Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di articoli di media israeliani dal titolo: "Hezbollah spara da una chiesa cattolica e uccide un soldato israeliano. Silenzio assordante del Vaticano. Che ne è del recente appello del papa a preservare i luoghi di culto come spazi di pace, protezione e riconciliazione?"
Martedì scorso, l’ufficiale riservista israeliano Itamar Sapir, 27 anni, vicecomandante di compagnia nella 551esima Brigata, è stato ucciso da terroristi Hezbollah che hanno aperto il fuoco dall’interno di una chiesa cattolica del villaggio di Qawzah (nel Libano meridionale circa 2,5 km dal confine con Israele, all’interno dell’area dove, in base ad accordi di tregua e risoluzioni Onu, Hezbollah non dovrebbe nemmeno essere presente).
IMercoledì, rav Eliezer Simcha Weiss, membro del Consiglio del Gran Rabbinato d’Israele, ha inviato una lettera aperta al Papa per chiedergli di condannare senza equivoci l’utilizzo di luoghi di culto cattolici per scopi militari e terroristici.

L’ufficiale riservista israeliano Itamar Sapir, 27 anni, ucciso il 19 maggio da fuoco Hezbollah. Lascia la moglie Roi (con lui nella foto) e il figlio di Maayan di 18 mesi. Sapir era l’ottavo soldato israeliano ucciso nel Libano meridionale dall’inizio del cessate il fuoco, il 16 aprile. Sabato è rimasto ucciso da Hezbollah il sergente maggiore Noam Hamburger, 23 anni
Nella lettera, rav Weiss si rivolge direttamente al Pontefice facendo appello alla sua “leadership morale” e denuncia quello che definisce il “silenzio assordante” del Vaticano di fronte all’abuso di edifici religiosi come postazioni di combattimento.
Il rabbino fa notare al Papa una stridente contraddizione: mentre la lettera apostolica della Santa Sede per la Giornata Mondiale della Pace 2026 sottolineava la necessità di preservare i luoghi di culto come spazi di pace, nella pratica edifici cattolici vengono utilizzati come postazioni di tiro.
Rav Weiss spiega che le forze israeliane si erano volontariamente astenute dal colpire l’edificio della chiesa per rispetto del luogo sacro, e che Hezbollah ha approfittato proprio di questo scrupolo morale per compiere il suo attacco mortale.
“Il maggiore Sapir – scrive rav Weiss – ha perso la vita proprio perché lui e i suoi uomini si attenevano scrupolosamente agli ordini di tutelare la sacralità della chiesa locale ed evitare qualsiasi azione militare nelle sue vicinanze”.
Rav Weiss ricorda che in passato, quando erano state formulate accuse di danni causati dalle Forze di Difesa israeliane a edifici religiosi, lui stesso aveva ritenuto di esprimere pubblicamente rammarico e scuse, “per un senso di responsabilità morale e per rispetto della dignità di tutte le religioni”.
Nella lettera, Weiss afferma che “un edificio religioso che permette, con il suo silenzio o con il suo consenso, l’introduzione di armi, l’insediamento tattico o l’apertura del fuoco, perde all’istante il suo status di neutralità: non si tratta più di un luogo di preghiera, ma di una postazione di combattimento avanzata e di una trappola mortale che sfrutta i freni morali dell’esercito avversario”.
Da anni lo stato ebraico accusa le organizzazioni jihadiste, a Gaza come in Libiano, di utilizzare ospedali, scuole, moschee, abitazioni civili e strutture religiose come depositi di armi, centri di comando o postazioni di tiro, contando sul fatto che l’esercito israeliano esita a colpire siti sensibili per evitare vittime civili e danni simbolicamente devastanti.
Israele afferma che questa strategia criminale permette ai gruppi armati di trasformare la protezione internazionale dei civili in un micidiale strumento militare, nella totale indifferenza non solo delle norme umanitarie ma anche delle conseguenze che ricadono sulla popolazione.
Nella conclusione della lettera, rav Weiss chiede al Papa di elevare “una voce chiara, esplicita e senza ambiguità”, che includa una condanna assoluta dell’abuso dei luoghi di culto per fini terroristici, oltre a un’espressione ufficiale di rammarico e compassione per la morte del soldato israeliano.
Al momento in cui scriviamo, dal Vaticano non è arrivata alcuna risposta ufficiale alla lettera di rav Eliezer Simcha Weiss.
(Da: Times of Israel, israj.media-j.com, Setteottobre magazine, israele.net, 19-21-24.5.26)