Riprendiamo l'articolo di Giulio Meotti, dalla sua newsletter, dal titolo: "La ridicola fine del Bambi della sinistra"

Giulio Meotti
Detesto i manettari, ma la caduta degli incorruttibili amici del popolo, paladini dei diritti e pacifisti con la kefiah, per cui "essere socialista è avere molto poco e dare molto", fa troppo ridere
Aveva ragione il filosofo spagnolo Fernando Savater quando ha scritto: “Se la sinistra è ciò che è diventata dopo Zapatero, allora mi è chiaro quello che non sono io”.
Abbonati per continuare a leggere
Chi si ricorda di José Luis Rodriguez Zapatero?
Il “Bambi” che si faceva fotografare con la kefiah, il paladino dei diritti civili e della “democrazia dal volto umano”, il fustigatore dei corrotti, l’amico del popolo, il regolarizzatore dei migranti clandestini, il boicottatore di Ratzinger, l’apostolo dell’Alleanza delle Civiltà con Erdogan, lo sdoganatore degli assassini di ETA (Sanchez è al potere grazie a EH Bildu, un partito che si rifiuta di condannare gli 853 omicidi dei terroristi baschi), il faro degli Almodóvar e dei Bardem, il politico che estese i diritti umani alle scimmie e che diede ad Al Qaeda la più grande vittoria ritirando le truppe spagnole dall’Iraq il giorno dopo il mega attentato sui treni di Madrid e senza consultarsi con i partner della Nato.
D’accordo, ho un po’ esagerato: Zapatero avrà fatto anche cose buone.
“Viva Zapatero”, titolava The Economist.
Per dirla con Alain Finkielkraut, “al posto di Benedetto XVI si sarebbero augurati l’elezione di Zapatero I”.
Un centinaio di pezzi di alta gioielleria e orologi di lusso per un valore tra i 2 e i 3 milioni di euro; parure di rubini, smeraldi e zaffiri, collane, orecchini e pendenti finemente lavorati, una gargantilla con 14 rubini di altissima qualità, anelli e bracciali di diamanti. E poi svariati orologi da collezione.
Secondo gli inquirenti, sarebbe parte del “bottino” di Zapatero, l’ex premier spagnolo (2004-2011) al centro di un mega scandalo politico-giudiziario, accusato di traffico d’influenze, tangenti, contratti fittizi, riciclaggio di denaro in connivenza con le autorità della dittatura venezuelana e i cinesi.
La cifra complessiva attribuita al “Gruppo Zapatero” è impressionante: 4.079.799,04 euro.
Tra i versamenti più consistenti, come ricostruisce El Pais, 850.000 euro dalla società di lobbying Kreab Iberia, 159.000 euro dalla cinese Chinalink Asia Holdings e 50.000 euro dalla Yuewee International Trade Limited.
Sono sempre stato un garantista, detesto i manettari, Il Fatto Quotidiano, il giudice Davigo e i giornalisti che passano le carte delle procure.
Ma vedere la caduta di Zapatero fa troppo ridere.
Il padre della sinistra woke, del guerracivilismo, della plurinazionalità, della politica simbolica, del vuoto postmoderno, delle buone intenzioni con fondo sinistro e conseguenze nefaste e delle elezioni vinte dai terroristi.
Sono la caricatura grottesca di ciò che pretendevano di essere, un moralismo da salotto che nascondeva appetiti da oligarca caraibico.
Per la prima volta nella storia democratica spagnola, un ex presidente del governo è formalmente coinvolto in un’indagine di questa portata.
Se ci sia un crimine verrà stabilito al termine di un processo. Il punto politico che emerge, però, è un altro: il rapporto della sinistra moralista con i dittatori e il loro denaro. Lo stesso vale per Massimo D’Alema che ha lavorato per il Qatar e che si è ritrovato a Pechino a celebrare la parata di Xi Jinping annunciando che “la Cina ha sconfitto la povertà e rispetta l’ambiente”.
Tra il 2004 e il 2011, Zapatero fu il più stretto alleato europeo di Hugo Chávez. Durante il suo primo viaggio in Venezuela i due firmarono un contratto per l’acquisto di navi da guerra e qualcuno avanzò già il sospetto di tangenti. Di tangenti a Zapatero si è riparlato per l’assegnazione del contratto per la centrale Termocentro in Venezuela.
“Sono stato 38 volte in Venezuela dal 2015 e credo di sapere qualcosa di ciò che succede da quelle parti” diceva Zapatero in un’intervista del 2020 ai microfoni di Cadena Ser.
Zapatero in Venezuela ci era andato, fra l’altro, anche come osservatore alle legislative del 2015 e alle presidenziali del 2018. Ci tornerà nella stessa veste per le presidenziali del 2024 e non vedrà mai nessun indizio di broglio. No no, Maduro era un sincero democratico, mica come Trump.
Sono talmente corrotti che questi di sinistra in Spagna avevano impedito ai dissidenti della dittatura venezuelana di parlare nelle università.
Bastava leggere El Pais di aprile, prima che scoppiasse lo scandalo corruzione:
“Zapatero è stato il grande catalizzatore della giornata inaugurale del Vertice Globale Progressista, che per la prima volta riunisce al completo le diverse famiglie della sinistra democratica, che hanno accantonato le loro differenze in risposta a un mondo condizionato da un’estrema destra che trova la sua massima espressione in Donald Trump. Zapatero ha difeso il femminismo e il multilateralismo”.
“Essere socialista è avere molto poco e dare molto”, aveva appena detto Bambi.

Come i relatori speciali dell’Onu: paladini dei diritti umani pagati dalle dittature.
Io non ho mai capito la mitologia di Zapatero e di quelli come lui, che appare evidente che, ora e prima, hanno fatto affari con l’antidemocrazia, con il caos, con l’odio, con la rovina, il tutto mentre spargevano petali. “Zapatero presidente di Al Qaeda”, gli dissero i sostenitori di Aznar dopo la strage di Madrid.
Non serviva consultare gli alleati: bastava il consenso emotivo della piazza e dei circoli culturali madrileni. Almodóvar applaudiva, Bardem pontificava e il mondo progressista europeo vedeva in lui il messia di una nuova alleanza delle civiltà, quella con Erdogan, Xi e Chávez, naturalmente.
Zapatero ricorda i “compagni di viaggio” degli anni Trenta che giustificavano i gulag staliniani in nome dell’antifascismo.
Quando Trump ha abbattuto il regime di Maduro titolai: “La caduta della Mecca dei companeros italiani”. Era solo questione di tempo prima che cadessero anche i leader europei compromessi col socialismo ladruncolo dell’America Latina.
La lezione della caduta di Zapatero è che il progressismo da Bambi produce élite che predicano virtù e praticano il saccheggio e popoli lasciati in eredità al caos. Il socialismo che doveva difendere gli ultimi è diventato il rifugio degli ultimi arrivati al banchetto del potere globale.
Ma sono sicuro che i figliocci (anche italiani) di Zapatero e Sanchez (per ora il premier socialista in carica ha “soltanto” la moglie nei guai giudiziari) torneranno presto al vero socialismo, alla vera politica e al vero giornalismo, dopo aver pervertito socialismo, politica e giornalismo e con essi aver distrutto più di un paese europeo.
Regalate un abbonamento per ottenere fino a un anno gratuito di lettura e far continuare a esistere questo spazio di cultura e informazione. Grazie a chi vorrà e potrà - Giulio Meotti