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Setteottobre Rassegna Stampa
30.05.2026 Hamas decapitata a Gaza, chi è Imad Aqel ultimo superstite del vecchio vertice militare del 7 ottobre
Commento di Rosa Davanzo

Testata: Setteottobre
Data: 30 maggio 2026
Pagina: 1
Autore: Rosa Davanzo
Titolo: «Hamas decapitata a Gaza, chi è Imad Aqel ultimo superstite del vecchio vertice militare del 7 ottobre»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE online il commento di Rosa Davanzo dal titolo: "Hamas decapitata a Gaza, chi è Imad Aqel ultimo superstite del vecchio vertice militare del 7 ottobre"

Hamas decapitata a Gaza, chi è Imad Aqel ultimo superstite del vecchio vertice militare del 7 ottobre

Dopo l’uccisione di Muhammad Odeh e di Izz al-Din Haddad, Israele concentra la caccia sul capo logistico delle Brigate al-Qassam mentre i negoziati sulla Striscia entrano in una nuova fase di tensione

 

Nella fotografia diffusa dalle Forze di Difesa Israeliane restano quasi soltanto volti di uomini morti. Eliminati nei raid, inseguiti per mesi, uccisi nei tunnel o nelle case rifugio della Striscia, i comandanti che guidavano Hamas il 7 ottobre sono stati progressivamente cancellati dalla guerra cominciata dopo il massacro nel sud di Israele. In quell’immagine oggi sopravvive un solo nome fra gli uomini del vecchio consiglio militare di Hamas legato al 7 ottobre: Imad Aqel, figura poco nota al grande pubblico ma considerata da anni uno degli uomini più importanti e prudenti dell’apparato militare di Hamas a Gaza.

L’annuncio dell’uccisione di Muhammad Odeh, diffuso mercoledì mattina dall’esercito israeliano, ha ulteriormente ristretto il cerchio attorno alla leadership armata dell’organizzazione. Odeh era stato nominato appena dieci giorni fa nuovo comandante delle Brigate al-Qassam nella Striscia per sostituire Izz al-Din Haddad, a sua volta eliminato in un’operazione precedente. La velocità con cui Hamas è costretta a sostituire i propri vertici militari restituisce l’immagine di una struttura sottoposta a una pressione continua, nella quale la sopravvivenza fisica dei comandanti è diventata ormai precaria e instabile.

Secondo fonti israeliane, Imad Aqel dirige il cosiddetto “quartier generale del fronte interno” delle Brigate Izz al-Din al-Qassam, il braccio armato di Hamas. Dietro questa definizione apparentemente burocratica si nasconde una macchina essenziale per la sopravvivenza dell’organizzazione: logistica, approvvigionamenti, trasferimento di armi, infrastrutture sotterranee, continuità operativa durante i combattimenti. Aqel viene descritto da anni come un uomo d’apparato, lontano dall’esibizionismo propagandistico di altri comandanti, quasi invisibile sul piano pubblico ma centrale nella tenuta militare di Gaza.

Nato nel 1971 nel campo profughi di Jabaliya, nel nord della Striscia, Aqel entrò giovanissimo nell’ambiente islamista palestinese dal quale sarebbe poi emersa Hamas. Negli anni Novanta cominciò a operare all’interno delle Brigate al-Qassam assumendo incarichi sempre più rilevanti. Fonti palestinesi gli attribuirono nel 2002 il coinvolgimento nell’uccisione di Rajeh Abu al-Yahia, alto funzionario delle forze di sicurezza palestinesi, episodio che provocò un durissimo scontro fra Hamas e Autorità Palestinese in una fase già esplosiva della Seconda Intifada.

Israele tentò di eliminarlo nel 2003 in un attacco mirato nella Striscia centrale, ma Aqel sopravvisse. Anche durante l’operazione Piombo Fuso del 2009 la sua abitazione venne colpita senza riuscire a ucciderlo. Nel corso degli anni il suo nome è rimasto legato soprattutto al rafforzamento logistico dell’organizzazione e ai collegamenti con altre formazioni armate palestinesi, inclusi i Comitati di Resistenza Popolare.

La sua figura è tornata improvvisamente centrale mentre i negoziati indiretti sul futuro di Gaza attraversano una fase delicatissima. Fonti della sicurezza israeliana, citate da media come Ynet e Channel 12, ritengono che l’eliminazione progressiva dei comandanti interni della Striscia stia modificando gli equilibri dentro Hamas, indebolendo il peso dell’ala militare locale rispetto alla leadership politica esterna, concentrata soprattutto in Qatar.

Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Yisrael Katz hanno commentato l’uccisione di Odeh promettendo che Israele continuerà a “dare la caccia a tutti i responsabili del massacro del 7 ottobre”. Una formula che a Gerusalemme viene ripetuta da mesi e che, almeno sul piano operativo, sembra tradursi in una strategia sistematica di eliminazione dei quadri militari ancora attivi nella Striscia.

Dentro Gaza, intanto, Hamas continua a combattere e a reclutare, ma la perdita accumulata nella catena di comando comincia a pesare anche simbolicamente. Il movimento che per anni aveva costruito la propria immagine attorno all’idea della resistenza permanente si trova oggi costretto a nascondere i propri dirigenti superstiti in una guerra di sopravvivenza quotidiana, mentre Israele osserva ogni nuovo nome che emerge ai vertici dell’organizzazione come un bersaglio potenziale.

 


info@setteottobre.com

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