Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, il commento di Andrea Atzeni dal titolo: "Al liceo Berchet di Milano si commemora la Nakba: menzogne e fango contro Israele"

Andrea Atzeni
Il Fatto Quotidiano ha reso noto che alcuni giorni fa gli studenti del “collettivo politico” del liceo Berchet di Milano hanno commemorato negli spazi comuni del loro istituto la Nakba, “la catastrofe palestinese iniziata nel 1948 con l’esodo forzato di oltre 700mila palestinesi dopo la nascita dello Stato di Israele”. Affissa l’ormai consueta “bandiera palestinese”, hanno srotolato un lungo nastro di carta lungo la tromba delle scale e l’atrio. Su di esso, un lungo elenco di nomi, quelli di “oltre ventimila bambini uccisi a Gaza dal 7 ottobre 2023”. L’articolo era corredato di fotografie e di citazioni dal comunicato studentesco, culminanti con la denuncia del “genocidio in atto, lo strumento estremo per portare a compimento il progetto storico della Nakba, l’apice di una strategia volta alla distruzione di un intero popolo e all’eliminazione della presenza palestinese dalla propria terra”.
Il Fatto aderisce e riferisce, anche perché i ragazzi sono fanatizzati a puntino e si limitano a ripetere a menadito le lezioni di storia e attualità alternative proposte quotidianamente dalla testata. Pure l’idea della striscia di carta che si dipana ovunque non è molto originale, in particolare ricorda lo spot pubblicitario di una nota marca di carta igienica. I nomi riportati saranno verosimilmente gli stessi diffusi negli anni dal Ministero della Salute di Gaza, al servizio di Hamas, inutilmente sbugiardato ogni volta. Repubblica aggiunge che gli studenti militanti dichiarano di aver “preso i nomi da un file che un professore di religione ci aveva mostrato durante una lezione a inizio anno”. E assicurano che i docenti “ci hanno fatto anche molti complimenti”.
Quel che i due articoli invece non chiariscono è che questi “collettivi” non sono organi ufficiali della scuola, non rappresentano democraticamente la comunità degli studenti, e sono costituiti in genere da estremisti che obbediscono a sollecitazioni esterne alla scuola. Gli articolisti non si chiedono neppure se la manifestazione sia stata autorizzata dalla dirigenza o da altri organi della scuola. Si limitano a fare acriticamente da portavoce al collettivo e solo a esso, come se fosse normale una scuola a sua disposizione. Se davvero gli studenti hanno agito di testa loro, non ci è dato sapere se poi siano stati puniti per l’infrazione. Nulla ci è noto, neanche dell’identità e della sorte dei docenti che avrebbero incoraggiato la sceneggiata, neppure dell’inqualificabile docente di religione che avrebbe diffuso materiale propagandistico durante le proprie lezioni. Chissà, forse è un cattocomunista attardato nel culto preconciliare di Simonino da Trento.
Al di là degli aspetti disciplinari, nei quali non possiamo sperare troppo, duole constatare per l’ennesima volta come la scuola, anziché coltivare l’istruzione e il pensiero critico, si riduca a teatro di disinformazione e pregiudizio.
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