Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 22/05/2026, a pag. 1/3, il commento di Giulio Meotti dal titolo: "L’arsenale israeliano"

Giulio Meotti
Nei porti europei non è mai arrivata così tanta tecnologia di guerra da Gerusalemme
Roma. Mentre la Global Sumud Flotilla solcava il Mediterraneo direzione Gaza, un’altra flottiglia navigava in direzione opposta: dai laboratori militari di Israele verso i porti europei. La Israel Weapon Industries ha sviluppato un sistema per aiutare i soldati ad abbattere i droni tattici. Il sistema, chiamato Arbel, è utilizzato da più di due dozzine di paesi, rivela al Washington Post Semion Dukhan, responsabile per l’Europa dell’azienda. “Tra i clienti ci sono paesi che hanno dichiarato pubblicamente di non voler fare affari con Israele. Le persone e i politici dicono quello che devono dire, ma ciò che dicono non corrisponde a ciò che avviene sotto la superficie”. Stati europei che avevano promesso di boicottare le armi israeliane continuano a piazzare ordini. Le vendite israeliane sono raddoppiate negli ultimi cinque anni, raggiungendo un record di 15 miliardi nel 2024. E anche per il 2025, i principali produttori di armi israeliani, tra cui Elbit e Israel Aerospace Industries, hanno entrambi riportato una ulteriore crescita a doppia cifra.
Per la prima volta, Israele ha superato il Regno Unito nella quota di esportazioni globali di armi, diventando il settimo fornitore al mondo, secondo lo Stockholm International Peace Research Institute. L’edizione di quest’anno della Defense Tech Expo di Tel Aviv ha rispecchiato il crescente interesse internazionale per le armi israeliane. “La maggior parte dei paesi non ha il tempo di costruire da zero i propri sistemi di difesa in modo rapido”, dice Seth J. Frantzman, analista della Foundation for Defense of Democracies e autore di “Drone Wars”.
“Per cui si rivolgono a Israele”. Rheinmetall – attraverso la controllata italiana RWM Italia – e l’azienda israeliana Uvision Air Ltd. hanno firmato una joint venture per gli Hero, i droni kamikaze. Nel 2024 il portafoglio ordini di Rheinmetall superava i 200 milioni e includeva consegne a otto paesi europei. Chi segue la guerra in Ucraina avrà sentito parlare degli Himars.
L’Ucraina dipende da questo sistema d’artiglieria americano, montato su camion, in grado di colpire obiettivi fino a 300 chilometri di distanza con missili a guida di precisione.
La risposta europea è EuroPULS, frutto di un’altra cooperazione israeliana. Il gigante franco-tedesco Knds e l’israeliana Elbit hanno creato una joint venture dedicata alla vendita di quest’arma, con focus sul mercato europeo. “Per l’Europa l’interesse sta nelle capacità di nicchia in cui Israele è all’avanguardia, come la difesa aerea e missilistica”, ha spiegato Jamie Shea di Chatham House.
Tomer Malchi, fondatore di Asio, rivela che gli ordini sono aumentati del 400 per cento dall’inizio della guerra a Gaza. I telefoni di Asio aiutano i soldati a pianificare missioni, orientarsi e rispondere alle minacce in tempo reale. Asio è in trattativa con venti paesi, anche europei. L’Europa, spogliata delle sue illusioni buone per tv e giornali, sta imparando una lezione antica: chi vuole restare sovrano deve comprare spade da chi sa usarle.
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