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Il Riformista Rassegna Stampa
28.05.2026 I libri su “genocidio, colonialismo, apocalisse in Palestina”: l’odio anti-Israele piomba a scuola
Commento di Andrea Atzeni

Testata: Il Riformista
Data: 28 maggio 2026
Pagina: 1
Autore: Andrea Atzeni
Titolo: «I libri su “genocidio, colonialismo, apocalisse in Palestina”: l’odio anti-Israele piomba a scuola»

Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, il commento di Andrea Atzeni dal titolo: "I libri su 'genocidio, colonialismo, apocalisse in Palestina': l’odio anti-Israele piomba a scuola"

 
Andrea Atzeni

 

Gli insegnanti della scuola pubblica ricevono di frequente suggerimenti di lettura da parte degli editori scolastici. Un paio di giorni fa per esempio Laterza ha inviato una email dal titolo suggestivo «Mai più!» (così, tra virgolette), sottotitolo esplicativo: “Israele e Palestina – leggere, approfondire, comprendere”. L’editore comprensibilmente spera di vendere le proprie pubblicazioni ai docenti e magari, tramite questi, agli studenti. D’altra parte, l’insegnante desideroso di aggiornarsi su una questione di attualità dalle remote radici storiche, anche per poterne poi trattare in classe, sembrerebbe poter trovare pane per i propri denti. Ma è davvero così? 

La comunicazione è introdotta da tre frasi tratte da uno dei testi promossi. Due iniziali righe di circostanza fanno riferimento alla “offensiva terroristica” di Hamas del 7 ottobre, le altre quindici righe riguardano il governo Netanyahu, in “accordo con i partiti della destra più estrema”, e in particolare Ben Gvir. Leggere, approfondire e comprendere Israele e Palestina significa, per Laterza, occuparsi anzitutto di questo? 

Non che con gli altri editori scolastici vada meglio, sia chiaro. Qui comunque segue la presentazione di otto nuove pubblicazioni Laterza, tramite la riproduzione delle copertine accompagnate da didascalie esplicative: Omer Bartov, Nell’abisso. Dal sionismo al genocidio la sconfitta morale di Israele; Anna Foa, Mai più; Rashid Khalidi, Palestina. Cento anni di colonialismo guerra e resistenza; Enzo Traverso, Gaza davanti alla storia; Arturo Marzano, Questa terra è nostra da sempre. Israele e Palestina; Anna Foa, Il suicidio di Israele; Roberta De Monticelli, Umanità violata. La Palestina e l’inferno della ragione; Claudio Vercelli, Storia del conflitto israelo-palestinese. Tra tutti l’unico dotato di dignità storiografica si direbbe il lavoro di Vercelli. Sembra messo lì, in fondo all’elenco, a compensazione. Fermo restando che l’autore, accusato di inammissibile imparzialità scientifica, potrebbe pur sempre schermirsi protestando di collaborare col quotidiano il Manifesto, da sempre ostilissimo allo Stato ebraico.

Israele compare soltanto in tre dei titoli. In uno è accompagnato da parole come “sconfitta morale”, “genocidio” e “abisso”, in un altro da “suicidio”. Anche la Palestina compare in tre titoli. In uno accompagnata dalle parole “colonialismo, guerra e “resistenza”, in un altro da “umanità violata” e “inferno della ragione”. C’è anche un titolo in cui invece campeggia Gaza e soltanto Gaza. La copertina del volume di Khalidi in particolare riporta a caratteri rossi cubitali il titolo “Palestina” con sopra la tipica sagoma “from the river to the sea”, riempita in modo completo e omogeneo dallo stesso colore rosso, e circondata da minacciosi mezzi militari provenienti dal di fuori.

Il monito Mai più!, che Laterza ha riciclato come oggetto della email, è uno dei due titoli di Foa. Secondo la breve presentazione si riferirebbe in origine alla Shoah ma oggi andrebbe bene soprattutto per Gaza, nel senso che lì sarebbe stato smentito dal genocidio in corso. La nota al volume di De Monticelli preferisce invece parlare di “apocalisse”. Per il resto queste note apologetiche sono piuttosto monotone. Bartov è “illuminante e urgente, un libro fondamentale”; Khalidi “ribalta le interpretazioni accettate del conflitto”; Traverso “offre una interpretazione critica che rovescia la prospettiva unilaterale [cui] siamo abituati”; Marzano “vuole provare a mettere in discussione i luoghi comuni”. Secondo la pubblicità sarebbero tutti strabilianti cambi di paradigma, mentre è evidentemente la solita minestrina riscaldata di odio anti-israeliano servita con qualche vario condimento intellettualistico, buona per i palati saccenti del nostro corpo docente, che faticherà a mandarla giù tutta ma farebbe una figuraccia a non tenerla in bella vista sulla libreria di casa.

Il comune dogma è il genocidio di Gaza, o almeno la Nakbao robe simili. Dato l’assioma, ognuno con implacabile consequenzialità può dedurre un po’ quel che gli pare, a seconda delle proprie preferenze disciplinari. E pazienza per la realtà dei fatti. Se cambi il quinto postulato, d’altra parte, non puoi mica aspettarti il teorema di Pitagora. Ex falso quodlibet, ammonivano i loici medievali. Garbage in garbage out, ripetono oggi gli informatici. A difesa di Laterza occorre precisare che non ha compiuto una selezione faziosa dal proprio catalogo. È il catalogo stesso a essere così costruito. L’editore non lo macchierebbe mai con un titolo pro Israele. Coltiva esclusivamente un filone del pensiero contemporaneo già da tempo battezzato “antisemitismo colto” o “antisemitismo (para) accademico” (non serve neppure la definizione IHRA per spiegarlo), soprattutto la sezione di gazologia, giusta il nuovo conio di Matti Friedman. La casa editrice farebbe bene a pensare a una vera e propria collana esclusiva. Il successo di vendite sarebbe persino maggiore. Se stavolta Laterza avesse avuto l’accortezza di chiarirlo onestamente almeno nell’oggetto della email, non avremmo avuto nulla da ridire. C’è pur sempre la libertà di parola.

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redazione@ilriformista.it

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