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Il Riformista Rassegna Stampa
30.05.2026 Heller, presidente di Keshet Europe: “Noi cacciati dal Gay Pride di Roma. Questo è antisemitismo”
Intervista di Ruben Caivano a Heller, presidente di Keshet Europe

Testata: Il Riformista
Data: 30 maggio 2026
Pagina: 1
Autore: Ruben Caivano
Titolo: «Heller, presidente di Keshet Europe: “Noi cacciati dal Gay Pride di Roma. Questo è antisemitismo”»

Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, l'intervista di Ruben Caivan, dal titolo: "Heller, presidente di Keshet Europe: 'Noi cacciati dal Gay Pride di Roma. Questo è antisemitismo'"

«Pretendere continuamente che Keshet o i cittadini ebrei italiani prendano le distanze dai governi di Stati stranieri è a tutti gli effetti una forma di antisemitismo». E il commento a caldo di Ariel Heller, presidente Keshet Europe e Board Member Keshet Italia, che ha raccontato come il Pride Roma abbia «preteso da Keshet una presa di posizione ideologica».

Heller, che cosa è successo?
«È da un anno che chiediamo al portavoce del Roma Pride di farci partecipare al coordinamento, ovvero il gruppo di associazioni locali che scrive il manifesto politico della manifestazione. Quest’anno abbiamo insistito ancora di più a causa delle discriminazioni subite nell’edizione precedente. Non si è trattato solo di attacchi da parte di singoli, ma di veri e propri atti di aggressività da parte di esponenti del coordinamento stesso. Quando abbiamo segnalato il problema per vie interne, la risposta è stata assente».

Ovvero?
«Invece di accoglierci, dopo un anno di richieste di collaborazione, il portavoce ci ha presentato un manifesto politico al quale ha esplicitamente detto che Keshet non partecipasse alla stesura e che comprendeva delle posizione ideologiche che avevamo da tempo segnalato come problematiche. Quando poi abbiamo cercato un dialogo, il portavoce ci ha detto chiaramente che non eravamo ben accetti nel coordinamento e che la nostra partecipazione con il carro durante la sfilata non sarebbe stata concessa. Motivo della rottura definitiva. Quando è stato fatto presente che la necessità del carro fosse una questione di sicurezza fondamentale, in virtù degli attacchi dell’anno passato che ha costretto la polizia a evacuarci rapidamente, la risposta non è stata di particolare interesse per la nostra tutela. Impedirci di partecipare con un carro, soprattutto in un clima così teso di cui il portavoce è a conoscenza perché in costante contatto con le forze dell’ordine, significa nei fatti impedirci di partecipare».

Che risposte vi aspettate dalle istituzioni politiche, e come giudicate la reazione mediatica del Pride nei vostri confronti?
«Chiediamo alle istituzioni e alla politica di non girarsi dall’altra parte. Il sindaco di Roma e i leader dei partiti che parteciperanno al Pride Village, come Elly Schlein, Giuseppe Conte e Riccardo Magi, devono prendere una posizione chiara. La soluzione è che il sindaco intervenga con fermezza affinché questo coordinamento venga riformato, includendo la nostra organizzazione per fare un lavoro serio contro ogni discriminazione e per condannare l’antisemitismo. Non si può restare in silenzio nemmeno davanti alla gestione mediatica del Roma Pride. Hanno usato una piattaforma da migliaia di follower per lanciare una campagna pubblica e del tutto sproporzionata contro Keshet Italia. Hanno pubblicato un post su Instagram descrivendo la nostra linea politica in modo confuso e parziale, gettando benzina sul fuoco dell’odio contro di noi e scatenando nei commenti attacchi feroci per posizioni che non abbiamo mai espresso».

Come rispondete al dibattito politico sul Medio Oriente e alle richieste di condanna che vi vengono continuamente rivolte?
«Oggi nella realtà dei fatti, l’antisionismo, seppur non essendo antisemitismo, genera sentimenti antisemiti perché quando Israele è coinvolto in una guerra, siamo noi ebrei in Europa a subirne le conseguenze reali. Lo vediamo con gli attacchi alle sinagoghe, con i centri ebraici sorvegliati h24 e con il fatto che non possiamo partecipare a eventi pubblici senza la scorta della polizia. Come ho detto, ci è stato chiesto di condannare il governo Netanyahu. Noi questa posizione contro il suo esecutivo l’abbiamo già presa, ritenendolo un governo non degno di Israele, e consideriamo ministri come Ben-Gvir una disgrazia. Ma voglio essere categorico: non si possono mettere sullo stesso piano un governo di destra, che condanniamo al 100%, e un’organizzazione terroristica come Hamas. Non sono e non saranno mai la stessa cosa. Inoltre, pretendere continuamente che Keshet o i cittadini ebrei italiani prendano le distanze dai governi di Stati stranieri – quando ad altri attivisti o a cittadini di altre nazionalità non viene chiesto conto delle guerre dei rispettivi Paesi – è un evidente doppio standard. Secondo la definizione dell’IHRA, esigere questo esame politico per poter manifestare è, a tutti gli effetti, una forma di antisemitismo».

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redazione@ilriformista.it

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