Chiamatela Giudea e Samaria. La parola "Cisgiordania" è una scelta politica, fasulla, per cancellare il popolo ebraico dalla sua Terra d’origine
Commento di Deborah Fait

Deborah Fait
Le parole non sono mai innocenti. Spesso possono uccidere.
Chi controlla il linguaggio controlla sempre il dibattito Chi controlla il dibattito controlla spesso la verità, la cambia, la rende condizionabile all’ideologia. Questo fenomeno si verifica sempre, tutti i giorni dell’anno, da decenni , contro la storia di Israele. Quella vera, non la storia fasulla inventata da Arafat e i suoi complici europei, cattocomunisti e/o fascisti. Da decenni, a causa delle menzogne diffuse senza vergogna, quasi nessuno parla più di Giudea e Samaria. Bisogna dire "Cisgiordania". Sempre. Obbligatoriamente. Come una formula liturgica.
Parole come Cisgiordania e genocidio sono diventate un must nel linguaggio comune degli ignoranti e degli intellettuali privi di intelletto. La Cisgiordania non esiste e il genocidio non è mai avvenuto. Purtroppo sono consapevole che queste parole resteranno stampate nella mente di tanti e daranno vita, come già succede, alla più vile e sporca forma di antisemitismo dopo le leggi razziste del 1938.
Eppure basta fermarsi un momento per accorgersi dell'assurdità.
Se un giornalista parla della Toscana usa il nome storico della regione. Se parla della Catalogna usa il nome storico. Se parla della Baviera usa il nome storico.
Quando invece si tratta del cuore storico del popolo ebraico, improvvisamente il nome storico deve sparire.
Giudea? No.
Samaria? No.
Meglio "Cisgiordania". E’ più figo, più moderno, soprattutto più antisionista/antisemita. Negare al popolo ebraico il cuore della sua storia è una bella conquista per i nostri nemici. Rendere gli ebrei ospiti sgraditi in casa propria è una vittoria per ogni odiatore di Israele.
Un termine geografico nato dall'occupazione giordana del 1950 e trasformato in una verità apparentemente eterna è un capolavoro propagandistico.
Cambiare il nome di un luogo significa cambiare il modo in cui le persone lo percepiscono. Se dici "Giudea", ricordi immediatamente il popolo ebraico. Se dici "Samaria", richiami migliaia di anni di storia biblica. Se dici "Cisgiordania", tutto diventa neutro, anonimo, astratto. L'effetto è evidente.
Gli ebrei che vivono a Hebron diventano "coloni". Poco importa che Hebron sia una delle città più antiche della storia ebraica. Poco importa che vi fossero comunità ebraiche molto prima della nascita di gran parte degli Stati moderni. Poco importa che gli ebrei siano stati cacciati da lì nel 1929 dopo un massacro che oggi nessuno più ricorda. La storia viene messa a tacere e si procede con l’oblio che sarà colmato dalla propaganda palestinista! Israele non nega la complessità del conflitto. Ma afferma che: Giudea e Samaria non sono una colonia, la storia ebraica non può essere cancellata, la pace richiede riconoscimento reciproco, non negazione dell’identità di uno dei due popoli
Invece il popolo che ha dato il nome alla Giudea viene descritto come un corpo estraneo in casa sua. È difficile immaginare un paradosso più grande.
Naturalmente nessuno nega che esista un conflitto difficilmente risolvibile ma una cosa è discutere il futuro politico della regione. Un'altra è falsificarne il passato. Perché questo è il vero problema.
Troppo spesso il dibattito internazionale non cerca di comprendere la complessità della storia. Cerca di semplificarla fino a renderla irriconoscibile e infine applicarla a chi conviene di più e, senza ombra di dubbio, lisciare il pelo agli arabi palestinisti è molto più conveniente e sicuramente più salutare. Gli ebrei non si aggirano per l’Europa armati di machete, non usano le auto per mozzare le gambe a pacifici cittadini.
E allora è lecito mentire e fare della narrazione dominante un racconto fasullo e immorale e dire che gli ebrei sono arrivati, hanno occupato una terra altrui e continuano a espandersi.
Fine della storia. Peccato che la storia vera sia molto più lunga.
Peccato che Gerusalemme fosse capitale ebraica quando Londra era ancora un villaggio.
Peccato che Hebron, Bet El e Shiloh compaiano nella memoria ebraica da oltre due millenni.
Peccato che nessuno riuscirà mai a spiegare perché il termine "ebreo" derivi dalla Giudea se gli ebrei non avessero alcun legame con essa.
Ma questi dettagli sembrano creare imbarazzo.
Molto più semplice ripetere parole inutile e bugiarde che eliminano il contesto.
Molto più semplice trasformare una questione storica complessa in una favola morale con buoni e cattivi già assegnati. Gli ebrei cattivi, i tagliagole palestinesi buoni come il pane!
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Ogni volta che un cronista pronuncia la parola "Cisgiordania" senza spiegare da dove venga quel nome, sta compiendo una scelta. Forse inconsapevole. Forse automatica. Ma sempre una scelta di propaganda.
Sta scegliendo di raccontare il territorio a partire dal 1950 anziché dal 1000 avanti Cristo.
Sta scegliendo di partire dall'occupazione giordana anziché dalla storia ebraica.
Sta scegliendo di restringere la memoria collettiva a pochi decenni e di ignorare alcuni millenni.
È un'operazione che non verrebbe accettata per quasi nessun altro popolo al mondo.
Eppure, quando si parla di Israele, accade ogni giorno.
Per questo il dibattito dovrebbe ricominciare da un gesto semplice: chiamare le cose con il loro nome.
Poi si potrà discutere di confini, accordi, sicurezza, diritti palestinesi, insediamenti e diplomazia.
Ma almeno si partirà dalla verità storica.
E la realtà storica è che molto prima della Cisgiordania c'erano la Giudea e la Samaria e
nessuna campagna linguistica, di propaganda e di odio riuscirà a cancellare la verità. I veri e soli occupanti di Giudea e Samaria sono gli arabi. Questo la gente dovrebbe capirlo e saperlo, Si tratta di terre ebraiche da sempre, assegnate a Israele dalla Società delle Nazioni, occupate e annesse dalla Giordania illegalmente! Persino Google parla della regione “chiamata internazionalmente Cisgiordania”!
La propaganda è battente, la storia è stata stuprata e l’ignoranza impera.
Mentre scrivo, un’altra regione di Israele , una fra le più belle, verdi e rigogliose, è sotto attacco Hezbollah, gli assassini finanziati dall’Iran per ammazzare gli ebrei. I media italiani daranno la notizia in questo modo, come sempre vilmente fanno: ”morti e feriti in Libano per gli attacchi di Israele”. Mai un accenno ai missili e droni sparati dal Libano contro Israele, nessuno nomina i 200.000 israeliani evacuati, le scuole della alta e bassa Galilea chiuse. Gli israeliani soffrono la guerra e l’incomprensione del mondo intero ma nessuno ci farà abbassare la testa, nessuno ci obbligherà alla rassegnazione.