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Il Foglio Rassegna Stampa
28.05.2026 Erri De Luca e le accuse di essere un "vecchio maschio"
Commento di Tommaso Tuppini

Testata: Il Foglio
Data: 28 maggio 2026
Pagina: 1
Autore: Tommaso Tuppini
Titolo: «Erri De Luca e le accuse di essere un "vecchio maschio"»

Riprendiamo dal FOGLIO il commento di Tommaso Tuppini dal titolo: "Erri De Luca e le accuse di essere un 'vecchio maschio'"

Immagine di Erri De Luca e le accuse di essere un

Se in questi giorni vi siete fatti un giro per i social, vi sarete accorti che l’insulto più frequente contro Erri De Luca è “vecchio maschio”. Perché né Meta né le altre piattaforme lo considerano un insulto, e non fa scattare i segnali d’allarme che preludono alla sospensione dell’account. Avrete letto mille volte che Trump e Putin fomentano guerre intorno al mondo soprattutto perché sono maschi e vecchi. Non parliamo del papa, che lo è per statuto, e al quale viene rinfacciato a ogni piè sospinto.

L’anno scorso è uscito in Germania il film Vecchio uomo bianco, dove il protagonista rischia il licenziamento perché i colleghi lo giudicano tale e, per salvare il posto, deve dimostrare di non essere il mascalzone che sembra. Quando un insulto diventa il titolo di una commedia di successo, vuol dire che siamo nel senso comune. E poi ci sono le prove: uno studio dell’università di Toronto ha misurato l’accettabilità di atti ostili verso gli anziani di ogni sesso e razza. Manco a dirlo, il bersaglio che fa sentire meno in colpa è l’anziano maschio e bianco. I benepensanti che combattono ogni discriminazione hanno finalmente trovato il gruppo da discriminare. Rischiavano di esplodere, con tutta quella rabbia compressa e l’autocensura su “porco cane” perché squalifica i quadrupedi. E invece, anche se si farebbero cuocere a fuoco lento piuttosto che ammetterlo, vale per loro ciò che vale per chiunque: nulla scalda il cuore come sbertucciare gli altri. Solo che loro, prima di scatenarsi, aspettano il regolare nulla osta rilasciato dalle pari opportunità.

La licenza di sfottere è partita dopo che il secondo De Luca più famoso d’Italia aveva detto, in un’intervista a un giornale israeliano tradotta dal Foglio, che quello in corso a Gaza non è stato e non è genocidio, e che lui si dichiara “sionista”. Scaraventato nell’occhio di una shitstorm, De Luca ha precisato che “sionista” significa riconoscere il diritto di Israele a esistere. Un po’ come affermare che i ragni sono aracnidi e le pere sono frutta. Ma se, come diceva Gramsci, la verità è sempre rivoluzionaria, ci sono momenti intellettualmente così conformistici e stagnanti che persino il maresciallo Lapalisse fa l’impressione di un pericoloso sovversivo.

La sinistra usa “sionista” come qualche decennio fa usava “atlantista” e oggi “liberista”, trasformando un termine tecnico in uno slogan per chiudere la conversazione. Ma forse, da vecchio qual è (non so quanto aiutato o ostacolato dell’essere maschio), Erri De Luca ha la memoria sufficiente per sapere che il sionismo è un’avanguardia europea che alla fine dell’Ottocento si pose un obiettivo di elementare giustizia: dare una terra a un popolo – il più vecchio della storia – che da duemila anni ne era privo e che i pogrom russi, e poi la Shoah, avrebbero dimostrato non poter sopravvivere senza. Lo stato di Israele è la realizzazione di tale idea. Anche queste sono osservazioni da maresciallo Lapalisse. D’altra parte, era un vecchio maschio pure lui.

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