messaggio del direttore del complesso medico al Shifa di Gaza, in cui si affermava che alcune casse consegnate da Israele all’ospedale contenevano teschi e resti umani privi di organi. Corsi e ricorsi storici.

In origine era lo “Judensau” di Bad Wimpfen. Un maiale e gli ebrei con scialli da preghiera che gli danzano intorno. Gli succhiano le mammelle. Alcuni gesticolano verso il suo ano, alludendo a rapporti sessuali tra il popolo immondo e la bestia immonda. Folle di contadini ignoranti godevano di questa rappresentazione di strada. Ora le folle non si radunano in strada per vedere figure ebraiche che fingono di concupire i maiali. Ora c’è lo “Judenhund”. Il maiale è diventato cane, il contadino analfabeta è diventato un influencer con la kefiah, ma lo spettacolo è identico: l’ebreo come pervertito metafisico, maestro di depravazioni zoofile orchestrate con perizia hi tech.

A Londra, il 9 maggio, attivisti “pro Palestina” hanno messo in scena soldati israeliani che costringono i palestinesi a fornicare coi cani. Non più barbe finte e schiene curve della derisione medievale, ma lo sguardo inespressivo del soldato di Tsahal. Costringono il prigioniero bendato a inginocchiarsi mentre uno dei giullari ebrei tiene un cartello: “Stupro con i cani”. Una folla guarda, inebriata, come i loro antenati, alle proclività sessuali dell’ebreo deviato.

Una volta l’accusa era rozza e carnale, oggi è confezionata nel linguaggio delle ong, citazioni anonime di “testimoni oculari” e un’aura di serietà giornalistica che rende tutto più digeribile. Le Nazioni Unite hanno appena compiuto l’ennesimo salto mortale nella loro lunga parabola di delegittimazione: aggiungere lo stato di Israele alla lista nera dei responsabili di violenza sessuale sistematica nelle zone di conflitto, affiancandolo a Hamas e all’Isis.

L’antisemita occidentale non si limita più a odiare: vuole immaginare l’ebreo mentre commette l’inimmaginabile. Siamo passati dalle menzogne sugli ebrei che si accoppiano con i maiali alla propaganda sugli ebrei che costringono altri ad accoppiarsi con i cani. La visione di soldati ebrei che ordinano ai cani di stuprare i palestinesi è fermentata nei recessi tossici di internet per due anni. Emerge dall’attivismo di Euro-Med Human Rights Monitor, organizzazione con sede a Ginevra accusata di legami con Hamas. “Le guardie carcerarie israeliane usano cani per stuprare i palestinesi”, titolava Novara Media, sito di sinistra britannico. La pornografia dell’odio travestita da inchiesta finisce anche in un articolo di un columnist del Guardian. E sul New York Times l’11 maggio. “Non tutti sono stati stuprati, direi, ma tutti hanno subito umilianti e disgustosi abusi sessuali. Il palestinese ha riferito di essere stato immobilizzato, spogliato e, mentre era bendato e ammanettato, è stato fatto arrivare un cane. Con l’incoraggiamento di un addestratore in ebraico, il cane lo ha montato”.

“The Silence That Meets the Rape of Palestinians” di Nicholas Kristof sul New York Times era talmente assurdo che avrebbe dovuto suscitare sberleffi. Invece seguono marce, articoli, dibattiti. Kristof non è un principiante: due volte premio Pulitzer, volto della Cnn, una bussola della sinistra progressista su temi della povertà e della dignità. Nella sua storia degli ebrei in Russia e Polonia, il grande storico Simon Dubnow raccontò i pogrom del Medioevo alimentati dalla “calunnia del sangue”: gli ebrei rapivano e uccidevano bambini cristiani per usare il loro sangue nella preparazione delle matzah di Pasqua. Dubnow cita il re polacco Sigismondo Augusto che dichiara di non essere “abbastanza privo di buon senso da credere che nelle ostie potesse esserci del sangue”.

Oggi si pensa invece che un cane istruito dagli ebrei possa farsi venire una erezione e montare un palestinese. Una volta bastava sussurrare che gli ebrei avvelenavano i pozzi o succhiavano sangue cristiano per far scoppiare un pogrom. Oggi basta un anonimo “testimone oculare” con nome arabo. E i soldati israeliani trasformano le carceri in set di zoofilia sadomaso high-tech. L’ebreo, da sempre accusato di ogni perversione, è diventato regista di stupri canini. Ma l’accusa secondo cui Israele addestra cani allo stupro non è una calunnia ordinaria. E’ perfetta: trasferisce la depravazione dalla mente dell’accusatore al corpo dell’ebreo. E sembra uscita dai recessi della propaganda islamista: “la Palestina è la nostra terra e gli ebrei sono cani”, recita un motto di Hamas.

Nel campo della propaganda antisraeliana, è un po’ come la tossicodipendenza: bisogna aumentare continuamente le dosi. Nel gran teatro dell’odio contemporaneo, l’antisemitismo ha fatto il pieno di update. L’Aftonbladet, il più venduto e antico quotidiano svedese, ha pubblicato un articolo di Donald Bostrom, in cui il giornalista, senza fonti né prove, ha scritto che l’esercito israeliano, in combutta con l’establishment medico, aveva rapito numerosi palestinesi per prelevarne gli organi. Pochi giorni dopo il 7 ottobre, i media arabi sono già pieni di vignette di soldati israeliani che scavano le tombe palestinesi per prenderne gli organi (non importa se in decomposizione, il Satana ebraico non va per il sottile). Il popolare account di notizie Land Palestine accusa Israele di rubare la pelle dei palestinesi. I giornali giordani pubblicano vignette di Benjamin Netanyahu mentre beve il sangue dei palestinesi. Da lì a finire nelle strade di Londra e New York è un attimo. In una vignetta di Bob Mora, Netanyahu banchetta col sangue di bambini palestinesi. Un sudario coi nomi di ventimila bambini di Gaza ha appena attraversato le strade di Napoli: in pratica ci dicono che un terzo dei morti di Gaza erano bambini. Intanto, a Salerno, un De Luca (Vincenzo, non l’Erri sotto fatwa antisraeliana), diceva fra applausi scroscianti che “ottantamila persone sono morte a Gaza e di queste 65mila erano bambini”. Per poi spiegarci che a Gaza si muore di fame e di sete, che “ci sono i topi” e che “si muore di peste”. La peste? L’ex primo ministro dei Paesi Bassi, Dries van Agt, ha tirato fuori la storia che gli israeliani avvelenavano i palestinesi: “Una mattina è successo qualcosa di terribile: l’uliveto e l’orto dei palestinesi erano disseminati di veleno. E una bambina di tre anni si ammalò. L’unica spiegazione era che avesse bevuto il latte di una capra avvelenata”.

Ebrei che avvelenano le capre. Se nel Medioevo l’ebreo era accusato di avvelenare i pozzi e di rapire bambini per il pane azzimo, oggi lo si accusa di reclutare un intero zoo per i suoi loschi traffici. L’Autorità Palestinese ha accusato Israele di introdurre ratti nei territori palestinesi. Non semplici ratti, ma ratti “sviluppati” che la hi-tech israeliana ha progettato per “attaccare i bambini e i malati”. Super-ratti “geneticamente modificati” o “resistenti ai prodotti chimici” sono introdotti nella Città Vecchia di Gerusalemme per scacciare gli arabi. Cinghiali selvatici sono rilasciati dai sionisti per distruggere i raccolti degli arabi. Come i ratti, i cinghiali sono addestrati a distinguere tra arabi ed ebrei, con i quali collaboravano segretamente. Israele sguinzaglia anche le iene contro gli arabi palestinesi. I sionisti le rilasciano nella Valle del Giordano incoraggiandole ad attaccare le comunità arabe, che hanno accerchiato uno di questi sfortunati animali e lo hanno filmato mentre veniva lapidato a morte. Scoiattoli. Creature affascinanti, ma sono state reclutate dal Mossad in Iran. Quattordici scoiattoli equipaggiati con dispositivi di ascolto sono stati arrestati. Uccelli. Complici piumati dei sionisti addestrati a spiare, mentre le forze di sicurezza di Erdogan hanno intercettato falchi israeliani e mangiatori di api con “anelli sulle zampe”. Squali. Sì, anche loro sono stati assunti dal Mossad per distruggere il turismo in Egitto. Poi sono arrivate le lucertole e camaleonti. I sionisti hanno addestrato questi rettili a infiltrarsi nelle strutture nucleari dell’Iran, e peggio, a cambiare colore della pelle per rimanere nascosti. L’ebreo elevato a entità metastorica per trasformare un conflitto territoriale in un sabba di depravazione tecnologica.

Israele non bombarda: stupra con cani. Non combatte: fa vivisezione. Non esiste come nazione: è un laboratorio di orrori gotici. E il sabba continua, illuminato dallo schermo di uno smartphone. All’apice dei disordini al confine fra Israele e Gaza del 2018, il New York Times pubblicò un articolo con il titolo: “Muore una bambina di Gaza. Nasce un simbolo”. L’articolo si concentrava sulla morte di Layla Ghandour, di otto mesi, che la famiglia aveva portato ai disordini. Il servizio includeva una foto della neonata morta tra le braccia della nonna. La foto era il fulcro dell’articolo. Mostrava il corpo esanime della bambina, immerso in una luce bianca e celestiale, cullato tra le braccia della nonna, il cui volto illuminato e segnato dal dolore guarda verso il basso la piccola. La didascalia della foto affermava che la bambina “si era sentita male dopo aver inalato gas lacrimogeni”. Il Times riferiva che però che un medico di Gaza aveva attribuito la morte della bambina a un problema cardiaco, non al gas. La famiglia aveva ammesso che la piccola soffriva di una malformazione cardiaca congenita. La fotografia non era solo una rappresentazione emotiva. Sembrava costruita consapevolmente per evocare alcuni dei più profondi archetipi visivi dell’arte occidentale e cristiana: il motivo della “Madonna con Bambino” e, ancora più marcatamente, la Pietà: l’immagine della Vergine Maria addolorata che tiene in grembo il corpo crocifisso di Gesù. Così nacque un nuovo archetipo: la “Pietà palestinese”. Perfetta per crocifiggere il popolo infanticida e deicida che presto sarebbe diventato anche genocida.

E come non credere a tutto questo quando ci hanno detto che a Jenin ci fu un terribile massacro (che in realtà non ci fu), che Israele ha lanciato un missile sull’ospedale al Ahli (quando era stata la Jihad islamica), che Israele non è una democrazia ma apartheid e che a Gaza Israele “spara ai testicoli dei bambini palestinesi”, come ha assicurato la relatrice molto speciale su La7?

Scrisse Jean-Paul Sartre: “Gli antisemiti sanno che le loro affermazioni sono frivole, ma si stanno divertendo, perché il loro avversario è obbligato a usare le parole responsabilmente”. Questo è esattamente il momento in cui siamo precipitati. La folla non deve più radunarsi in piazza: può odiare moltiplicando la calunnia con un dito. E ride. Gli antisemiti si godono la visione di ebrei costretti a discutere di peni di cani e di ani umani. Si stanno divertendo. Ed è piuttosto osceno. Il risultato è uno spettacolo di nichilismo festoso.

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