Riprendiamo dal FOGLIO il commento dal titolo: "L’Onu mette Israele nella lista nera accanto a Hamas e Isis"

La decisione di Guterres affianca una democrazia in guerra contro il terrorismo a organizzazioni jihadiste che hanno usato lo stupro come arma. Così cancella la differenza tra chi si difende e chi pratica la barbarie
Le Nazioni Unite hanno compiuto l’ennesimo salto mortale nella loro lunga parabola di delegittimazione: aggiungere Israele alla lista nera dei responsabili di violenza sessuale nelle zone di conflitto, affiancandolo a Hamas e all’Isis. L’ambasciatore Danny Danon ha parlato di “calunnia di sangue” e non è un eccesso retorico. E’ la constatazione di un rituale in cui la vittima è prima seviziata e poi accusata di aver provocato il proprio martirio. La decisione del Segretario Generale António Guterres, preceduta dall’inserimento di Hamas nel rapporto di agosto, rivela una simmetria morale grottesca. Da un lato un’organizzazione jihadista che ha fatto dello stupro uno strumento di guerra, con testimonianze di violenze sessuali sistematiche, mutilazioni genitali e ostaggi tenuti in condizioni di schiavitù sessuale. Dall’altro lato l’esercito di una democrazia occidentale che, pur nelle brutalità di una guerra urbana imposta da un nemico che si nasconde tra i civili, ha regole di ingaggio, procure militari e un’opinione pubblica che discute apertamente di ogni singolo episodio. Equipararli significa dissolvere la distinzione tra civiltà e barbarie.
La storia dell’Onu è costellata di risoluzioni ossessive contro l’unico stato ebraico, mentre regimi che praticano la lapidazione delle donne, lo stupro correttivo o la schiavitù sessuale di minoranze godono di immunità selettiva. Il Consiglio dei diritti umani, con la sua maggioranza automatica di stati autoritari e islamici, ha prodotto più condanne contro Israele che contro il resto del mondo combinato. La comunità internazionale dovrebbe chiedersi perché un’organizzazione nata dalle ceneri della Shoah sia diventata il megafono di chi vorrebbe completarla. Israele non ha bisogno dell’approvazione morale dell’Onu per esistere. Ma l’Onu, continuando su questa strada, rischia di perdere quel poco di credibilità che le resta. Poca, molto poca.
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