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Informazione Corretta Rassegna Stampa
27.05.2026 Ormai guardare i programmi televisivi diventa difficile, quasi impossibile: unico tema, diffamare di Israele
Commento Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 27 maggio 2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «Ormai guardare i programmi televisivi diventa difficile, quasi impossibile: unico tema, diffamare di Israele»

Ormai guardare i programmi televisivi diventa difficile, quasi impossibile: unico tema, diffamare di Israele

Commento di Deborah Fait

 Deborah Fait
Deborah Fait

 

Monica Maggioni e Anna Foa, insieme appassionatamente nella trasmissione serale della Maggioni,  hanno espresso critiche severe verso Israele.  Diciamo che criticare un qualsiasi paese  è legittimo in democrazia. Ma il problema nasce quando ogni contesto sparisce: il terrorismo, gli ostaggi, le centinaia di migliaia di razzi, l’odio antiebraico crescente in Europa in modo molto pericoloso. Tutto questo non è risultato sfumato nel discorso del duo Maggioni/Foa,  tipo: non lo diciamo ma l’odio c’è, inutile negarlo! Il gosso problema nasce dal fatto che lo Stato ebraico viene osservato con una lente morale che non si applica a nessun altro Paese al mondo. Tanto meno ai palestinisti,  adorati dalla maggior parte degli occidentali, anche, forse soprattutto, mentre sgozzano, decapitano, stuprano, bruciano, fanno saltare per aria gli ebrei, in Israele e nel resto del mondo. Anna Foa è arrivata a dire, accanto a una sorridente Maggioni, che se Israele non è ancora uno stato “canaglia”, si comporta come tale. Cioè Israele è come l’Iran dove i cadaveri dei dissidenti o delle donne trovate con il velo che lasciava intravvedere i capelli,  penzolano dalle grù o dai lampioni stradali. La stessa tecnica usata da Arafat a suo tempo per cui non ha avuto nemmo un “non si fa così, carissimo Yasser” .  E’ questo Israele, Anna Foa? Ma non si vergogna nemmeno un po’? Evidentemente no, diversamente non scriverebbe libri sulla fine di Israele. E lecito anche se rivoltante che un ebreo odi Israele ma un minimo di buon gusto suggerirebbe di tacere in un periodo di antisemitismo così pericoloso. 

Israele può essere criticato come ogni altra nazione nel mondo. Gli israeliani, da sempre abituati alla democrazia, sono i primi a criticare i loro governi . Ma c’è una differenza tra critica e ossessione. E in Italia, troppo spesso, il conflitto mediorientale viene raccontato come una favola semplificata: da una parte il potente colpevole, dall’altra le vittime senza responsabilità sia nelle loro  leadership che nelle scelte  politiche. Questa non è più critica legittima, ma persecuzione vera e propria di un unico paese al mondo: il Paese del Popolo ebraico, Israele! Probabilmente per certuni, e non sono pochi, la rabbia di non aver trasformato tutti gli ebrei in saponette è frustrante, lo hanno detto chiaro e tondo durante le manifestazioni propal in Italia, con un odio travolgente, quasi  fisico.

Il risultato è un clima culturale pericoloso, dove ogni azione israeliana viene immediatamente trasformata in prova definitiva di barbarie, mentre le responsabilità di Hamas, dell’estremismo islamista e della propaganda antiebraica diventano note a piè di pagina o addirittura non se ne parla. 

Una discussione seria dovrebbe partire dai fatti e dalla complessità. Non dalla sentenza già scritta. 

Ho sentito Marco Travaglio dire che dall’8 ottobre 2023 Israele si è scatenato contro Gaza. Strano che una persona che conosce a menadito la storia di Israele si lasci andare a sparare simili menzogne. Travaglio ha trasformato la sua conoscenza della storia di Israele in bieca propaganda.  Dopo il 7 Ottbre,  e lui lo sa perfettamente, Israele, sottoposto a un enorme stress di disperazione e incredulità   dopo il massacro di migliaia di  ebrei e il rapimento di centinia,  ha aspettato quasi un mese prima di attaccare Hamas a Gaza. Israele ha aspettato perché c’erano 254 ostaggi tra cui dei bambini, prigionieri delle belve palestiniste.  Questi particolari drammatici Travaglio li conosce eppure non ne ha fatto cenno, anzi ha rimarcato che “dall’OTTO DI OTTOBRE” Israelee ha dato inizio a una guerra sproporzionata contro i palestinsti. Dimenticando di dire, caro Travaglio, che Israele avvisava la popolazione di Gaza di spostarsi in zone più tranquille e che questo era impedito da Hamas che voleva i palestinesi morti per poter accusa Israele. Dimeticandoti ancora di dire, caro Travaglio, che Israele faceva precedere ogni suo intervento da avvisi alla popolazione di Gaza perché trovasse un rifugio. Milioni di biglietti e migliaia di telefonate perchè si mettessero in salvo.  Non mi pare questo l’atteggiamento di chi vuole sterminare un popolo. Che ne dici Travaglio? Israele dopo il 7 Ottobre è stato assalito su 7 fronti da nemici pronti a distruggerlo. Doveva reagire o lasciarsi devastare? Conosco già la risposta di tanti, troppi italiani.    

In televisione si parla spesso di Israele come di una potenza cinica e brutale, ma raramente si racconta cosa significhi vivere sotto minaccia terroristica permanente, mandare figli al servizio militare sapendo che potrebbero non tornare, correre nei rifugi mentre dall’Europa arrivano lezioni di morale impartite a migliaia di chilometri di distanza da parte di chi non sa cosa significhi essere perennemente oggetto di odio, tentativi di distruzione da parte dei paesi islamici sostenuti dall’Occidente vigliacco. La cosa più impressionante non è nemmeno la severità delle accuse. È la prevedibilità. Israele viene descritto sempre e comunque come l’origine del problema, mai come una democrazia assediata costretta a prendere decisioni tragiche in una guerra che non ha scelto. Ogni errore israeliano occupa ore di analisi e di condanne senza appello; ogni crimine di Hamas  diventa contesto, spiegazione, quasi fatalità storica, “il 7 Ottobre non è iniziato dal nulla”, le parole oscene di Antonio Guterrs, segretario dell’ONU. Il 7 Ottobre è iniziato  dopo decenni di terrorismo e guerre contro Israele. Quel Sabato Nero, nella  mente dei palestinesi  doveva essere la fine di Israele.   

E così, con questo tipo di prese di posizione a senso unico, il dibattito pubblico perde equilibrio. Non informa, non analizza: Non cerca di capire perché Israele reagisce; Tutti i media sinistroidi partono dal presupposto che reagire sia già una colpa. 

A Quarta Repubblica Maddalena Oliva, vicedirettore del FiascoQuotidiano,  era come una macchina del fango caricata a batteria, non la faceva tacere nessuno, era praticamente una esaltazione ossessiva contro Israele. Nicola Porro e Sallusti cercavano invano di fermarla, di contraddirla, di instaurare un dialogo anche duro. Niente da fare! Maddalena Oliva, non respirava nemmeno, tutta presa dal sacro fuoco della diffamzione contro Israele. Parlava solo lei, ogni tentativo di intervenire di Porro e Sallusti risultava vano. Lei continuava a parlare, come se le loro voci non esistessero. Non avevo mai visto tanta convinzione nelle menzogne dette con una calma serafica, senza mai alzare il tono dell voce, non le si muoveva nemmeno un capello. Parlava come un fiume che  scorre calmo ma inesorabile, distruggendo ogni ostacolo al suo passaggio. Così la Oliva, inarrestabile nella sua ossessione. infine per farla finalmente tacere hanno dovuto chiamare la pubblicità e cambiare argomento.

Il punto non è pretendere applausi per Israele. Il punto è chiedere onestà intellettuale. Perché quando un Paese democratico viene giudicato con una durezza che non si usa per dittature, regimi islamisti o organizzazioni terroristiche, allora la domanda diventa inevitabile: perché proprio Israele? E perché sempre Israele? 

Attualmente mi trovo in Italia per qualche settimana e parlando con i miei amici, quelli sinceri perché con gli altri ho chiuso ogni tipo di rapporto, la domanda è sempre la stessa: “Perché tanto odio?” Domanda senza risposta e credo che nemmeno i nostri odiatori sappiano il motivo vero del loro sentimento di repulsione per Israele. E’ un odio antico che ormai , dopo tanti secoli, è entrato a far parte del comune pensare. Gli ebrei vanno odiati, qualunque sia il motivo. Quelli che li perseguitano , chi li aggredisce, li sgozza, li ammazza di legnate, li fa saltare per aria nei ristoranti, negli autobus, quelli  sono capiti, giustificati, persino lodati  da ceri mostruosi opinionisti. I telegiornali parlano della cattiveria dei “coloni” dimenticandosi di dire che la loro reazione deriva sempre da un’azione violenta da parte degli arabi palestinisti o, per meglio dire, pallestinisti!  Dimenticando che i coloni ( così li chiamano solo in Italia) sono cittadini israeliani che vogliono vivere in Giudea ed è loro diritto. I palestinesi sono stati importati in Giudea e Samaria dalla Giordania nei vent’anni di occupazione, dal 1948 al 1967 quando Israele liberò quelle Terre durante la guerra dei 6 Giorni.


takinut3@gmail.com

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