Gerusalemme dà il benvenuto al Somaliland
Analisi di Mattia Preto

Mattia Preto
Pochi giorni fa l’ambasciatore del Somaliland, Mohamed Hagi, è stato ricevuto a Gerusalemme dal presidente Herzog per la cerimonia di apertura dell’ambasciata del Somaliland in Israele, la nazione del corno d’Africa diventa così la settima nazione ad aprire la sua ambasciata a Gerusalemme, nonché la prima tra le nazioni africane e la seconda nazione a maggioranza musulmana dopo il Kosovo.
Nel dicembre del 2025 Israele è stato il primo paese al mondo a riconoscere l’indipendenza del Somaliland, una scelta che rafforza la posizione dello Stato Ebraico nella regione del Corno d’Africa, che non rappresenta solo uno snodo chiave per il commercio marittimo in quanto il Somaliland è posizionato all’ingresso del Mar Rosso che dà accesso al Canale di Suez ma soprattutto per la vicinanza geografica agli Houthi, gruppo terroristico affiliato al regime iraniano con base in Yemen. Avere un paese alleato in una posizione così strategica pone Israele in una posizione di vantaggio nel conflitto con il gruppo terroristico sciita.
Il Somaliland, dunque, si prepara a una nuova stagione di relazioni internazionali che spezza 35 anni di gelo diplomatico. L’apertura dell’ambasciata somalilandese a Gerusalemme ha scatenato le ire di una serie di paesi che hanno condannato la scelta. Su tutti Egitto e Turchia che intrattengono forti legami con la Somalia, nazione che non ha mai riconosciuto l’indipendenza di Hargeisa (Capitale del Somaliland) in quanto lo considera parte integrante del proprio territorio.
Per l'Egitto la ragione principale è geopolitica, da anni è impegnato in una disputa con Etiopia sulla gestione delle acque del Nilo e sulla Grande Diga della Rinascita Etiopica (GERD). Quando l'Etiopia ha intensificato i rapporti con il Somaliland, il Cairo ha visto nella Somalia un partner strategico per controbilanciare l'influenza etiope nel Corno d'Africa. Le relazioni tra Egitto e Somalia si sono rafforzate notevolmente negli ultimi anni, soprattutto a partire dal 2024, quando il Cairo e Mogadiscio hanno firmato accordi di cooperazione militare e di sicurezza. Il Cairo sa che Israele potrebbe migliorare le tecnologie di difesa e aprire l’ambasciata a Gerusalemme è un passo fondamentale per guadagnare la fiducia dei vertici dello Stato Ebraico.
La Turchia, fortemente ostile nei confronti di Israele negli ultimi anni sotto il governo guidato da Erdogan, ha interessi diretti con la Somalia, infatti nel 2017 a Mogadiscio ha aperto una base militare sotto il nome Camp TURKSOM, l’intento era quello di creare una base militare che riducesse non solo gli atti di pirateria che danneggiavano il commercio turco ma anche stabilizzare il paese con mezzi militari più avanzati, i nuovi rapporti tra Israele e Somaliland avranno una forte connotazione difensiva con Israele che apporterà migliorie al sistema difensivo somalilandese.
Un altro attore che si affaccia sulla scena sono gli Emirati Arabi Uniti, che intrattengono relazioni, soprattutto in materia economica con il Somaliland, infatti, il porto di Berbera, è gestito dalla società emiratina DP World attraverso un accordo pluridecennale che comporta investimenti per centinaia di milioni di dollari. Viste le strette relazioni e il primo passo di Israele è credibile pensare che il prossimo paese a riconoscere il Somaliland possano essere gli Emirati Arabi.
L’apertura dell’ambasciata del Somaliland a Gerusalemme non è un gesto prettamente simbolico, ma è la volontà di stringere forti legami con il paese che per primo l’ha riconosciuto a livello internazionale. Un’occasione per entrambi, per Israele essere più indipendente nella lotta agli Houthi e nel commercio marittimo, per il Somaliland poter modernizzare la propria difesa e quindi rafforzare la sua indipendenza da possibili minacce esterne.