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Bet Magazine Rassegna Stampa
26.05.2026 L’esperto Beni Sabti: «Il regime islamico in Iran è debole. Ma a rovesciarlo deve essere il popolo»
Cronaca di Ilaria Myr

Testata: Bet Magazine
Data: 26 maggio 2026
Pagina: 1
Autore: Ilaria Myr
Titolo: «L’esperto Beni Sabti: «Il regime islamico in Iran è debole. Ma a rovesciarlo deve essere il popolo»»

Riprendiamo da BET Magazine la cronaca di Ilaria Myr dal titolo: "L’esperto Beni Sabti: 'Il regime islamico in Iran è debole. Ma a rovesciarlo deve essere il popolo'"

Da sinistra Oliver Bradley (EIPA), Beni Sabti, Giulio Gallera e Alessandro Litta Modignani

di Ilaria Myr
Così la pensa l’esperto israelo-iraniano Beni Sabti, membro del prestigioso INSS – Institute for National Security Studies di Tel Aviv, tra i più autorevoli think tank sull’Iran, intervenuto lunedì 25 maggio a Milano in un incontro con i giornalisti organizzato dall’EIPA (Europe Israel Press Association) e tenutosi al Pirellone, sede della regione Lombardia. 
Da sinistra Oliver Bradley (EIPA), Beni Sabti, Giulio Gallera e Alessandro Litta Modignani

Il regime islamico dell’Iran come l’Urss nei suoi ultimi anni di vita, indebolito prima di tutto dal punto di vista economico, a causa dei costi esorbitanti delle guerre e dei finanziamenti ai propri proxy. Ma anche molto debilitato sul fronte del consenso interno, con il 92% della popolazione che vuole cambiare governo, come è emerso da un sondaggio segreto condotto dal regime nell’autunno 2025. «Potrebbe durare al massimo ancora due anni».

Così la pensa l’esperto israelo-iraniano Beni Sabti, membro del prestigioso INSS – Institute for National Security Studies di Tel Aviv, tra i più autorevoli think tank sull’Iran, intervenuto lunedì 25 maggio a Milano in un incontro con i giornalisti organizzato dall’EIPA (Europe Israel Press Association) e tenutosi al Pirellone, sede della Regione Lombardia.

Come spiegato da Alessandro Litta Modignani, vicepresidente delle federazione Associazioni Italia-Israele, «inizialmente avevano dato disponibilità ad ospitare l’evento l’Ordine dei giornalisti e la Sala stampa estera, ma improvvisamente la disponibilità è venuta a mancare. “Non vogliamo fare politica”, è stata la motivazione avanzata. Grazie quindi al consigliere regionale Giulio Gallera è stata trovata questa prestigiosa sala».

 

Un regime fanatico e ossessionato dal terrore

La conoscenza che Beni Sabti ha dell’Iran è sia quello di studioso – è anche consulente per la serie tv di Apple Tehran – che quella di chi vi ha vissuto dagli anni ’70 fino al 1987, anno del suo trasferimento con la famiglia in Israele. E il quadro che ha ritratto è quello di un regime che per 46 anni ha evitato guerre dirette con Israele e gli Stati Uniti, uccidendo però in occidente leader dell’opposizione e facendo attentati contro istituzioni (come quello al centro ebraico AMIA a Buenos Aires nel 1994). «Negli ultimi 5-6 anni, però, è diventato sempre più fanatico, e questo è un segno che è non è in buona salute – ha spiegato -. Ma allo stesso tempo è pronto a pagare qualsiasi prezzo pur di essere al potere. Sono talmente ossessionati dalla volontà di spargere terrore che, nonostante abbiano problemi economici, non esitano a finanziare Hezbollah e Hamas. Ricorda un po’ la strategia dei nazisti negli ultimi giorni della guerra: pronti a tutto pur di continuare nella propria ideologia».

Infiltrazione in Occidente

Per questo non è da sottovalutare la propaganda capillare che il regime islamico dell’Iran sta portando avanti sin dal suo primo giorno di vita con almeno 16 organizzazioni interne ed esorbitanti investimenti in tutto il mondo che hanno il compito di convincere il mondo della bontà delle sue azioni e di fare un vero e proprio brain washing.

«In Europa ormai questo è molto evidente nelle attività di alcuni centri islamici – in Italia ce ne sono più di 400 non ufficiali – che organizzano anche attività per bambini, indottrinandoli fin da piccoli, con, ad esempio, spettacoli teatrali in cui i piccoli devono recitare la parte dello shahid (martire), esattamente come veniva fatto in Iran quando ero bambino io».

E poi c’è il discorso della resistenza – ben diversa da quella storica nata in Europa durante la seconda guerra mondiale contro il nazifascismo – che non è altro che resistenza alla democrazia e al liberalismo.

Per questo, dice Sabti, «in occidente dovete stare attenti a questi gruppi, investendo riporse per comprendere cosa dicono in farsi sui social media e non solo. Perché è dai centri islamici e dalle moschee che usciranno nuovi terroristi suicidi».

 

La guerra con gli Usa e Israele

In questo quadro si inserisce quindi l’ultima guerra contro gli Stati Uniti e Israele, lanciata a febbraio dalle due forze, e tutto ciò che ne è conseguito, non senza diversi errori.

«Il problema è che Trump ha cambiato idea continuamente e ha fermato Israele dal continuare a decimare i generali del regime. Questo è stato il grande errore – ha continuato -, perché chi manda veramente avanti il regime sono al massimo 15 generali e se venissero eliminati si avrebbe davvero un cambio di regime».

 

Il popolo iraniano

Dal canto suo, la popolazione iraniana è per la maggior parte avversa al regime islamico. Lo dimostra il già citato sondaggio dell’autunno 20205, così come un altro di 4 anni fa, da cui è emerso che il 75% ama gli ebrei e il 50% accetta l’esistenza dello Stato di Israele.

«Addirittura, otto anni fa in un programma sulla tv di Stato, in cui un giornalista chiedeva ai cittadini se preferissero che il regime finanziasse ancora Hezbollah o investisse invece in infrastrutture, tutti i rispondenti interpellati hanno detto davanti alla telecamera di volere infrastrutture e non essere interessati a Hezbollah. E il programma, inutile dirlo, è stato chiuso».

 

Rispondendo, poi, alle domande dei giornalisti presenti, si è venuti a parlare degli attuali negoziati. «Non c’è davvero una negoziazione, tutto dipende da Trump – ha spiegato Sabti- anche perché l’attuale regime non capisce cosa sia una negoziazione e non ha persone in grado di mettersi al tavolo. L’imprevedibilità di Trump,però sta facendo sì che molti Paesi arabi si stiamo avvicinando di più all’Iran che non agli Usa e a Israele, e questo è molto pericoloso».

E dietro a tutto ciò c’è la Cina, che già due anni fa ha stretto degli accordi economici con Oman, Qatar e Arabia Saudita, e che dall’Iran importa petrolio a costi bassissimi. «La Cina cerca di avere più benefici economici possibili e di accrescere la propria influenza in Medio Oriente».

Ma è possibile una ripresa della guerra fra Iran e Israele? «In realtà era prevista una seconda fase per giugno-luglio, ma è stata fermata da Trump. E Israele da solo non attaccherà, proprio in virtù del rapporto stretto che lega Netanyahu a Trump».

Inevitabile, poi, parlare di una possibile fine del regime che, secondo l’esperto, è possibile solo se è il popolo iraniano a prendere in mano la situazione. «L’idea di coinvolgere i curdi era di Trump, ma è poi stata abbandonata. Del resto, Israele non ha alcuna intenzione di creare una guerra interna all’Iran coinvolgendo le minoranze. Gli iraniani, poi, sanno bene chi è loro amico, e lo dimostra l’entusiasmo con cui hanno accolto i bombardamenti sulla tv di Stato. Oggi, però, le persone vanno meno in strada, prima di tutto perché la repressione a gennaio è stata enorme con migliaia di morti – ma non si sa quanti esattamente – e più di 400.000 feriti documentati -. E poi perché ormai da quasi 90 giorni non c’è più la connessione a internet e quindi diventa molto difficile organizzare le proteste».

Ma se cadesse il regime, chi sarebbe un possibile successore ideale? nelle proteste in molti fanno il nome di Reza Pahlavi, ma in molti nutrono dubbi sulla sua reale intenzione di non volere restaurare un regime monarchico… E lo stesso Trump lo ha edifinito, commettendo un grande errore, un leader debole. «L’importante è che un prossimo leader sia un democratico e il successore dello Scià rappresenta il giusto modello – ha spiegato Sabti -. Del resto, lui lo dice sempre che non mira a un coinvolgimento personale, ma che è disponibile ad accompagnare la transizione. E se anche non fosse sincero, il popolo non gli permetterebbe di instaurare un governo non democratico. Finché però non c’è leader unico dell’opposizione, è difficile che la gente esca per strada e si faccia sentire».

Last but not least, si è parlato di nucleare. «L’Iran era a poche settimane dalla creazione della bomba atomica quando, nel giugno 2025, Israele e Stati Uniti hanno condotto l’attacco», ma Trump ha interrotto le operazioni prima di raggiungere obiettivi decisivi. Poi è arrivato il secondo attacco del febbraio 2026, in cui «i siti – Isfahan, Nathanz e Fordow – sono stati per la quasi totalità colpiti e non possono essere arricchiti – ha spiegato -. Inoltre 18 scienziati nucleari sono stati assassinati nelle due recenti guerre con Israele e di questi solo in 3 sapevano come costruire la bomba atomica. E questo è un elemento caratteristico del regime: non si trasmettono le conoscenze, ma le si custodisce gelosamente. Di fatto, quindi, oggi non c’è chi sia in grado di realizzarla».


bollettino@tin.it

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