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Informazione Corretta Rassegna Stampa
16.05.2026 I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde
Lettere a Informazione Corretta

Testata: Informazione Corretta
Data: 16 maggio 2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde»

4 Lettere

 

1.

Lettera inviata da un nostro lettore al Direttore del Premio Pulitzer. Sotto la traduzione

Respectable Director of the Pulitzer Prize Board,

In view of your recent performance concerning the Breaking News Photography award, please allow me to suggest an idea that I am sure will be very well received by your intended audience.

You should establish a new award category, the Pulitzer1984 Prize. The winner will be designated by your Ministry of Truth, to reward the most relevant fake news or picture published in your semiofficial Press Organ, the NYB (New York Bullshitin, previously known as NYT).

 

Sincerely yours,

Giulio Morpurgo

 

P.S. If you really intended to reward a picture documenting starvation in Gaza, you should better have used the one of the hostages in the tunnel. At laest that picture was not a fake.

 

Traduzione:

Egregio Direttore del Comitato del Premio Pulitzer,

In considerazione della sua recente gestione del premio per la fotografia di cronaca, mi permetta di suggerirle un'idea che sono certo sarà accolta con favore dal suo pubblico di riferimento.

Dovrebbe istituire una nuova categoria di premi, il Premio Pulitzer 1984. Il vincitore sarà designato dal suo Ministero della Verità e premierà la notizia falsa o la fotografia più rilevante pubblicata dal suo organo di stampa semi-ufficiale, il NYB (New York Bullshitin, precedentemente noto come NYT).

Cordiali saluti,

Giulio Morpurgo

 

P.S. Se davvero intendeva premiare una foto che documenta la fame a Gaza, avrebbe fatto meglio a usare quella dell'ostaggio nel tunnel. Almeno quella non era una bufala.

 

Caro Giulio, 

 premiare la foto di un bambino gravemente malato facendolo passare per moribondo a causa della fame che a Gaza non c'è, è stata un'infamia cui il NYT è abituato, direi abbonato, se si tratta di diffamare Israele. La vergogna è anche del Premio Pulitzer che si è rivelato essere un imbroglio, forse ben remunerato, e non l'organizzazione seria che pensavamo.

Un cordiale shalom

Deborah Fait      

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2.

 

Cara Deborah,

Oggi il nostro viso si illumina di un sorriso…alla lettura dell’articolo di Fiamma Nirenstein in merito all’ Eurovision!

Gli Iraniani fuggiti dall’Iran invitano gli amici a votare per Israele!

EVVIVA!

Finalmente una buona notizia…e un sorriso così grande e profondo fa bene alla nostra salute! 

Grazie, ragazzi, non disperata, finirà anche il vostro dolore!

Grazie, Israele!

Un grandissimo abbraccio.

Shalom.

Renata Noyb

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Cara Renata,

 

Gli iraniani contrari a quel regime demoniaco del loro Paese sono sempre con Israele. Durante le manifestazioni dell'8 e 9 gennaio, quando le guardie della Rivoluzione ne ammazzarono 40.000, molti sventolavano anche le bandiere con la Stella di Davide,  rischiando, appunto, la vita. Nelle manifestazioni per Israele in Europa gli iraniani sono sempre con noi. 

Speriamo che il nostro Noam non sia troppo boicottato e che alle finali dell'Eurovisione sia tra i primi cinque. 

Un affettuoso shalom

Deborah Fait

 

3.

 

Cara Deborah,

 

D’accordo sul tuo articolo sull’Europa moralmente fallita. Aggiungo che la madre del ministro degli esteri è di un paese del lazio cattolicissimo ergo la spiegazione se fosse necessaria. Noi dobbiamo combattere e pregare che la Giustizia Divina faccia il resto. Un abbraccio e buon lavoro

Fulvio c.

 

Caro Fulvio,

 

Chi può e crede preghi la Giustizia Divina, gli altri combattano per la giustizia umana che è molto più difficile da raggiungere.

Un cordiale shalom

Deborah Fait

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4.

 

 Cara Deborah,

ti scrivo perché in questo momento di profondo smarrimento etico e politico, sento l'urgenza di tornare a riflettere su un’intuizione che oggi appare quasi profetica, ma che per troppo tempo è stata confinata ai margini del dibattito pubblico: la storica dichiarazione di Ugo La Malfa, secondo cui la difesa dell’Occidente si combatte a Gerusalemme.

In un’epoca in cui il relativismo sembra aver annebbiato la capacità di distinguere tra democrazie e autocrazie, le parole di La Malfa risuonano con una chiarezza cristallina. Non era solo un’analisi geopolitica la sua, ma una vera e propria dichiarazione d’identità. Sosteneva, con il coraggio della coerenza laica e repubblicana, che Israele non è un’entità estranea al destino europeo, ma ne è il presidio più avanzato, il nervo scoperto e, al contempo, lo scudo protettivo.

Oggi più che mai, Gerusalemme si prepara a difendere l’Occidente perché ne incarna l’elemento fondativo. Come tu ricordi spesso con la tua penna instancabile, lo Stato ebraico è l’unica democrazia reale in una regione dominata da teocrazie e regimi che negano i diritti civili più elementari. Difendere Gerusalemme significa difendere il principio della libertà individuale, la parità di genere, il diritto al dissenso e il pluralismo religioso. Significa, in ultima analisi, difendere noi stessi.

C’è un paradosso tragico in questo inizio di secolo: mentre i nemici dell'Occidente hanno capito perfettamente che abbattere Israele è il primo passo per scardinare l'intero ordine liberale, molti in Occidente sembrano ignorare questo legame indissolubile. La Malfa aveva compreso che la sicurezza di Tel Aviv e quella di Roma, Parigi o Berlino sono vasi comunicanti. Se dovesse cedere quel baluardo, l’ondata di intolleranza e oscurantismo che preme ai confini dello Stato ebraico non troverebbe più ostacoli prima di arrivare alle nostre porte.

Eppure, assistiamo quotidianamente al tentativo di isolare Israele, di delegittimarlo proprio nelle sedi che dovrebbero tutelare il diritto internazionale. È qui che il tuo lavoro di testimonianza diventa fondamentale. Tu racconti la realtà di chi vive sotto minaccia costante ma non rinuncia a vivere liberamente. Ci ricordi che Gerusalemme sta facendo il "lavoro sporco" per tutti noi, pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane e odio mediatico, mentre noi spesso rispondiamo con una "equidistanza" che è, di fatto, complicità con la barbarie.

Dobbiamo ritrovare l’orgoglio di quella visione lamalfiana. Dobbiamo avere la forza di dire che l’Occidente non è un concetto geografico, ma un perimetro di valori che trova in Israele il suo test di resistenza più difficile e nobile. Se l’Occidente volta le spalle a Gerusalemme, volta le spalle alle proprie radici e, inevitabilmente, firma la propria condanna al declino.

shalom

luca

 

Caro Luca,

La Malfa aveva capito ma purtroppo non c'è più e al suo posto siedono nei vari parlamenti europei dei pagliacci incapaci persino di pensare se non ai propri interessi. Israele viene demonizzato, boicottato, odiato, le sinistre vorrebbero vederlo distrutto. Intanto noi viviamo in guerra come se non ci fosse la guerra e il MO sta cambiando volto. Ci vorrà del tempo perché la storia non si fa in un giorno ma accadrà, il processo di cambiamento è già incominciato.

L'Occidente ci ha voltato le spalle da molto tempo e sta già sostituendo gli ebrei con i musulmani portandosi le serpe in casa, nel cuore dell'Europa. Credo proprio e ne sono addolorata che abbia già deciso il proprio declino e la cronaca spicciola di tutti i giorni ce lo dice. 

La condanna è già stata firmata.

Un cordiale shalom

Deborah Fait


takinut3@gmail.com

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