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israele.net Rassegna Stampa
27.05.2026 Sei ebreo? Per partecipare al Roma Pride devi genufletterti davanti al nuovo “tribunale del popolo” e denunciare il genocidio (che non c’è)
Commenti di media italiani

Testata: israele.net
Data: 27 maggio 2026
Pagina: 1
Autore: Media italiani
Titolo: «Sei ebreo? Per partecipare al Roma Pride devi genufletterti davanti al nuovo “tribunale del popolo” e denunciare il genocidio (che non c’è)»

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - diversi articoli sull'esclusione di Keshet Italia dalla parata del 20 giugno a Roma dal titolo: "Sei ebreo? Per partecipare al Roma Pride devi genufletterti davanti al nuovo “tribunale del popolo” e denunciare il genocidio (che non c’è)"

Il Roma Pride ha escluso Keshet Italia dalla parata del 20 giugno nella capitale. Al centro del diniego, le divergenze sulle politiche del governo israeliano e la guerra a Gaza.

Le bandiere di Keshet (in ebraico: arcobaleno) allo scorso Roma Pride

Immediata la replica. “Keshet Italia è un’organizzazione di ebrei LGBTQIA+. Non rappresenta il governo israeliano. Non è l’esercito israeliano. Sono persone gay, lesbiche, trans, ebree che volevano sfilare al Pride”.

“Non c’è pride se si escludono le minoranze – scrivono dall’associazione ebraica – Il Roma Pride ha gettato la maschera. Con un atto di un’esclusione senza precedenti, a Keshet Italia, l’unica associazione LGBTQIA+ ebraica italiana, è stato negato prima l’accesso al coordinamento e poi persino la possibilità di sfilare con un proprio carro. La nostra colpa? Essere ebrex. Il culmine di un percorso di ostilità.

L’anno scorso, durante la parata, abbiamo subito attacchi antisemiti espliciti. Attacchi davanti ai quali il Roma Pride ha scelto il silenzio, rifiutandosi di condannarli. Oggi quel silenzio si trasforma in complicità attiva: veniamo ufficialmente cacciatx.

Non accettiamo lezioni di diritti da chi applica dinamiche di esclusione identitaria. L’antisemitismo mascherato da posizionamento politico rimane antisemitismo.

Appello alle istituzioni: Invitiamo tutte le realtà associative, lx attivistx, i partiti politici e la società civile che credono in un Pride aperto e non discriminatorio a prendere una posizione netta contro questa deriva razzista.

Chiediamo una presa di posizione netta del Sindaco e del Comune di Roma e di non presenziare la manifestazione.

Roma, città simbolo della Resistenza e della memoria, non può legare il proprio nome a un evento che esclude le cittadinx queer ebree.

La salute delle democrazie si vede da come vengono trattate le minoranze. Non si può essere complici della discriminazione e sfilare accanto a chi caccia una minoranza. #NoPrideWithAntisemitism”.

Tel Aviv Pride 2025

“Dopo un incontro con i rappresentanti di Keshet Italia e Keshet Europe, organizzazioni lgbtqia+ ebraiche – scrivono nella motivazione gli organizzatori – Roma Pride ritiene che non vi siano le condizioni per la partecipazione di un loro carro in Parata. La bussola di una manifestazione politica è il suo documento e nel nostro la posizione del Roma Pride sul genocidio in corso a Gaza [sic] ad opera dello Stato di Israele è chiara. Sappiamo distinguere con chiarezza la differenza fra il governo israeliano e la comunità ebraica costituita da persone LGBTQIA+ e non potremmo mai attribuire a quest’ultima la responsabilità di atti criminali di guerra operati da un governo genocida”.

Ma è proprio questa frase che Keshet contesta: “Escludono la comunità ebraica perché non condanna il governo israeliano. Questa non è una distinzione. È una contraddizione. E ognuno la chiami con il suo nome”.

Una discriminazione per Keshet che non include gli altri conflitti nel mondo, come fanno notare dall’associazione ebraica per i diritti arcobaleno.

“Nel frattempo – sottolinea Keshet – in Iran gli omosessuali vengono impiccati. A Gaza Hamas arresta, tortura e uccide le persone LGBTQ+. In Arabia Saudita l’omosessualità è punita con la fustigazione e la prigione. In decine di paesi a maggioranza araba è un reato penale.

Il Roma Pride non ha mai chiesto a nessun carro arabo, musulmano, palestinese di condannare queste leggi. Non risulta. Non è nei documenti. Non è nelle rivendicazioni. Solo agli ebrei gay viene chiesto di firmare una dichiarazione politica per guadagnarsi il diritto di sfilare. Questa non è una posizione identitaria. È discriminazione con una bandiera arcobaleno sopra”.

Ma gli organizzatori del Pride insistono: “Il nostro documento politico non è un buffet dal quale è possibile scartare e ignorare singole pietanze indesiderate”.

Ma dal buffet viene esclusa o discriminata soltanto Keshet, l’organizzazione ebraica.

(Da: Shalom.it, 26.5.26)

A Keshet è arrivata la solidarietà, tra gli altri, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane(Ucei), che in una nota «esprime forte preoccupazione e profonda contrarietà rispetto alla decisione del comitato organizzatore del Roma Pride».

Per l’Ucei è una scelta che «desta forte dissenso perché rischia di subordinare la partecipazione di cittadini e associazioni ebraiche all’adesione preventiva a specifiche posizioni politiche e interpretazioni di eventi internazionali».

Una simile impostazione, accusa l’Ucei, «appare in contrasto con i principi di pluralismo, inclusione e libertà di espressione che costituiscono il fondamento stesso delle manifestazioni Pride».

Nessuno, si legge, «dovrebbe essere chiamato a superare un test ideologico per poter partecipare a uno spazio che nasce con l’obiettivo di includere garantendo dignità e diritti alle persone».

Sul caso interviene anche l’Unione Giovani Ebrei d’Italia (Ugei), che parla di decisione che «non sorprende del tutto» perché il Pride «si era già dimostrato politicamente polarizzato e attraversato da preoccupanti derive antisemite».

A colpire l’Ugei «non è solo il merito della discussione, ma il meccanismo che la produce: un esame politico selettivo, applicato a una sola realtà su base identitaria». Questa, viene spiegato, «si chiama discriminazione, indipendentemente dalla cornice ideologica in cui viene presentata» e con questa scelta il Pride «tradisce la sua stessa natura».

(Da: Moked.it, 26.5.26)

“Il Roma Pride sale sul carro dell’esclusione” e si traforma in un “tribunale del popolo”, afferma un comunicato di Aurelio Mancuso Cupello per Sinistra per Israele – Due Popoli Due Stati.

“Il comitato organizzatore del Roma Pride – si legge nella nota – ha comunicato che le associazioni Keshet Italia e Europe non potranno sfilare con un loro carro, come è avvenuto l’anno scorso, al Pride del 20 giugno.

La motivazione, sostanzialmente è lapidaria: siccome le associazioni ebraiche lgbtqi+ non sostengono l’accusa di genocidio nei confronti di Israele, a differenza del documento di convocazione della manifestazione, non potranno sfilare  sui carri riservati a chi condivide la piattaforma capitolina.

L’anno scorso nel documento del Roma Pride si leggevano parole equilibrate e condivisibili contro il pogrom del 7 ottobre 2023, di condanna dei massacri e distruzioni perpetrati dal governo israeliano a Gaza, si rammentava come l’unica soluzione di pace fosse la convivenza di due popoli e due Stati.

Il cambiamento di rotta, stupefacente ma non inaspettato, trasforma il comitato Roma Pride in un tribunale del popolo, anche in assenza di pronunciamenti da parte delle competenti Corti internazionali (sollecitate, ma che non hanno emesso ad oggi alcuna sentenza).

Si possono mettere all’indice le associazioni lgbt ebraiche italiane, e solo quelle ebraiche, per le colpe di un governo straniero?

E si possono ignorare associazioni lgbt israeliane che sono da anni impegnate all’opposizione del governo reazionario e razzista israeliano, che hanno organizzato oceaniche manifestazioni per il rilascio degli ostaggi, per la fine del conflitto, affinché si avvii un dialogo tra le parti e che sono in prima linea nel sostegno dei palestinesi LGBT, essere trattati come corresponsabili dei crimini  del governo e dei suoi tremendi ministri?

Solo una visione distorta, impregnata non di pace ma di violenza, che alimenta odio ed esclusione, può far da megafono ai peggiori istinti antisemiti e anti-israeliani che troppe volte hanno attraversato alcune manifestazioni delle sinistre italiane.

Colpisce che nel documento del Roma Pride non si spenda nemmeno una parola contro Hamas, organizzazione terrorista che negli ultimi decenni ha ucciso e incarcerato migliaia di cittadini palestinesi, tra cui molte persone lgbtqi+, tremendo destino questo condiviso in Iran, Afghanistan, Yemen, Sudan, ecc.

Ma anzi ci si schieri con una presunta “resistenza palestinese” non meglio specificata che ci auguriamo non sia un riferimento ad Hamas e agli atti barbari compiuti il 7 Ottobre, atti che nulla hanno a che vedere con la Resistenza Italiana alla quale viene paragonata.

Può il movimento dei diritti civili, della pace, della non violenza, abdicare al suo compito di essere inclusivo nei confronti delle minoranze, qualunque sia la loro etnia e il loro credo, e a quello di promuovere riflessioni e confronti,  per esempio tra chi in Israele e Palestina, continua a costruire la possibilità di convivenza e prospettive di dialogo?

Come Sinistra per Israele – Due Popoli, Due Stati – concludel la nota – auspichiamo un ripensamento da parte del comitato organizzatore del Roma Pride, e la promozione prima del 20 giugno di momenti di confronto per valorizzare le speranze di pace che possano respingere l’avversione pre concetta”.

(Da: Sinistra per Israele due popoli due stati pagina Facebook nazionale, 26.5.26)

Vittorio Arrigoni nel 2011 a Gaza

Scrive Mario Adinolfi: Vittorio Arrigoni era un collega propal. Venne rapito a Gaza da un gruppo islamista salafita con l’accusa di essere italiano cioè cittadino di “uno staterello abitato da infedeli” e omosessuale: “Uno che entra nella nostra casa portandoci la corruzione morale”.

Lo ripresero in un video apparso sul canale This is Gaza Voice, avanzarono la richiesta di rilascio di alcuni terroristi islamisti come contropartita per la liberazione e posero un ultimatum di 24 ore.

Prima della scadenza dell’ultimatum Vittorio Arrigoni fu strangolato a mani nude, il cadavere fu restituito alla famiglia dalle milizie di Hamas.

Il Gay Pride di Roma il 20 giugno ha vietato la presenza al carro degli lgbt ebrei, con una scelta antisemita degna dello slogan nazista: Juden Raus.

Il 20 giugno io per la prima volta in vita mia andrò al Gay Pride e porterò con i miei amici uno striscione in onore di Vittorio Arrigoni e di tutti gli omosessuali trucidati dagli islamisti a Gaza e nell’intero Medio Oriente.

(Da: pagina Facebook Mario Adinolfi, 26.5.26)

 


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